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	<title>Familia Christi &#187; Dom Prosper Guéranger</title>
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	<description>Congregavit Nos in Unum Christi Amor</description>
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		<title>Epifania di Nostro Signore, di Dom Prosper Guéranger</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2016 09:25:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il nome della festa La festa dell&#8217;Epifania è la continuazione del mistero di Natale; ma si presenta, sul Ciclo cristiano, con una sua propria grandezza. Il nome che significa Manifestazione, indica abbastanza chiaramente che essa è destinata ad onorare l&#8217;apparizione di Dio in mezzo agli uomini. Questo giorno, infatti, fu consacrato per parecchi secoli a [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il nome della festa</h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/01/adorazione-magi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1512" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/01/adorazione-magi-300x252.jpg" alt="adorazione magi" width="300" height="252" /></a><strong>La festa dell&#8217;Epifania è la continuazione del mistero di Natale</strong>; ma si presenta, sul Ciclo cristiano, con una sua propria grandezza. Il nome che significa Manifestazione, indica abbastanza chiaramente che essa è destinata ad onorare l&#8217;apparizione di Dio in mezzo agli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo giorno, infatti, fu consacrato per parecchi secoli a festeggiare la Nascita del Salvatore; e quando i decreti della Santa Sede obbligarono tutte le Chiese a celebrare, insieme con Roma, il mistero della Natività il 25 dicembre, il 6 gennaio non fu completamente privato della sua antica gloria. Gli rimase il Nome di Epifania con la gloriosa memoria del <strong>Battesimo di Gesù Cristo</strong>, di cui la tradizione ha fissato a questo giorno l&#8217;anniversario.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa Greca dà a questa Festa il venerabile e misterioso nome di Teofania, celebre nell&#8217;antichità per significare un&#8217;Apparizione divina. Ne parlano Eusebio, san Gregorio Nazianzeno, sant&#8217;Isidoro di Pelusio, e, nella Chiesa Greca, è il titolo proprio di questa ricorrenza liturgica.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Orientali chiamano ancora questa solennità i santi Lumi, a motivo del Battesimo che si conferiva un tempo in questo giorno in memoria del Battesimo di Gesù Cristo nel Giordano. È noto come il Battesimo sia chiamato dai Padri illuminazione, e quelli che l&#8217;hanno ricevuto illuminati.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, noi chiamiamo comunemente, in Francia, tale festa la Festa dei Re,<strong> in ricordo dei Magi</strong> la cui venuta a Betlemme è celebrata oggi in modo particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Epifania condivide con le Feste di Natale, di Pasqua, della Ascensione e di Pentecoste, l&#8217;onore di essere qualificata con il titolo di giorno santissimo, nel Canone della <a title="Santa Messa" href="http://www.familiachristi.org/tag/messa/" target="_blank">Messa</a>; e viene elencata <strong>fra le feste cardinali</strong>, cioè fra le solennità sulle quali si basa l&#8217;economia dell&#8217;<strong>Anno liturgico</strong>. Una serie di sei domeniche prende nome da essa, come altre serie di domeniche si presentano sotto il titolo di <strong>Domeniche dopo Pasqua, Domeniche dopo la Pentecoste</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dell&#8217;Epifania del Signore è dunque veramente un gran giorno; e la letizia nella quale ci ha immersi la Natività del divino Bambino deve effondersi nuovamente in questa solennità. Infatti, questo secondo irradiamento della <a title="Festa del Natale" href="http://www.familiachristi.org/tag/natale/" target="_blank">Festa di Natale</a> ci mostra la<strong> gloria del Verbo incarnato</strong> in un nuovo splendore; e senza farci perdere di vista le bellezze ineffabili del divino Bambino, manifesta in tutta la luce della sua divinità il Salvatore che ci è apparso nel suo amore. Non sono più soltanto pastori che son chiamati dagli Angeli a riconoscere il Verbo fatto carne, ma è <strong>il genere umano</strong>, è tutta la natura <strong>che la voce di Dio stesso chiama ad adorarlo e ad ascoltarlo</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I misteri della festa</h2>
<p style="text-align: justify;">Nei misteri della divina Epifania, <strong>tre raggi del sole di giustizia scendono fino a noi</strong>. Questo sesto giorno di gennaio, nel ciclo della Roma pagana, fu assegnato alla celebrazione del triplice trionfo d&#8217;Augusto, autore e pacificatore dell&#8217;Impero; ma quando il pacifico Re, il cui impero è eterno e senza confini, ebbe con il sangue dei suoi martiri, la vittoria della propria Chiesa, questa Chiesa giudicò, nella sapienza del cielo che l&#8217;assiste, che un triplice trionfo dell&#8217;Imperatore immortale dovesse sostituire, nel rinnovato Ciclo, i tre trionfi del figlio adottivo di Cesare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 6 gennaio restituì dunque al venticinque dicembre la memoria della Nascita del Figlio di Dio; ma in cambio<strong> tre manifestazioni della gloria di Cristo vennero ad adunarsi in una stessa Epifania</strong>: il <strong>mistero dei Magi</strong> venuti dall&#8217;Oriente sotto la guida della Stella per onorare la divina Regalità del Bambino di Betlemme; il <strong>mistero del Battesimo di Cristo</strong> proclamato Figlio di Dio nelle acque del Giordano dalla voce stessa del Padre celeste; e infine il mistero della potenza divina di quello stesso Cristo che<strong> trasforma l&#8217;acqua in vino</strong> al simbolico banchetto delle Nozze di Cana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno consacrato alla memoria di questi tre prodigi è insieme l&#8217;anniversario del loro compimento? È una questione discussa. Ma basta ai figli della Chiesa che la loro Madre abbia fissato la memoria di queste tre manifestazioni nella Festa di oggi, perché i loro cuori applaudano i trionfi del divin Figlio di Maria.</p>
<p style="text-align: justify;">Se consideriamo ora nei particolari il multiforme oggetto della solennità, notiamo innanzi tutto che <strong>l&#8217;adorazione dei Magi</strong> è il mistero che la santa Romana Chiesa onora oggi con maggior compiacenza. A <strong>celebrarlo</strong> è impiegata la maggior parte dei canti dell&#8217;<strong>Ufficio</strong> e della <strong>Messa</strong>, e i due grandi Dottori della Sede Apostolica<strong> san Leone e san Gregorio</strong>, sembra che abbiano voluto insistervi quasi unicamente, nelle loro Omelie sulla festa, benché confessino con sant&#8217;Agostino, san Paolino di Noia, san Massimo di Torino, san Pier Crisologo, sant&#8217;Ilario di Arles e sant&#8217;Isidoro di Siviglia, la triplicità del mistero dell&#8217;Epifania. La ragione della preferenza della Chiesa Romana per il <strong>mistero della Vocazione dei Gentili</strong> deriva dal fatto che questo grande mistero è sommamente glorioso a Roma che, da capitale della gentilità quale era stata fino allora, è diventata la capitale della Chiesa cristiana e dell&#8217;umanità, per la vocazione celeste che chiama oggi tutti i popoli alla mirabile luce della fede, nella persona dei Magi.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa Greca non fa oggi menzione speciale dell&#8217;adorazione dei Magi. Essa ha unito questo mistero a quello della Nascita del Salvatore negli Uffici per il giorno di Natale. Tutte le sue lodi, nella solennità odierna, hanno per unico oggetto il Battesimo di Gesù Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo<strong> secondo mistero dell&#8217;Epifania</strong> è celebrato insieme con gli altri due dalla Chiesa Latina, il 6 gennaio. Se ne fa più volte menzione nell&#8217;Ufficio di oggi; ma siccome la venuta dei Magi alla culla del neonato Re attira soprattutto l&#8217;attenzione della Roma cristiana in questo giorno, è stato necessario, perché il mistero della santificazione delle acque fosse degnamente onorato, legare la sua memoria a un altro giorno. Dalla Chiesa d&#8217;Occidente è stata scelta l&#8217;Ottava dell&#8217;Epifania per onorare in modo particolare il Battesimo del Salvatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo inoltre il <strong>terzo mistero dell&#8217;Epifania</strong> un po&#8217; offuscato dallo splendore del primo, benché sia più volte ricordato nei canti della Festa, la sua speciale celebrazione è stata ugualmente rimessa a un altro giorno, e cioè alla <strong>seconda Domenica dopo l&#8217;Epifania</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune Chiese hanno associato al mistero del cambiamento dell&#8217;acqua in vino quello della moltiplicazione dei pani, che ha infatti parecchie analogie con il primo, e nel quale il Salvatore manifestò ugualmente la sua potenza divina; ma la Chiesa Romana tollerando tale usanza nel rito Ambrosiano e in quello Mozarabico, non l&#8217;ha mai accolta, per non venir meno al numero di tre che deve segnare nel Ciclo i trionfi di Cristo il 6 gennaio, e anche perché san Giovanni ci dice nel suo Vangelo che il miracolo della moltiplicazione dei pani ebbe luogo nella prossimità della Festa di Pasqua, il che non potrebbe attribuirsi in alcun modo al periodo dell&#8217;anno nel quale si celebra l&#8217;Epifania.</p>
<p style="text-align: justify;">Diamoci dunque completamente alla letizia di questo bel giorno e nella <strong>Festa della Teofania, dei santi Lumi, dei Re Magi</strong>, consideriamo con amore<strong> la luce abbagliante del nostro divino Sole</strong> che sale a passi da gigante, come dice il Salmista (Sal 18) e che riversa su di noi i fasci d&#8217;una luce tanto dolce quanto splendente. Ormai i pastori accorsi alla voce dell&#8217;Angelo hanno visto accrescere la loro schiera fedele; il Protomartire, il Discepolo prediletto, la bianca coorte degli Innocenti, il glorioso san Tommaso, Silvestro, il Patriarca della Pace, non sono più soli a vegliare sulla culla dell&#8217;Emmanuele; le loro file si aprono per lasciar passare i Re dell&#8217;Oriente, portatori dei voti e delle adorazioni di tutta l&#8217;umanità. L&#8217;umile stalla è diventata troppo stretta per un simile afflusso di persone; Betlemme appare vasta come il mondo. Maria, il Trono della divina sapienza, accoglie tutti i membri di quella corte con il suo grazioso sorriso di Madre e di Regina; presenta il Figlio alle adorazioni della terra e alle compiacenze del cielo. Dio si manifesta agli uomini, perché è grande, ma si manifesta attraverso Maria, perché è misericordioso.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Ricordi storici</h2>
<p style="text-align: justify;">Nei primi secoli della Chiesa troviamo due avvenimenti notevoli che hanno illustrato il grande giorno che ci raduna ai piedi del Re pacifico. Il 6 gennaio del 361, l&#8217;imperatore Giuliano già apostata nel cuore, alla vigilia di salire sul trono imperiale, che presto la morte di Costanzo avrebbe lasciato vacante, si trovava a Vienna nelle Gallie. Aveva ancora bisogno dell&#8217;appoggio di quella Chiesa cristiana nella quale si diceva perfino che avesse ricevuto il grado di Lettore, e che tuttavia si preparava ad attaccare con tutta l&#8217;astuzia e tutta la ferocia della tigre. Nuovo Erode, artificioso come il primo, volle inoltre, in questo giorno dell&#8217;Epifania, andare ad adorare il Neonato Re. Nella relazione del suo panegirista Ammiano Marcellino, si vede il filosofo incoronato uscire dall&#8217;empio santuario dove consultava segretamente gli aruspici, avanzare quindi sotto i portici della Chiesa e in mezzo all&#8217;assemblea dei fedeli offrire al Dio dei cristiani un omaggio tanto solenne quanto sacrilego.</p>
<p style="text-align: justify;">Undici anni dopo, nel 372, anche un altro Imperatore penetrava nella chiesa, sempre nel giorno dell&#8217;Epifania. Era Valente, cristiano per il Battesimo come Giuliano, ma persecutore, in nome dell&#8217;Arianesimo, di quella stessa Chiesa che Giuliano perseguitava in nome dei suoi dei impotenti e della sua sterile filosofia. La libertà evangelica d&#8217;un santo Vescovo abbatte Valente ai piedi di Cristo Re nello stesso giorno in cui la politica aveva costretto Giuliano ad inchinarsi davanti alla divinità del Galileo.</p>
<p style="text-align: justify;">San Basilio usciva allora allora dal suo celebre colloquio con il prefetto Modesto, nel quale aveva vinto tutta la forza del secolo con la libertà della sua anima episcopale. Valente giunse a Cesarea con l&#8217;empietà ariana nel cuore, e si reca alla basilica dove il Pontefice celebrava con il popolo la gloriosa Teofania. &#8220;Ma &#8211; come dice eloquentemente san Gregorio Nazianzeno &#8211; l&#8217;Imperatore ha appena varcato la soglia del sacro tempio, che il canto dei salmi risuona al suo orecchio come un tuono. Egli contempla sbalordito la moltitudine del popolo fedele simile ad un mare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ordine, e la bellezza del santuario risplendono ai suoi occhi con una maestà più angelica che umana. Ma ciò che lo colpisce più di tutto, è l&#8217;Arcivescovo ritto davanti al suo popolo, con il corpo, gli occhi e la mente raccolti come se nulla di nuovo fosse accaduto, tutto intento a Dio e all&#8217;altare. Valente osserva anche i ministri sacri, immobili nel raccoglimento, pieni del sacro terrore dei Misteri. Mai l&#8217;Imperatore aveva assistito a uno spettacolo così sublime. La sua vista si oscura, il capo gli gira, e la sua anima è presa dallo sbigottimento e dall&#8217;orrore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Re dei secoli, Figlio di Dio e Figlio di Maria, aveva vinto. Valente sentì svanire i suoi progetti di violenza contro il santo Vescovo, e se in quel momento non adorò il Verbo consustanziale al Padre, confuse almeno i suoi omaggi esteriori a quelli del gregge di Basilio. Al momento dell&#8217;offertorio, avanzò verso la balaustra, e presentò i suoi doni a Cristo nella persona del suo Pontefice. Il timore che Basilio non lo volesse ricevere agitava con tanta violenza il principe che la mano dei ministri del santuario dovette sostenerlo perché non cadesse, nel suo turbamento, ai piedi stessi dell&#8217;altare.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, in questa grande solennità, la Regalità del neonato Salvatore è stata onorata dai potenti di questo mondo che si son visti, secondo la profezia del Salmo, abbattuti e prostrati bocconi a terra ai suoi piedi (Sal 71).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dovevano sorgere nuove <strong>generazioni d&#8217;imperatori e di re che avrebbero piegato i ginocchi</strong> e presentato a Cristo Signore l&#8217;omaggio d&#8217;un cuore devoto e ortodosso. Teodosio, Carlo Magno, Alfredo il Grande, Stefano d&#8217;Ungheria, Edoardo il Confessore, Enrico II Imperatore, Ferdinando di Castiglia, Luigi IX di Francia tennero questo giorno in grande devozione, e furono orgogliosi di presentarsi insieme con i Re Magi ai piedi del divino Bambino e di offrirgli i loro cuori come quelli gli avevano offerto i loro tesori. Alla corte di Francia s&#8217;era anche conservata, fino al 1378 e oltre (come testimonia il continuatore di Guillaume de Nangis) l&#8217;usanza che il Re cristianissimo, giunto all&#8217;offertorio, presentasse dell&#8217;oro, dell&#8217;incenso e della mirra come un tributo all&#8217;Emmanuele.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Usanze</h2>
<p style="text-align: justify;">Ma questa rappresentazione dei tre mistici doni dei Magi non era in uso solo nella corte dei re. Nel <strong>medioevo</strong>, anche la pietà dei fedeli presentava al Sacerdote, perché lo benedicesse, nella festa dell&#8217;Epifania, dell&#8217;oro, dell&#8217;incenso e della mirra; e si conservavano in onore dei tre Re quei commoventi segni della loro devozione verso il Figlio di Maria, come un pegno di benedizione per le case e per le famiglie. Tale usanza è rimasta ancora in alcune diocesi della Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">Più a lungo è durata un&#8217;altra usanza, ispirata anch&#8217;essa dall&#8217;età di fede. Per onorare la regalità dei Magi venuti dall’Oriente verso il Bambino di Betlemme, si eleggeva a sorte, in ogni famiglia, un Re per la festa dell&#8217;Epifania. In un banchetto animato da una santa letizia, e che ricordava quello delle nozze di Galilea, si rompeva una focaccia di cui una parte serviva a designare l’invitato al quale era attribuita quella momentanea regalità. Due porzioni della focaccia erano prese per essere offerte al Bambino Gesù e a Maria, nella persona dei poveri che godevano anch&#8217;essi in quel giorno del trionfo del Re umile e povero. Le gioie della famiglia si confondevano con quelle della religione; i legami della natura, dell&#8217;amicizia, della vicinanza si rinforzavano attorno alla tavola dei Re; e se la debolezza poteva apparire qualche volta nell&#8217;abbandono di un banchetto, l&#8217;idea cristiana non era lontana e splendeva in fondo ai cuori.</p>
<p style="text-align: justify;">Beate ancor oggi le famiglie nel cui seno si celebra con cristiana pietà la festa dei Re! Per troppo tempo un falso zelo ha trovato da ridire contro queste semplici usanze nelle quali la gravità dei pensieri della fede si univa alle effusioni della vita domestica. Si faceva guerra a queste tradizioni della famiglia con il pretesto del pericolo dell&#8217;intemperanza, come se un banchetto privo di ogni linea religiosa fosse meno soggetto agli eccessi. Con uno spirito di ricerca alquanto difficile a giustificarsi, si è giunti fino a pretendere che la focaccia dell&#8217;Epifania e la innocente regalità che l&#8217;accompagnava non fossero altro che un&#8217;imitazione dei Saturnali pagani, come se fosse la prima volta che le antiche feste pagane avessero dovuto subire una trasformazione cristiana. Il risultato di sì imprudenti conclusioni doveva essere ed è stato, infatti, su questo punto come su tanti altri, di isolare dalla Chiesa i costumi della famiglia, di espellere dalle nostre tradizioni una manifestazione religiosa, di favorire quella che è chiamata la secolarizzazione della società.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo a contemplare il trionfo del regale Bambino la cui gloria risplende in questo giorno con tanta luce. La santa Chiesa ci inizierà essa stessa ai misteri che dobbiamo celebrare. Rivestiamoci della fede e dell&#8217;obbedienza dei Magi; adoriamo, con il Precursore, il divino Agnello al di sopra del quale si aprono i cieli; prendiamo posto al mistico banchetto di Cana, presieduto dal nostro Re tre volte manifestato, e tre volte glorioso. Ma, nei due ultimi prodigi, non perdiamo di vista il Bambino di Betlemme, e nel Bambino di Betlemme non cessiamo inoltre di vedere il gran Dio del Giordano, e il padrone degli elementi.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Messa</h2>
<p style="text-align: justify;">A Roma, la Stazione è a San Pietro in Vaticano, presso la tomba del Principe degli Apostoli a cui sono state affidate in eredità da Cristo tutte le genti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EPISTOLA (Is 60, 1-6)</strong>. &#8211; Sorgi, ricevi la luce, o Gerusalemme; la tua luce brilla, e sopra te è spuntata la gloria del Signore. Ecco: le tenebre copriranno la terra, e la caligine i popoli, ma sopra te sorgerà il Signore, e sopra te si vedrà la sua gloria. Le nazioni cammineranno alla tua luce, e i re allo splendore che da te emana. Gira intorno lo sguardo e mira: tutti si radunano per venire a te. Da lungi verranno i tuoi figli, e le tue figlie ti sorgeranno a lato. Allora tu vedrai e sarai piena di gioia; si meraviglierà e si dilaterà il tuo cuore quando verso di te si rivolgeranno i popoli del mare, le potenze delle nazioni a te verranno. Tu sarai inondata da un numero sterminato di cammelli, dai dromedari di Madian e d&#8217;Efa; tutti quelli di Saba porteranno oro e incenso e celebreranno le lodi del Signore.</p>
<p style="text-align: justify;">O gloria infinita di questo gran giorno, nel quale comincia il movimento delle genti verso la Chiesa, la vera Gerusalemme! O misericordia del Padre celeste che si è ricordato di tutti i popoli sepolti nelle ombre della morte e del peccato! Ecco che la gloria del Signore si è levata sulla Città santa; e i Re si mettono in cammino per andarlo a contemplare. L&#8217;angusta Gerusalemme non può più contenere la calca di gente; è inaugurata un&#8217;altra città santa, verso di essa si dirigerà la moltitudine dei gentili di Madian e d&#8217;Efa. Apri il seno nella tua materna gioia, o Roma! Le tue armi ti avevano assoggettato degli schiavi; oggi sono dei figli che giungono in folla alle tue porte; solleva gli occhi e guarda: è tutto tuo; l&#8217;umanità intera viene a prendere nel tuo seno una nuova nascita. Apri le tue braccia materne, accogli noi tutti che veniamo dal Mezzogiorno e dall&#8217;Aquilone portando l&#8217;incenso e l&#8217;oro a Colui che è il Re tuo e nostro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VANGELO (Mt 2,1-12).</strong> &#8211; Nato Gesù in Betlem di Giuda al tempo del re Erode, ecco arrivare a Gerusalemme dei Magi dall&#8217;oriente e dire: Dov&#8217;è il nato re dei Giudei? Vedemmo la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo. Udito questo, Erode si turbò, e con lui tutta Gerusalemme. E radunati tutti i principi dei sacerdoti e gli Scribi del popolo, domandò loro dove avesse a nascere il Cristo. Ed essi gli risposero: A Betlem di Giuda; così infatti è stato scritto dal profeta: E tu Betlem, terra di Giuda, non sei la minima tra i capoluoghi di Giuda, che da te uscirà il duce che governerà Israele mio popolo. Allora, chiamati nascostamente i Magi, Erode volle sapere da loro minutamente il tempo della stella che era loro apparsa, e indirizzandoli a Betlem, disse : Andate e cercate con diligenza il fanciullo, e quando l&#8217;avrete trovato fatemelo sapere affinché io pure venga ad adorarlo. Essi, udito il re, partirono; ed ecco la stella, che avevano veduta in oriente, precederli, finché, giunta sopra il luogo ov&#8217;era il fanciullo, si fermò. Vedendo la stella, provarono grande gioia; ed entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono; poi, aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. E avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per altra via.</p>
<p style="text-align: justify;">I Magi, primizie della Gentilità, sono stati introdotti presso il gran Re che cercavano, e noi tutti li abbiamo seguiti. Il Bambino ha sorriso a noi come a loro. Tutte le fatiche di quel lungo viaggio che porta a Dio sono dimenticate; l&#8217;Emmanuele rimane con noi, e noi con lui. Betlemme, che ci ha ricevuti, ci custodisce per sempre, perché a Betlemme possediamo il Bambino, e Maria Madre sua. In quale posto del mondo troveremmo tesori così preziosi? Supplichiamo questa Madre incomparabile di presentarci essa stessa il Figlio che è la nostra luce, il nostro amore, il nostro Pane di vita nel momento in cui ci avvicineremo all&#8217;altare verso il quale ci conduce la Stella della fede. Fin da questo momento apriamo i nostri tesori; teniamo in mano il nostro oro, il nostro incenso e la nostra mirra, per il Neonato. Egli gradirà questi doni con bontà, e non sarà in ritardo con noi. Quando ci ritireremo come i Magi, lasceremo come loro i nostri cuori sotto il dominio del divino Re, e anche noi per un&#8217;altra strada, per una via del tutto nuova, rientreremo in quella patria mortale che deve ancora trattenerci, fino al giorno in cui la vita e la luce eterna verranno a far sparire in noi tutto ciò che vi è di ombra e di tempo.</p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;annuncio della Pasqua</h2>
<p style="text-align: justify;">Nelle cattedrali e nelle altre chiese insigni, <strong>dopo il canto del Vangelo si annuncia al popolo il giorno della prossima festa di Pasqua</strong>. L&#8217;usanza, che risale ai primi secoli della Chiesa, ricorda il misterioso legame che unisce le grandi solennità dell&#8217;Anno liturgico, come pure l&#8217;importanza che i fedeli devono attribuire alla celebrazione della Pasqua che è la più importante di tutte, e il centro di tutta la religione. Dopo aver onorato il Re delle genti nell&#8217;Epifania, ci rimarrà dunque da celebrare, a suo tempo, il Trionfatore della morte. Ecco la forma nella quale si dà il solenne <strong>annuncio</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sappiate, o fratelli carissimi, che, come abbiamo gustato, per la divina misericordia, l&#8217;allegrezza della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, così noi vi annunziamo oggi le prossime gioie della Risurrezione del medesimo Dio e Salvatore. Il giorno &#8230; sarà la Domenica di Settuagesima. Il &#8230; sarà il giorno delle Ceneri e l&#8217;inizio del digiuno della santissima Quaresima. Il &#8230; celebreremo con gaudio la santa Pasqua di nostro Signore Gesù Cristo. La seconda domenica dopo Pasqua si terrà il Sinodo Diocesano. Il &#8230; si celebrerà l&#8217;Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il &#8230; la festa di Pentecoste. Il &#8230; la festa del Corpus Domini. Il &#8230; sarà la prima Domenica dell&#8217;Avvento di Nostro Signore Gesù Cristo, al quale va l&#8217;onore e la gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo anche noi, a nostra volta, ad adorarti, o Cristo, in questa regale Epifania che raduna oggi ai tuoi piedi tutte le genti. Ricalchiamo le orme dei Magi, perché anche noi abbiamo visto la stella, e siamo accorsi. Gloria a te, o nostro Re, a te che dici nel Cantico di David: &#8220;Io sono stato fatto Re su Sion, sulla montagna santa, per annunciare la legge de] Signore. Il Signore m&#8217;ha detto che mi avrebbe dato in eredità le genti, e l&#8217;impero fino ai confini della terra. Or dunque, ascoltate, o re; istruitevi, o arbitri del mondo!&#8221; (Sal 2).</p>
<p style="text-align: justify;">Presto, o Emmanuele, dirai con la tua stessa bocca: &#8220;Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra&#8221; (Mt 28), e qualche anno più tardi il mondo intero sarà sotto le tue leggi. Gerusalemme è già scossa; Erode trema sul suo trono; ma è vicina l&#8217;ora in cui gli araldi della tua venuta andranno ad annunciare alla terra intera che Colui che era l&#8217;atteso delle genti è arrivato. Partirà la parola che deve sottometterti il mondo, e si estenderà lontano come un immenso incendio. Invano i potenti della terra tenteranno di arrestarne il corso. Un Imperatore per farla finita, proporrà al Senato di iscriverti solennemente nel novero di quegli stessi dei che tu vieni a rovesciare; altri crederanno che sia possibile scalzare il tuo dominio con la carneficina dei tuoi soldati. Vani sforzi! Verrà il giorno in cui il segno della tua potenza adornerà le insegne pretoriane, il giorno in cui gli Imperatori vinti deporranno il loro diadema ai tuoi piedi e in cui la Roma così fiera cesserà di essere la capitale dell&#8217;impero della forza per diventare per sempre il centro del tuo impero pacifico e universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi vediamo spuntare l&#8217;alba di quel giorno meraviglioso. Le tue conquiste cominciano oggi stesso, o Re dei secoli! Dalle lontananze dell&#8217;Oriente infedele, tu chiami le primizie di quella gentilità che avevi abbandonata, e che costituirà d&#8217;ora in poi la tua stessa eredità. Non più distinzioni di Giudeo e di Greco, di Scita e di Barbaro. Se, per tanti secoli, la tua predilezione fu rivolta alla stirpe di Abramo, la tua preferenza andrà d&#8217;ora in poi a noi Gentili. Israele non fu che un popolo, e noi siamo numerosi come la sabbia del mare, come le stelle del firmamento. Israele fu posto sotto la legge del timore; a noi hai riservato la legge dell&#8217;amore. Fin da oggi tu cominci, o divino Re, ad allontanare da tè la Sinagoga che disprezza il tuo amore; oggi stesso accetti per Sposa la Gentilità, nella persona dei Magi. Presto la tua unione con essa sarà proclamata sulla croce, dall&#8217;alto della quale, volgendo le spalle all&#8217;ingrata Gerusalemme, stenderai le braccia verso la moltitudine dei popoli. O gioia ineffabile della tua Nascita! Ma ancora gioia ineffabile della tua Epifania, nella quale è concesso a noi, finora abbandonati, di accostarci a te, di offrirti i nostri doni e di vederli graditi dalla tua misericordia, o Emmanuele!</p>
<p style="text-align: justify;">Ti siano rese grazie, o Bambino onnipotente, &#8220;per l&#8217;inenarrabile dono della fede&#8221; (2Cor 9,15), che ci porta dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce! Ma fa&#8217; che comprendiamo sempre tutto il significato di un dono così magnifico, e la santità di questo giorno in cui stringi alleanza con tutta la stirpe umana, per giungere con essa a quel sublime matrimonio di cui parla il tuo eloquente Vicario Innocente III: &#8220;Matrimonio &#8211; egli dice &#8211; che fu promesso al patriarca Abramo, giurato al re David, compiuto in Maria divenuta Madre, e oggi consumato, confermato e proclamato: consumato nell&#8217;adorazione dei Magi, confermato nel Battesimo del Giordano e proclamato nel miracolo dell&#8217;acqua mutata in vino&#8221;. In questa festa nuziale in cui la Chiesa tua Sposa, appena nata, riceve già gli onori di Regina, canteremo, o Cristo, con tutto l&#8217;entusiasmo dei nostri cuori, la sublime Antifona delle Laudi in cui i tre misteri si fondono meravigliosamente in uno solo, quello della tua Alleanza con noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ANT.</strong> &#8211; Oggi la Chiesa si unisce al celeste Sposo: i suoi peccati sono lavati da Cristo nel Giordano; i Magi accorrono alle regali Nozze portando doni; l&#8217;acqua è mutata in vino e gli invitati del banchetto sono nella gioia. Alleluia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PREGHIAMO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">O Dio, che in questo giorno per mezzo di una stella rivelasti ai Gentili il tuo Unigenito, concedi a noi, che già ti conosciamo per mezzo della fede di giungere a contemplare lo splendore della tua gloria.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">da: dom Prosper Guéranger, L&#8217;anno liturgico. &#8211; I. Avvento &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 202-212</p>
<p><a title="La Novena di Natale dell’Opera Familia Christi" href="http://www.familiachristi.org/novena-natale-2014/" target="_blank">La novena in preparazione al Santo Natale</a></p>
<p><a title="Storia dell’Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/storia-avvento-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Storia dell’Avvento</a></p>
<p><a title="Mistica dell’Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/mistica-avvento-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Mistica dell’Avvento</a></p>
<p><a title="Pratica dell’Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/pratica-avvento-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Pratica dell’Avvento</a></p>
<p><a title="I Domenica di Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/i-domenica-avvento-dom-gueranger/" target="_blank">Prima Domenica di Avvento</a></p>
<p><a title="II Domenica di Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/seconda-domenica-avvento-prosper-gueranger/" target="_blank">Seconda Domenica di Avvento</a></p>
<p><a title="III Domenica di Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/terza-domenica-avvento-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Terza Domenica di Avvento</a></p>
<p><a title="IV Domenica di Avvento: di Dom Prosper Gueranger" href="http://www.familiachristi.org/quarta-domenica-avvento-dom-gueranger-anno-liturgico/" target="_blank">Quarta Domenica di Avvento</a></p>
<p><a title="Novena all’Immacolata Concezione e antico Stellario" href="http://www.familiachristi.org/novena-mmacolata-concezione-stellario/" target="_blank">Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria</a></p>
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		<title>Storia del tempo di Natale, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2015 16:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dom Prosper Guéranger]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Capitolo Primo Storia del tempo di Natale Diamo il nome di Tempo di Natale ai quaranta giorni che vanno dalla Natività di Nostro Signore (25 dicembre) alla Purificazione della Santa Vergine (2 febbraio). Questo periodo forma, nell&#8217;Anno Liturgico, un tutto speciale, come l&#8217;Avvento, la Quaresima, il Tempo Pasquale, ecc. Vi domina completamente la celebrazione d&#8217;uno [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Capitolo Primo</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;">Storia del tempo di Natale</h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2014/12/natività-giotto.jpg"><img class="alignleft wp-image-1491 size-medium" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2014/12/natività-giotto-298x300.jpg" alt="natività-giotto" width="298" height="300" /></a>Diamo il nome di <a title="Tempo di Natale" href="http://www.familiachristi.org/tag/natale/" target="_blank">Tempo di Natale</a> ai <strong>quaranta giorni che vanno dalla Natività di Nostro Signore</strong> (25 dicembre) <strong>alla Purificazione della <a title="Beata Vergine Maria" href="http://www.familiachristi.org/tag/vergine-maria/" target="_blank">Santa Vergine </a>(2 febbraio)</strong>. Questo periodo forma, nell&#8217;Anno Liturgico, un tutto speciale, come l&#8217;<a title="Avvento" href="http://www.familiachristi.org/tag/avvento/" target="_blank">Avvento</a>, la <a title="Quaresima" href="http://www.familiachristi.org/tag/quaresima/" target="_blank">Quaresima</a>, il Tempo Pasquale, ecc. Vi domina completamente la celebrazione d&#8217;uno stesso mistero, e né le feste dei Santi che si susseguono in questa stagione, né l&#8217;occorrenza abbastanza frequente della Settuagesima con i suoi colori tristi, sembrano distrarre la Chiesa dal gaudio immenso che le hanno <a title="Messa dell'Aurora o dei Pastori" href="http://www.familiachristi.org/messa-aurora-pastori/" target="_blank">evangelizzato gli Angeli</a> (Lc 2,10) nella notte radiosa così a lungo attesa dal genere umano, e la cui<a title="Liturgia e celebrazioni liturgiche della Familia Christi" href="http://www.familiachristi.org/category/celebrazioni-liturgiche/" target="_blank"> commemorazione liturgica</a> è stata preceduta dalle quattro settimane che formano l&#8217;Avvento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;usanza</strong> di celebrare con quaranta giorni di festa o di memoria speciale la solennità della Nascita del Salvatore<strong> è fondata sul santo Vangelo</strong> stesso, che ci riferisce come la purissima Maria, trascorsi quaranta giorni nella contemplazione del dolce frutto della sua gloriosa maternità, si recò al tempio per compiervi, nell&#8217;umiltà più perfetta, tutto ciò che la legge prescriveva a tutte le donne d&#8217;Israele quando fossero diventate madri.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>commemorazione della Purificazione di Maria</strong> è dunque indissolubilmente legata a quella della Nascita stessa del Salvatore; e l&#8217;usanza di celebrare questi santi e lieti quaranta giorni sembra risalire ad una remota antichità della Chiesa. Innanzitutto, per ciò che riguarda la Natività del Salvatore il 25 dicembre, san Giovanni Crisostomo, nella sua omelia su tale Festa, pensa che gli Occidentali l&#8217;avessero fin dall&#8217;origine celebrata in questo giorno. Si ferma anche a giustificare questa tradizione, facendo osservare che la Chiesa Romana aveva avuto tutti i modi di conoscere il vero giorno della nascita del Salvatore, poiché gli atti del censimento eseguito per ordine di Augusto in Giudea si conservavano negli archivi pubblici di Roma. Il santo Dottore propone un secondo argomento, ricavato dal Vangelo di san Luca, facendo notare che, secondo lo scrittore sacro, dovette essere nel digiuno del mese di settembre che il sacerdote Zaccaria ebbe nel tempio la visione in seguito alla quale la sposa Elisabetta concepì san Giovanni Battista: donde consegue che la santissima Vergine Maria avendo essa pure, secondo il racconto dello stesso san Luca, ricevuto la visita dell&#8217;Arcangelo Gabriele e concepito il Salvatore del mondo al sesto mese della gravidanza di Elisabetta, cioè in marzo, doveva partorirlo nel mese di dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Chiese d&#8217;Oriente, tuttavia, non cominciarono se non nel quarto secolo a celebrare la Natività di Nostro Signore nel mese di dicembre. Fino allora l&#8217;avevano celebrata ora il 6 gennaio, confondendola, sotto il nome generico di Epifania, con la Manifestazione del Salvatore ai Gentili nella persona dei Magi, ora &#8211; secondo la testimonianza di Clemente Alessandrino &#8211; il 25 del mese Pachon (15 maggio), o il 25 del mese Pharmuth (20 aprile). San Giovanni Crisostomo nell&#8217;omelia che abbiamo citata, e che egli pronunciò nel 386, attesta che l&#8217;usanza di celebrare con la Chiesa Romana la Nascita del Salvatore il 25 dicembre datava appena da dieci anni nella Chiesa d&#8217;Antiochia. Questo cambiamento sembra essere stato intimato dall&#8217;autorità della Sede Apostolica, alla quale venne ad aggiungersi, verso la fine del quarto secolo, un editto degli Imperatori Teodosio e Valentiniano, che decretava la distinzione delle due feste della Natività e dell&#8217;Epifania. La sola Chiesa scismatica d&#8217;Armenia ha conservato l&#8217;usanza di celebrare il 6 gennaio il duplice mistero; e ciò senza dubbio perché quella nazione era indipendente dall&#8217;autorità degli Imperatori, e fu molto presto sottratta dallo scisma e dall&#8217;eresia agli influssi della Chiesa Romana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La festa della Purificazione della Santa Vergine,</strong> che chiude i quaranta giorni di Natale, è una delle quattro più antiche feste di Maria: avendo fondamento nel racconto stesso del Vangelo, è possibile che sia stata celebrata fin dai primi secoli del Cristianesimo. Ma per ciò che riguarda la Chiesa orientale, non vi troviamo definitivamente stabilita la festa del 2 febbraio se non sotto l&#8217;impero di Giustiniano, nel VI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ora passiamo a considerare il <strong>carattere del tempo di Natale nella Liturgia Latina</strong>, siamo in grado di riconoscere che questo tempo è dedicato in special modo alla letizia che suscita in tutta la Chiesa la venuta del Verbo divino nella carne, e particolarmente consacrato alle lodi dovute alla purissima Maria per l&#8217;onore della sua maternità. Questo duplice pensiero d&#8217;un Dio figlio e d&#8217;una Madre vergine si trova espresso ad ogni istante nelle preghiere e nelle usanze della Liturgia.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, nei giorni di Domenica e in tutte le feste che non sono di rito doppio, per l&#8217;intera durata di questi quaranta giorni, la Chiesa ricorda la feconda verginità della Madre di Dio, con tre Orazioni nella celebrazione del santo Sacrificio. Negli stessi giorni, alle Laudi e ai Vespri, implora il suffragio di Maria, proclamando altamente la sua qualità di Madre di Dio e la purezza inviolabile che resta in lei anche dopo il parto. Infine, l&#8217;usanza di terminare ogni Ufficio con la solenne Antifona del monaco Ermanno Contratto in lode della Madre del Redentore, continua fino al giorno stesso della Purificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le manifestazioni d&#8217;amore e di venerazione con le quali la Chiesa, onorando il Figlio nella Madre, testimonia la sua religiosa letizia nella stagione dell&#8217;Anno Liturgico che designiamo con il nome di Tempo di Natale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti sanno che il Calendario Ecclesiastico contiene fino a sei domeniche dopo l&#8217;Epifania, per gli anni in cui la festa di Pasqua tocca i limiti estremi nel mese di aprile. I quaranta giorni dal Natale alla Purificazione racchiudono talvolta fino a quattro di queste domeniche. Spesso non ne contengono che due, e talvolta perfino una sola, quando l&#8217;anticipazione della Pasqua in alcuni anni costringe a far risalire a Gennaio la Domenica di Settuagesima, e anche quella di Sessagesima. Nulla tuttavia è stato innovato, come abbiamo detto, nei riti di questi lieti quaranta giorni, fuorché il colore viola e l&#8217;omissione dell&#8217;Inno angelico, nelle domeniche che precedono la Quaresima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La santa Chiesa onora</strong>,<strong> per tutto il corso del Tempo di Natale,</strong> con una religiosità particolare,<strong> il mistero dell&#8217;Infanzia del Salvatore.</strong> Ma quando il corso del Calendario, anche negli anni in cui la festa di Pasqua è più inoltrata, da meno di sei domeniche per la celebrazione dell&#8217;intera opera della nostra salvezza, cioè dal Natale alla Pentecoste, obbliga la stessa Chiesa ad anticipare, nelle letture del Santo Vangelo, i fatti della vita attiva di Cristo. La liturgia non resta tuttavia meno fedele nel ricordarci le bellezze del divino Bambino e la gloria incomunicabile della Madre sua, fino al giorno in cui verrà a presentarlo al tempio.</p>
<p style="text-align: justify;">I Greci fanno anche, nei loro Uffici, frequenti Memorie della maternità di Maria, per tutto questo tempo; ma hanno soprattutto una speciale venerazione per i dodici giorni che vanno dalla festa di Natale a quella dell&#8217;Epifania: periodo designato nella loro Liturgia sotto il nome di Dodecameron. In questo periodo, essi non osservano alcuna astinenza dalla carne; e gli Imperatori d&#8217;Oriente avevano perfino stabilito che, per il rispetto dovuto a un sì grande mistero, fossero proibite le opere servili, e i tribunali stessi vacassero fino al 6 gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le particolarità storiche e i fatti positivi che servono a determinare il carattere speciale di quella seconda parte dell&#8217;Anno Liturgico che designiamo con il nome di Tempo di Natale. Il capitolo seguente svolgerà le intenzioni mistiche della Chiesa, in questo periodo così caro alla pietà dei suoi figli.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">da: dom Prosper Guéranger, L&#8217;anno liturgico. &#8211; I. <a title="Avvento" href="http://www.familiachristi.org/tag/avvento/" target="_blank">Avvento</a> &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 93-96</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="“Andiamo fino a Betlemme”: Santa Messa dell’Aurora" href="http://www.familiachristi.org/natale-2015-messa-aurora/" target="_blank">Santa Messa dell&#8217;Aurora</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Santa Messa della notte di Natale" href="http://www.familiachristi.org/messa-natale-2015/" target="_blank">Santa Messa della notte di Natale</a></p>
<p><a title="Mistica del tempo di Natale, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/mistica-tempo-natale-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Mistica del tempo di Natale</a></p>
<p><a title="Pratica del tempo di Natale: di Dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/pratica-natale-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Pratica del tempo di Natale</a></p>
<p><a title="La Novena di Natale dell’Opera Familia Christi" href="http://www.familiachristi.org/novena-natale-2014/" target="_blank">La novena in preparazione al Santo Natale</a></p>
<p><a title="Storia dell’Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/storia-avvento-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Storia dell’Avvento</a></p>
<p><a title="Mistica dell’Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/mistica-avvento-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Mistica dell’Avvento</a></p>
<p><a title="Pratica dell’Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/pratica-avvento-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Pratica dell’Avvento</a></p>
<p><a title="I Domenica di Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/i-domenica-avvento-dom-gueranger/" target="_blank">Prima Domenica di Avvento</a></p>
<p><a title="II Domenica di Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/seconda-domenica-avvento-prosper-gueranger/" target="_blank">Seconda Domenica di Avvento</a></p>
<p><a title="III Domenica di Avvento, da L’anno Liturgico di dom Prosper Guéranger" href="http://www.familiachristi.org/terza-domenica-avvento-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Terza Domenica di Avvento</a></p>
<p><a title="IV Domenica di Avvento: di Dom Prosper Gueranger" href="http://www.familiachristi.org/quarta-domenica-avvento-dom-gueranger-anno-liturgico/" target="_blank">Quarta Domenica di Avvento</a></p>
<p><a title="Novena all’Immacolata Concezione e antico Stellario" href="http://www.familiachristi.org/novena-mmacolata-concezione-stellario/" target="_blank">Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria</a></p>
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		<title>Prima domenica di Quaresima da L&#8217;anno Liturgico di Dom Prosper Guéranger</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2015 16:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dom Prosper Guéranger]]></category>
		<category><![CDATA[Quaresima]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Solennità di questo giorno Questa Domenica, la prima della santa Quarantena, è anche una delle più solenni dell&#8217;anno. Il suo privilegio, esteso con le ultime decisioni di Roma alle altre Domeniche di Quaresima (Costituzione Divino afflatu), e che per molto tempo lo ha solo condiviso con la Domenica di Passione e delle Palme, è quello [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.familiachristi.org/prima-domenica-quaresima-dom-gueranger/">Prima domenica di Quaresima da L&#8217;anno Liturgico di Dom Prosper Guéranger</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.familiachristi.org">Familia Christi</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Solennità di questo giorno</h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/I-quaresima.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1716" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/I-quaresima-300x280.jpg" alt="I-quaresima" width="300" height="280" /></a>Questa Domenica, la prima della santa Quarantena, è anche una delle più solenni dell&#8217;anno. Il suo privilegio, esteso con le ultime decisioni di Roma alle altre Domeniche di Quaresima (Costituzione <em>Divino afflatu</em>), e che per molto tempo lo ha solo condiviso con la Domenica di Passione e delle Palme, è quello di non cedere il posto a nessuna festa, neppure a quella del Patrono, o del Santo Titolare della Chiesa, o della Dedicazione. Negli antichi calendari è chiamata <em>Invocabit</em>, dalla prima parola dell&#8217;Introito della Messa; mentre nel Medio Evo la chiamavano <em>Domenica delle torce</em>, in seguito ad un&#8217;usanza che non sempre né dovunque pare motivata alla stessa maniera; in certi luoghi, i giovani che s&#8217;erano lasciati andare troppo alle dissipazioni del carnevale, dovevano, in quella domenica, presentarsi in chiesa con una torcia in mano, per fare pubblica soddisfazione dei loro eccessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la Quaresima appare in tutta la sua solennità. I quattro giorni che la precedono furono aggiunti abbastanza tardivamente, per completare la quarantena del digiuno; e il Mercoledì delle Ceneri i fedeli non hanno l&#8217;obbligo d&#8217;udire la Messa. La santa Chiesa nei vedere oggi tutti i suoi figli riuniti, rivolge loro la parola nell&#8217;Ufficio del Mattutino, facendo proprio il linguaggio eloquente di san Leone Magno: &#8220;Figli carissimi, dice loro, prima d&#8217;annunciarvi il sacro e solenne digiuno della Quaresima, posso io cominciare meglio il mio discorso servendomi delle parole dell&#8217;Apostolo, nel quale parlava Gesù Cristo, e ripetendo ciò che ora avete sentito leggere: <em>Ecco ora il tempo propizio, ecco ora il giorno della salute</em>? Perché sebbene non esista tempo dell&#8217;anno che non sia ripieno dei benefici di Dio, e benché per grazia sua noi abbiamo sempre accesso al trono della sua misericordia, tuttavia dobbiamo in questo santo tempo applicarci con maggior zelo al nostro profitto spirituale, ed essere animati da nuova fiducia. Infatti la Quaresima, ricordandoci quel sacro giorno in cui fummo riscattati, c&#8217;invita a praticare tutti i doveri della pietà, affinché, mediante la purificazione dei nostri corpi e delle nostre anime, ci disponiamo a celebrare i misteri della Passione del Signore&#8221;.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il tempo propizio</h2>
<p style="text-align: justify;">Un tale mistero meriterebbe da parte nostra un rispetto ed una devozione senza limiti, in modo da essere sempre davanti a Dio quali vorremo essere nella festa di Pasqua. Ma una tale costanza non è la virtù della maggior parte di noi; la debolezza della carne ci obbliga a moderare l&#8217;austerità del digiuno, e le diverse occupazioni di questa vita formano l&#8217;oggetto delle nostre sollecitudini. Di conseguenza i cuori devoti vanno soggetti ad essere ricoperti da un po&#8217; della polvere di questo mondo. Con grande nostro vantaggio fu dunque stabilita questa divina istituzione, la quale ci offre quaranta giorni per ricuperare la purezza delle nostre anime, riparando con la santità delle nostre opere ed i meriti dei nostri digiuni, le colpe degli altri tempi dell&#8217;anno.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Consigli apostolici</h2>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nell&#8217;entrare, miei carissimi figli, in questi giorni pieni di misteri, santamente istituiti per la purificazione delle nostre anime e dei nostri corpi, procuriamo d&#8217;obbedire al precetto dell&#8217;Apostolo, liberandoci da tutto ciò che può macchiare la carne e lo spirito, affinché il digiu­no, dominando la lotta che esiste fra le due parti di noi stessi, faccia sì che l&#8217;anima riacquisti la dignità del comando, pur essendo anch&#8217;essa sottomessa a Dio, e da lui governata. Non diamo occasione a nessuno di mormorare contro di noi, né esponiamoci al giusto disprezzo di coloro che vogliono trovare a ridire, perché gl&#8217;infedeli avrebbero ben motivo di condannarci, se per nostra colpa fornissimo alle loro empie lingue le armi contro la religione, e se la purezza della nostra vita non rispondesse alla santità del digiuno che abbiamo abbracciato. Non ci dobbiamo immaginare che tutta la perfezione del nostro digiuno consiste nell&#8217;astinenza dai cibi, perché sarebbe vano sottrarre al corpo una parte del suo nutrimento, se nello stesso tempo non allontanassimo l&#8217;anima dall&#8217;iniquità&#8221;.</p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;esempio di Gesù tentato da Satana</h2>
<p style="text-align: justify;">Ogni Domenica di Quaresima ha per oggetto principale una lettura dei santi Vangeli, destinata ad esercitare i fedeli nei sentimenti che la santa Chiesa vuole loro infondere durante la giornata. <em>Oggi essa ci fa meditare la tentazione di Gesù Cristo nel deserto.</em> Niente meglio di questo importante racconto è più adatto ad illuminarci e fortificarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Riconosciamo di essere peccatori, e desideriamo espiare i nostri peccati. Ma come siamo caduti nel male? Il demonio ci ha tentati e noi non abbiamo respinta la tentazione; abbiamo ceduto alla suggestione dell&#8217;avversario, ed il male fu commesso. Tale è la storia del nostro passato, e uguale sarà nell&#8217;avvenire, se non approfittiamo della lezione che ci da oggi il Redentore.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Apostolo, spiegandoci la misericordia del divino consolatore degli uomini, insiste sulle tentazioni ch&#8217;egli si degnò patire. Una tale prova d&#8217;illimitata devozione non ci è affatto mancata; e noi oggi contempliamo l&#8217;adorabile pazienza del Santo dei Santi, il quale non disdegna che gli s&#8217;avvicini questo schifoso nemico d&#8217;ogni bene, affinché noi impariamo come dobbiamo trionfarne.</p>
<p style="text-align: justify;">Satana guardava con preoccupazione alla santità incomparabile di Gesù: le meraviglie della sua nascita, i pastori chiamati dagli Angeli al presepio, i magi venuti dall&#8217;Oriente sotto la guida d&#8217;una stella, la protezione che sottrasse il Bambino al furore di Erode, la testimonianza resa da Giovanni Battista al nuovo profeta: tutto questo insieme di fatti contrastava in modo così strano con l&#8217;umiltà e l&#8217;oscurità dei primi trent&#8217;anni del Nazareno, che suscitò i timori del serpente infernale. Il mistero dell&#8217;Incarnazione s&#8217;era compiuto lontano dai suoi sguardi sacrileghi; e ignora che Maria è la Vergine che, come aveva preannunciato Isaia (7,14), doveva partorire l&#8217;Emmanuele. Ma sono giunti i tempi; l&#8217;ultima settimana di Daniele ha aperto la sua era; anche il mondo pagano attende dalla Giudea un liberatore. Satana sa tutto questo, e, nella sua ansietà, osa accostarsi a Gesù, sperando che nella conversazione con lui riesca a cogliere qualche indizio. È o non è il Figlio di Dio? Sta tutto qui il problema. Forse, chissà! potrà sorprenderlo in qualche debolezza; il fatto di saperlo un uomo come gli altri lo potrebbe rassicurare.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La condotta di Gesù</h2>
<p style="text-align: justify;">Il nemico di Dio e degli uomini doveva però rimanere ben deluso nel suo intento; s&#8217;avvicina al Redentore, ma tutti i suoi sforzi dovevano tornare a sua confusione. Con la semplicità e la maestà del           giusto, Gesù respinge ogni attacco di Satana, senza svelare la sua origine celeste. Così l&#8217;angelo perverso si ritira, senza aver potuto scoprire altra cosa in Gesù se non ch&#8217;era un profeta fedele al Signore. Ma si accecherà sempre più nel suo orgoglio, quando fra poco vedrà i disprezzi, le calunnie, le persecuzioni accumularsi sul capo del Figlio dell&#8217;uomo, e gli sembreranno così facili i tentativi di farlo cadere. Ma nel momento che Gesù, saziato d&#8217;obbrobri e di patimenti, espierà sulla Croce, s&#8217;accorgerà finalmente che la sua vittima non è un uomo, ma un Dio, e che tutti i furori congiurati contro il Giusto non erano serviti ad altro che a palesare l&#8217;ultimo sforzo della misericordia che salva il genere umano, e della giustizia, che atterra per sempre la potenza dell&#8217;inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo era il disegno della divina Provvidenza, nel permettere che lo spirito del male osasse contaminare con la sua presenza il ritiro dell&#8217;Uomo-Dio, indirizzargli la sua parola e mettere sopra di lui le sue empie mani. Ma studiamo le circostanze della triplice tentazione subita da Gesù per istruirci ed incoraggiarci.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I nostri tre nemici</h2>
<p style="text-align: justify;"><em>Noi abbiamo tre sorta di nemici da combattere, e l&#8217;anima nostra è</em> <em>vulnerabile da tre parti</em>; infatti: &#8220;Tutto ciò ch&#8217;è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita&#8221; (1Gv 2,16). Per la <em>concupiscenza della carne</em> dobbiamo intendere l&#8217;amore dei sensi avido dei godimenti della carne; se esso non è frenato, trascina l&#8217;anima ai piaceri illeciti. La <em>concupiscenza degli</em> <em>occhi</em> significa l&#8217;amore dei beni di questo mondo, delle ricchezze e della fortuna; le quali cose brillano dinanzi ai nostri sguardi prima di sedurci il cuore. Finalmente la <em>superbia della vita</em> è la confidenza in noi stessi, che genera la vanagloria e la presunzione, e ci fa dimenticare che abbiamo ricevuto da Dio la vita e i doni che si degnò spargere sopra di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, tutti i nostri peccati scaturiscono da una di queste tre fonti, e le tentazioni mirano a farci accettare, o la <em>concupiscenza della carne</em>, o  la <em>concupiscenza degli occhi</em>, o la <em>superbia della vita.</em> Il Salvatore, nostro modello in ogni cosa, volle sottoporsi a tutte e tre le prove.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Le tre tentazioni</h2>
<p style="text-align: justify;">Satana lo tenta prima nella carne, insinuandogli il pensiero che avrebbe adoperato il suo potere soprannaturale per saziare immediatamente la fame che lo stimola. <em>Di&#8217; che queste pietre diventino pani</em>: tale è il suggerimento del demonio al Figlio di Dio. Esso vuol vedere se la premura di Gesù nel soddisfare al bisogno del suo corpo non lo denoterà per un uomo debole e soggetto alla intemperanza. Quando invece viene a noi, tristi eredi della concupiscenza di Adamo, le sue suggestioni si spingono ancora oltre: aspira a macchiarci l&#8217;anima per mezzo del corpo. Ma la suprema santità del Verbo incarnato non poteva permettere che Satana ardisse di fare una simile prova del suo potere sopra di lui, alla stessa maniera che tenta l&#8217;uomo nei suoi sensi. In questo, dunque, il Figlio di Dio ci dà una lezione di temperanza; e sappiamo che per noi la temperanza è la madre della purità, e che l&#8217;intemperanza solleva la ribellione dei sensi.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda tentazione è di superbia. <em>Gettati sotto, e gli Angeli ti sosterranno</em>. Qui il nemico vuoi vedere se i favori del cielo hanno generato nell&#8217;anima di Gesù quell&#8217;alterigia e quella ingrata presunzione, che inducono la creatura ad attribuire a sé i doni di Dio e a dimenticare il proprio benefattore, per mettersi a regnare al suo posto. L&#8217;Angelo ribelle è deluso ancora una volta, e l&#8217;umiltà del Redentore spaventa la sua superbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa allora un ultimo tentativo. Forse, pensa, colui che s&#8217;è mostrato così temperante ed umile, sarà sedotto dall&#8217;ambizione della ricchezza. &#8220;<em>Guarda lo splendore e la gloria di tutti i regni della terra: io te li posso dare, purché mi adori.</em> Gesù respinge sdegnato la meschina offerta, e caccia via da sé il seduttore maledetto, <em>il principe del mondo</em>, insegnandoci con tale esempio a disprezzare le ricchezze della terra ogni volta che, per conservale od acquistarle, dovessimo violare la legge di Dio e rendere un omaggio a Satana.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Le vittorie e l&#8217;esempio di Cristo</h2>
<p style="text-align: justify;">Ora, in che modo il Redentore, nostro divino capo, respinge la tentazione? Ascolta forse i discorsi del suo nemico? Gli lascia il tempo di far brillare davanti agli occhi tutto il suo prestigio? È così che troppo spesso abbiamo fatto noi, e siamo stati vinti. Gesù oppone semplicemente al nemico lo scudo dell&#8217;inflessibile Legge di Dio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sta scritto: -</em> gli risponde &#8211; <em>Non di solo pane vive l&#8217;uomo. Sta scrìtto: Non tenterai il Signore Dio tuo. Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e servirai a lui solo.</em> Seguiamo d&#8217;ora innanzi questa grande lezione. Eva si perdette, e con essa il genere umano, per aver intavolato conversazione col serpente. Chi procura la tentazione vi soccomberà. In questi santi giorni il cuore è più guardingo, le occasioni sono allontanate e le abitudini interrotte; purificate dal digiuno, dalla preghiera e dall&#8217;elemosina, le anime nostre risusciteranno con Gesù Cristo; ma conserveranno questa nuova vita? Tutto dipenderà dalla nostra condotta nelle tentazioni. Fin dall&#8217;inizio della santa Quarantena la Chiesa, mettendo sotto ai nostri occhi la narrazione del santo Vangelo, vuole al precetto aggiungere l&#8217;esempio. Se saremo vigili e fedeli, la lezione ci porterà i suoi frutti; e quando avremo raggiunta la Pasqua, la vigilanza, la diffidenza di noi stessi e la preghiera, col divino aiuto che non manca mai, ci assicureranno le perseveranza.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa greca oggi celebra una delle sue più grandi solennità. Chiamano tale festa <em>Ortodossia</em>, ed ha lo scopo d&#8217;onorare la restaurazione delle sante Immagini a Costantinopoli e nell&#8217;impero d&#8217;Oriente, nell&#8217;842, quando l&#8217;imperatrice Teodora, col concorso del santo Patriarca Metodio, pose fine alla persecuzione degl&#8217;iconoclasti e fece rimettere in tutte le chiese le sante Immagini, che il furore degli eretici aveva fatto scomparire.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Messa</h2>
<p style="text-align: justify;">La Stazione è, a Roma, nella Basilica di S. Giovanni Laterano. Era giusto che una Domenica così solenne fosse celebrata nella Chiesa Madre e Matrice di tutte le Chiese, non solo della santa città, ma di tutto il mondo. Li, il Giovedì Santo, si riconciliavano i pubblici Penitenti; lì pure, nella notte di Pasqua, i Catecumeni ricevevano il santo Battesimo nel Battistero di Costantino. Nessun&#8217;altra Basilica era più adatta alla riunione dei fedeli, in questo giorno in cui tante volte venne promulgato, dalla voce dei Papi, il digiuno quaresimale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>EPISTOLA (2Cor 6, 1-10). </strong>- Fratelli: vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio. Egli infatti dice: T&#8217;ho esaudito nel tempo propizio, e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il tempo propizio, ecco ora il giorno della salute. Non diamo motivo di scandalo a nessuno, affinché non sia vituperato il nostro ministero, ma diportiamoci in ogni cosa come ministri di Dio, con molta pazienza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angustie. Sotto le battiture, nelle prigionie, nelle sedizioni, nelle fatiche, nelle vigilie, nei digiuni, con purezza, con scienza, con longanimità, con soavità, con Spirito Santo, con carità non simulata, con la parola della verità, con la virtù di Dio, con le armi della giustizia a destra e a sinistra; in mezzo alla gloria e all&#8217;ignominia, alla cattiva e alla buona fama; siam trattati come seduttori e siamo veraci; come ignoti, e siamo ben conosciuti; come moribondi, ed ecco viviamo; siamo castigati, e non uccisi; tristi e sempre allegri; poveri, e ne arricchiamo tanti; possessori di niente, e possediamo ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">La vita dell&#8217;uomo è una milizia</h2>
<p style="text-align: justify;">Questo passo dell&#8217;Apostolo ci mostra la vita cristiana sotto un aspetto ben differente da come suole vederla la nostra debolezza. Per trascurarne l&#8217;importanza, noi saremmo facilmente portati a pensare che tali consigli s&#8217;addicevano ai primi tempi della Chiesa, quando i fedeli, esposti a continue persecuzioni ed alla morte, avevano bisogno d&#8217;un grado eccezionale di rinuncia e d&#8217;eroismo. Ma sarebbe una grande illusione, credere che siano finite tutte le battaglie del cristiano. Esiste sempre la lotta contro i demoni e il mondo, contro il sangue e la carne; per questo la Chiesa ci manda nel deserto con Gesù Cristo, per ivi imparare a combattere. Lì comprenderemo che la vita dell&#8217;uomo sulla terra è una milizia (Gb 7,1), e se non lottiamo sempre e coraggiosamente, questa vita che vorremmo passare nel riposo finirà con la nostra disfatta. Appunto per farci evitare tale sventura, la Chiesa ci dice oggi per bocca dell&#8217;Apostolo: <em>Ecco ora il tempo propizio, ecco ora il giorno della salute.</em> Perciò, comportiamoci in ogni cosa <em>come servi del Signore</em> e resistiamo con fermezza fino alla fine di questo tempo. Dio veglia sopra di noi, come vegliò sul suo Figliolo nel deserto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>VANGELO (Mt 4, 1-11).</strong> &#8211; In quel tempo: Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, finalmente ebbe fame. E il tentatore, accostandosi disse: Se tu sei Figlio di Dio, di&#8217; che queste pietre diventino pani. Ma Gesù rispose: Sta scritto: Non di solo pane vive l&#8217;uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio. Allora il diavolo lo trasportò nella città santa e avendolo posto sul pinnacolo del tempio gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, gettati di sotto, poiché sta scritto che agli Angeli suoi ha commessa la cura di te; ed essi ti sosterranno, affinché il tuo piede non inciampi in qualche pietra. E Gesù a lui: Sta anche scritto: Non tentare il Signore Dio tuo. Di nuovo il diavolo lo menò sopra un monte altissimo e, mostrandogli tutti i regni del mondo e la loro magnificenza, gli disse: Tutto questo io ti darò, se prostrandoti, mi adorerai. Allora Gesù rispose: Va&#8217; via Satana, che sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e servirai a lui solo. Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco gli Angeli vennero a servirlo.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Compassione verso Gesù</h2>
<p style="text-align: justify;">Ammiriamo l&#8217;ineffabile bontà del Figlio di Dio, che, non contento d&#8217;espiare tutti i nostri peccati con la croce, si degnò imporsi un digiuno di quaranta giorni e di quaranta notti per incoraggiarci alla penitenza. Egli non permise che la giustizia del Padre suo esigesse da noi un sacrificio, ch&#8217;egli per primo non avesse offerto con la sua persona, e in circostanze mille volte più rigorose di quelle che si possono riscontrare in noi. Che sono mai le nostre opere di penitenza, spesso anche così contese alla giustizia di Dio dalla nostra viltà, se le paragoniamo al rigore del digiuno di Gesù sul monte? Cercheremo ancora di dispensarci dalle leggere penitenze, di cui il Signore si degna accontentarsi, e che sono così lontane da ciò che abbiamo meritato con le nostre colpe? Invece di lamentarci di un piccolo incomodo e della stanchezza di qualche giorno, compatiamo piuttosto il tormento della fame che prova l&#8217;innocente Redentore per quaranta lunghi giorni e quaranta lunghe notti nel deserto.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Confidenza nella tentazione</h2>
<p style="text-align: justify;">La sua preghiera, l&#8217;abnegazione per noi, il pensiero della giustizia del Padre suo lo sostengono nella debolezza; ma, allo spirare della quarantena, la natura umana è ridotta agli estremi. È allora che l&#8217;assale la tentazione; ma ne trionfa con una calma ed una fermezza che ci devono servire d&#8217;esempio. Quale audacia in Satana, osare avvicinarsi al giusto per eccellenza ! Ma anche che pazienza in Gesù che si lascia mettere le mani addosso e trasportare nell&#8217;aria, da un luogo all&#8217;altro, dal mostro dell&#8217;abisso!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anima cristiana è frequentemente esposta a crudeli insulti da parte del suo nemico, fino ad essere tentata, qualche volta, di lagnarsi con Dio per l&#8217;umiliazione che soffre. Pensi allora a Gesù, al Santo dei Santi, al Figlio di Dio e al vincitore dell&#8217;inferno dato, per cosi dire, in balìa dello spirito del male; da lui Satana avrà una vergognosa sconfitta. Così anche l&#8217;anima cristiana, se resisterà con tutta la sua energia alla forza della tentazione, diventerà l&#8217;oggetto delle più tenere compiacenze di Dio, a eterna infamia e castigo di Satana.</p>
<p style="text-align: justify;">Uniamoci agli Angeli fedeli che, dopo l&#8217;allontanamento del principe delle tenebre, accorrono a ristorare le forze esauste del Redentore, offrendogli da mangiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Che compassione essi sentono della sua divina stanchezza! Come s&#8217;affrettano a riparare, con le loro adorazioni, l&#8217;orribile oltraggio di cui s&#8217;è fatto reo Satana verso il sovrano Padrone di tutte le cose! E come ammirano la carità di un Dio che, per amore degli uomini, sembra aver dimenticato la sua dignità, e non pensa che alle sventure ed alle necessità dei figli di Adamo!</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Preghiamo</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">O Dio, che ogni anno purifichi la tua Chiesa con l&#8217;osservanza quaresimale, concedi alla tua famiglia di rendere fruttuose con le buone opere quelle grazie che si sforza di ottenere con l&#8217;astinenza.</p>
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		<title>Mistica della Quaresima di Dom Prosper Guéranger</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 21:56:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[Dom Prosper Guéranger]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Non ci si deve meravigliare se un tempo così sacro come quello della Quaresima sia così pieno di misteri. La Chiesa, che la considera come la preparazione alla più gloriosa delle sue feste, ha voluto che questo periodo di raccoglimento e di penitenza fosse caratterizzato dalle circostanze più idonee a risvegliare la fede dei cristiani [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/laetare.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1705" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/laetare-300x225.jpg" alt="laetare" width="300" height="225" /></a>Non ci si deve meravigliare se un tempo così sacro come quello della <strong>Quaresima</strong> sia così pieno di misteri. La Chiesa, che la considera come la preparazione alla più gloriosa delle sue feste, ha voluto che questo periodo di raccoglimento e di penitenza fosse caratterizzato dalle circostanze più idonee a risvegliare la fede dei cristiani ed a sostenere la loro costanza nell&#8217;opera dell&#8217;espiazione annuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>Tempo della Settuagesima</strong> riscontrammo il numero settuagenario, che ci richiama i settant&#8217;anni della cattività in Babilonia, dopo i quali il popolo di Dio, purificato dalla sua idolatria, doveva rivedere Gerusalemme e celebrarvi la Pasqua. Ora è il numero quaranta che la santa Chiesa presenta alla nostra religiosa attenzione, il numero che, al dire di san Girolamo, è sempre quello della pena e dell&#8217;afflizione (Comm. d&#8217;Ezechiele, c. 20).</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>Il numero 40 e il suo significato</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo la pioggia dei quaranta giorni e delle quaranta notti, causata dai tesori della collera di Dio, quando si pentì d&#8217;aver creato l&#8217;uomo (Gen 7,12) e sommerse nei flutti il genere umano, ad eccezione d&#8217;una sola famiglia. Pensiamo al popolo ebreo che errò quaranta anni nel deserto, in punizione della sua ingratitudine, prima di poter entrare nella terra promessa (Num 14,33). Ascoltiamo il Signore, che ordina al profeta Ezechiele (4,6) di starsene coricato quaranta giorni sul suo lato destro, per indicare la durata d&#8217;un regno al quale doveva seguire la rovina di Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: justify;">Due uomini, nell&#8217;Antico Testamento, hanno la missione di raffigurare nella propria persona le due manifestazioni di Dio: Mosè, che rappresenta la legge, ed Elia, nel quale è simboleggiata la profezia. L&#8217;uno e l&#8217;altro s&#8217;avvicinano a Dio; il primo sul Sinai (Es 24,18), il secondo sull&#8217;Oreb (3Re 19,8); ma sia l&#8217;uno che l&#8217;altro non possono accostarsi alla divinità, se non dopo essersi purificati con l&#8217;espiazione di un digiuno di quaranta giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Rifacendoci a questi grandi avvenimenti, riusciremo a capire perché mai il Figlio di Dio incarnato per la salvezza degli uomini, avendo deciso di sottoporre la sua divina carne ai rigori del digiuno, volle scegliere il numero di quaranta giorni per quest&#8217;atto solenne. L&#8217;istituzione della Quaresima ci apparirà allora in tutta la sua maestosa severità, e quale mezzo efficace per placare la collera di Dio e purificare le nostre anime. Eleviamo dunque i nostri pensieri al di sopra dello stretto orizzonte che ci circonda, e vedremo lo spettacolo di tutte le nazioni cristiane del mondo, offrire in questi giorni al Signore sdegnato quest&#8217;immenso quadragenario dell&#8217;espiazione; e nutriamo la speranza che, come al tempo di Giona, egli si degnerà anche quest&#8217;anno fare misericordia al suo popolo.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>L&#8217;esercito di Dio</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Dopo queste considerazioni relative alla durata del tempo che dobbiamo passare, apprendiamo ora dalla Chiesa sotto quale simbolo essa considera i suoi figli durante la santa Quarantena. La Chiesa vede in essi un immenso esercito, che combatte giorno e note contro il nemico di Dio. Per questa ragione il Mercoledì della Ceneri essa ha chiamato la Quaresima <em>la carriera della milizia cristiana</em>. Per ottenere infatti quella rigenerazione che ci farà degni di ritrovare le sante allegrezze dell&#8217;<em>Alleluia</em>, noi dobbiamo aver trionfato dei nostri tre nemici: il demonio, la carne e il mondo. Insieme al Redentore che lotta sulla montagna contro la triplice tentazione e lo stesso Satana, dobbiamo essere armati e vegliare senza stancarci. Per sostenerci con la speranza della vittoria ed animarci a confidare nel divino soccorso, la Chiesa ci presenta il Salmo 90, che colloca fra le preghiere della Messa nella prima Domenica di Quaresima, e del quale attinge quotidianamente molti versetti per le diverse Ore dell&#8217;Ufficio. Con la meditazione di quel salmo vuole che contiamo sulla protezione che Dio stende sopra di noi <em>come uno scudo</em>; che attendiamo <em>all&#8217;ombra delle sue ali</em>; che abbiamo fiducia in lui, perché egli ci strapperà <em>dal laccio del cacciatore infernale</em>, che ci aveva rapita la santa libertà dei figli di Dio; che siamo assicurati del soccorso dei santi Angeli, nostri fratelli, ai quali il Signore <em>ha dato ordine di custodirci in tutte le nostre vie</em>, e che, testimoni riverenti della lotta sostenuta dal Salvatore contro Satana, s&#8217;avvicinarono a lui dopo la vittoria per servirlo e rendere i loro omaggi. Entriamo nei sentimenti che la santa Chiesa ci vuole ispirare, e durante questi giorni che dovremo lottare ricorriamo spesso al bel canto che essa ci indica come l&#8217;espressione più completa dei sentimenti che devono animare, in questa santa campagna, i soldati della milizia cristiana.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>La pedagogia della Chiesa</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Ma la Chiesa non si limita a darci una semplice parola d&#8217;ordine contro le sorprese del nemico; per occupare tutta la nostra mente ci mette davanti tre grandi spettacoli, che si svolgeranno giorno per giorno fino alla festa di Pasqua, e ciascuno dei quali ci procurerà delle pie emozioni insieme alla più solida istruzione.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>Gesù Cristo perseguitato e mandato a morte</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Prima assisteremo alla fine della congiura dei Giudei contro il Redentore: congiura che si inizia ora per esplodere il Venerdì Santo, quando vedremo il Figlio di Dio inchiodato sull&#8217;albero della Croce. Le passioni che si agitano in seno alla Sinagoga si manifesteranno di settimana in settimana, e noi le potremo seguire in tutto il loro svolgersi. La dignità, la pazienza e la mansuetudine dell&#8217;augusta vittima ci appariranno sempre più sublimi e più degne di un Dio. Il dramma divino che vedremo aprirsi nella grotta di Betlem continuerà fino al Calvario; e per seguirlo, non abbiamo che da meditare le letture del Vangelo che la Chiesa ci presenterà giorno per giorno.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>La preparazione al Battesimo</em></h2>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, ricordandoci che la festa di Pasqua è per i Catecumeni il giorno della nuova nascita, riandremo col pensiero a quei primi secoli del Cristianesimo, quando la Quaresima era l&#8217;ultima preparazione dei candidati al Battesimo. La sacra Liturgia ha conservata la traccia di quell&#8217;antica disciplina, di modo che, mentre ascolteremo le splendide letture dei due Testamenti, con le quali terminava l&#8217;ultima iniziazione, ringrazieremo Dio, che si degnò di farci nascere in tempi, nei quali il bambino non deve più attendere l&#8217;età dell&#8217;uomo per esperimentare le divine misericordie. Penseremo pure a quei nuovi Catecumeni che, anche ai nostri giorni, nei paesi evangelizzati dai nostri moderni apostoli, aspettano, come nei tempi antichi, la grande solennità del Salvatore che vince la morte, per discendere nella sacra piscina ed attingervi un nuovo essere.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>La pubblica penitenza</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Finalmente durante la Quaresima dobbiamo richiamare alla memoria quei pubblici Penitenti che, espulsi solennemente dall&#8217;assemblea dei fedeli il Mercoledì delle Ceneri, formavano in tutto il corso della santa Quarantena un oggetto di materna preoccupazione per la Chiesa, che doveva ammetterli, se lo meritavano, alla riconciliazione, il Giovedì Santo. Una serie ammirabile di letture destinata alla loro istruzione e ad interessare i fedeli a loro favore, scorrerà sotto i nostri occhi; poiché la Liturgia non ha perduto niente di quelle solide tradizioni. Ci ricorderemo allora con quale facilità sono state a noi perdonate le iniquità, che forse nei secoli passati non ci sarebbero state rimesse, se non dopo dure e solenni espiazioni; e, pensando alla giustizia del Signore, che non muta mai, qualunque siano i cambiamenti che l&#8217;accondiscendenza della Chiesa introdusse nella sacra disciplina, ci sentiremo tanto più portati ad offrire a Dio il sacrificio d&#8217;un cuore veramente contrito e ad animare con un sincero spirito di penitenza le piccole soddisfazioni che presenteremo alla sua divina Maestà.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>Riti e Usanze liturgiche</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Per conservare al sacro tempo della Quaresima il carattere di austerità che gli conviene la Chiesa, per moltissimi secoli, si mostrò molto riservata nell&#8217;ammettere feste in questo periodo dell&#8217;anno, perché esse recano sempre con sé dei motivi di gioia. Nel IV secolo, il Concilio di Laodicea già mostrava tale disposizione nel suo 51.o Canone, là dove permetteva di celebrare la festa dei santi solo i sabati e le domeniche. La Chiesa greca si mantiene in questo rigore, e solo parecchi secoli dopo il Concilio di Laodicea permise, per il 25 marzo, la festa dell&#8217;Annunciazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa Romana conservò per lungo tempo questa disciplina, almeno all&#8217;inizio; però ammise molto presto la festa dell&#8217;Annunciazione, ed in seguito quella dell&#8217;Apostolo san Mattia, il 24 febbraio e in questi ultimi secoli aprì il suo calendario a diverse altre feste nella parte corrispondente alla Quaresima, ma sempre però con limitata misura, per rispettare lo spirito dell&#8217;antichità.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione per cui la Chiesa Romana ammise più facilmente le feste dei Santi nella Quaresima è che gli Occidentali non ritengono la celebrazione delle feste incompatibile col digiuno; mentre i Greci sono persuasi del contrario, tanto che il sabato, considerato sempre dagli Orientali un giorno solenne, non è mai per loro, giorno di digiuno, a meno che sia Sabato Santo. Per lo stesso motivo essi non digiunano il giorno dell&#8217;Annunciazione, per riguardo alla solennità di tale festa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo modo di pensare degli Orientali diede origine, verso il VII secolo, ad un&#8217;istituzione ch&#8217;è loro particolare, chiamata da essi la <em>Messa dei Presantificati</em>, cioè delle cose consacrate in un sacrificio precedente. Ogni domenica di Quaresima il celebrante consacra sei ostie, di cui una la consuma nel Sacrificio, le altre cinque sono riservate per una semplice comunione da farsi in ciascuno dei cinque giorni seguenti, senza Sacrificio. La Chiesa latina pratica questo rito una sola volta l&#8217;anno, il Venerdì Santo, e per una ragione profonda che spiegheremo a suo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il principio di tale usanza presso i Greci è scaturito evidentemente dal 49.o Canone del Concilio di Laodicea, che prescrive di non offrire il pane del sacrificio in Quaresima, se non il sabato e la domenica. Nei secoli seguenti i Greci conclusero da questo canone che la celebrazione del Sacrificio non si poteva conciliare col digiuno; e da una loro controversia avuta nell&#8217;XI secolo col legato Umberto (<em>Contro Niceta</em>, t. iv), sappiamo, che la <em>Messa dei Presantificati</em>, che ha in suo favore un canone del famosissimo concilio chiamato <em>in Trullo</em>, tenuto nel 692, era giustificata dai Greci da ciò che in quel Canone si affermava e cioè che la comunione del corpo e del sangue del Signore rompeva il digiuno quaresimale.</p>
<p style="text-align: justify;">I Greci celebrano detta cerimonia la sera, dopo l&#8217;Ufficio dei Vespri; in essa il solo celebrante si comunica, come da noi il Venerdì Santo. Però da molti secoli, fanno eccezione per il giorno dell&#8217;Annunciazione, nella quale solennità, siccome è sospeso il digiuno, celebrano il Sacrificio e i fedeli si comunicano. La norma del Concilio di Laodicea pare non sia stata mai accolta dalla Chiesa d&#8217;Occidente, e non troviamo, a Roma, nessuna traccia della sospensione del sacrificio in Quaresima.</p>
<p style="text-align: justify;">La mancanza di spazio ci obbliga a non accennare che leggermente a tutti i dettagli di questo capitolo. Se non che ci resta ancora da dire qualche cose circa le consuetudini della Quaresima in Occidente. Già ne abbiamo fatte conoscere e spiegate parecchie del Tempo della Settuagesima. La sospensione dell&#8217;<em>Alleluia</em>, l&#8217;uso del colore violaceo nei paramenti sacri, la soppressione della dalmatica del diacono e della tunica del suddiacono; i due inni gioiosi <em>Gloria in excelsis </em>e <em>Te Deum laudamus</em>, entrambi proibiti; il <em>Tratto</em>, che supplisce nella Messa il versetto alleluiatico; l&#8217;<em>Ite, missa est</em>, sostituito da un&#8217;altra formula; l&#8217;<em>Oremus</em> della penitenza che si recita sul popolo a fine Messa, nei giorni della settimana in cui non si celebra la festa d&#8217;un Santo; i <em>Vespri</em> sempre anticipati prima di mezzogiorno, eccetto le Domeniche: sono diversi riti già noti ai nostri lettori. Quanto alle cerimonie attualmente in uso, rimangono da notare le preghiere che si fanno in ginocchio alla fine d&#8217;ogni Ora dell&#8217;Ufficio, nei giorni feriali, ed anche la consuetudine in virtù della quale nei medesimi giorni, tutto il Coro rimane genuflesso durante l&#8217;intero Canone della Messa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le nostre Chiese d&#8217;Occidente praticavano ancora in Quaresima altri riti, che da parecchi secoli sono caduti in disuso, sebbene alcuni di essi si siano conservati, in talune località, fino ai nostri giorni. Il più importante di tutti era quello di stendere un gran velo, ordinariamente di colore violaceo, chiamato <em>cortina</em>, fra il coro e l&#8217;altare, così che né il clero né il popolo potevano più vedere i santi Misteri che vi si celebravano dietro. Il velo simboleggiava il dolore della penitenza, al quale si deve sottoporre il peccatore, per meritare di contemplare di nuovo la maestà di Dio, il cui sguardo fu oltraggiato dalle sue iniquità <a href="http://www.unavoce-ve.it/pg-quaresima-mist.htm#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Esso significava anche le umiliazioni di Cristo, che furono scandalo alla superbia della Sinagoga, ma poi scomparvero tutto ad un tratto, come un velo che in un attimo si toglie, per dar luogo agli splendori della Risurrezione (Onorio d&#8217;Autun, <em>Gemma animae</em>, l. iii, c. lxvi). La medesima usanza, fra gli altri luoghi. è rimasta anche nella Chiesa metropolitana di Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">In molte Chiese c&#8217;era anche la consuetudine di velare la croce e le immagini dei santi fin dall&#8217;inizio della Quaresima, per ispirare una più viva compunzione ai fedeli, i quali si vedevano così privati della consolazione di posare lo sguardo sopra gli oggetti cari alla loro pietà. Però questa pratica, che s&#8217;è pure conservata in alcuni luoghi (come nel Rito Ambrosiano) è meno giustificata di quella della Chiesa Romana, la quale copre i crocifissi e le immagini solo nel tempo di Passione, come a suo luogo spiegheremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Apprendiamo dagli antichi cerimoniali del Medio Evo, che si solevano fare durante la Quaresima numerose processioni da una chiesa all&#8217;altra, particolarmente i mercoledì e i venerdì; nei monasteri queste processioni si facevano attraverso i chiostri, ed a piedi nudi (Martène, <em>De antiquis Ecclesiae ritibus</em>, t. iii, c. xviii). Erano un&#8217;imitazione delle Stazioni di Roma, che in Quaresima sono giornaliere, e che, per molti secoli, cominciavano con una processione solenne alla chiesa stazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente, la Chiesa ha sempre moltiplicato le sue preghiere durante la Quaresima. Fino a questi ultimi tempi la disciplina voleva che nelle chiese cattedrali e collegiali, purché non esenti da una consuetudine contraria, si doveva aggiungere alle Ore Canoniche: il lunedì l&#8217;Ufficio dei Morti, il mercoledì i salmi Graduali, e il venerdì i Salmi Penitenziali. Nelle Chiese di Francia, nel Medio Evo, si doveva aggiungere un Salterio intero, ogni settimana, all&#8217;Ufficio ordinario (Martène, ivi, t. iii, c. xviii).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.unavoce-ve.it/pg-quaresima-mist.htm#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> &#8220;Sappiamo dall&#8217;antica disciplina della Chiesa, che i pubblici penitenti erano sottoposti, durante la santa Quarantena, ad un regime speciale di penitenza, che cominciava in Quaresima con l&#8217;imposizione delle ceneri e l&#8217;espulsione dalla chiesa, e terminava il Giovedì Santo con la pubblica riconciliazione. Ora a mano a mano che lo stretto regime della penitenza pubblica andò scemando, l&#8217;idea della pubblica penitenza si estese alla generalità dei fedeli. Così noi vediamo il clero e i fedeli chiedere ben presto spontaneamente l&#8217;imposizione delle ceneri e, con ciò stesso, riconoscersi, in qualche maniera, pubblici penitenti: è come se l&#8217;intera comunità dei fedeli passasse la Quaresima nella pubblica penitenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, benché considerati come peccatori e penitenti, non potevano evidentemente tutti i fedeli esser cacciati fuori dalla chiesa; si doveva, allora, assolutamente rinunciare a ricordar loro alcune grandi verità che la Liturgia inculcava ai pubblici penitenti? I peccatori meritavano d&#8217;essere esclusi dalla chiesa, come Adamo era stato cacciato dal paradiso a causa della sua colpa: senza penitenza non era possibile raggiungere il regno del cielo e la visione di Dio. Quindi, non ha forse cercato la Liturgia di ribadire questa verità in una maniera sensibile, nascondendo alla loro vista l&#8217;altare, il santuario, l&#8217;immagine di Dio e quella dei Santi uniti a lui nella gloria celeste?&#8221; (C. Callewaert, <strong> Sacris erudiri</strong>, p. 699).</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>da: dom Prosper Guéranger, </em>L&#8217;anno liturgico<em>. &#8211; I. </em>Avvento &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione<em>, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, pp. 490-496</em></p>
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		<title>Storia della Quaresima dall&#8217;Anno Liturgico di Dom Prosper Guerangér</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 21:19:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Chiamiamo Quaresima quel periodo di preghiera e di penitenza, durante il quale la Chiesa prepara le anime a celebrare degnamente il mistero della Redenzione. La preghiera A tutti i fedeli, anche i più ferventi, essa offre questo tempo come ritiro annuale che loro offre l&#8217;occasione di riparare le negligenze passate e ravvivare la fiamma del [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chiamiamo <a title="Tempo di Quaresima" href="http://www.familiachristi.org/tag/quaresima/" target="_blank">Quaresima</a> quel periodo di preghiera e di penitenza, durante il quale la Chiesa prepara le anime a celebrare degnamente il mistero della Redenzione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La preghiera</h2>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/2dopopasqua.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1698" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/2dopopasqua-300x190.jpg" alt="2dopopasqua" width="300" height="190" /></a>A tutti i fedeli, anche i più ferventi, essa offre questo tempo come ritiro annuale che loro offre l&#8217;occasione di riparare le negligenze passate e ravvivare la fiamma del loro zelo. Offre ai catecumeni, come nei primi secoli, l&#8217;istruzione e la preparazione alla fede battesimale; richiama ai penitenti la gravità del peccato, per eccitarli al pentimento e ai buoni propositi, e promette loro il perdono del Cuore di Nostro Signore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel xlix capitolo della sua Regola, san Benedetto raccomanda ai suoi monaci che si applichino, durante questo santo tempo, a una preghiera &#8220;accompagnata da lacrime&#8221;, siano esse del pentimento o dell&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella messa di ciascun giorno il cristiano, a qualsiasi stato appartenga, troverà le più belle formule di preghiere, con le quali si rivolgerà a Dio. Antiche spesso di quindici e più secoli, s&#8217;adattano sempre alle aspirazioni d&#8217;ognuno e ai bisogni di tutti i tempi.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La penitenza</h2>
<p style="text-align: justify;">La penitenza s&#8217;esercita, o meglio s&#8217;esercitava, principalmente mediante la pratica del digiuno. Le temporanee dispense concesse dal Sovrano Pontefice alcuni anni fa non costituiscono per noi una ragione sufficiente di sottacere un dovere così importante, al quale fanno incessante allusione le orazioni di ogni messa di Quaresima, e di cui tutti debbono almeno conservare lo spirito, qualora la durezza dei tempi che si attraversano o la gracilità della salute non ne permetterà l&#8217;osservanza in tutta la sua estensione e il suo rigore.</p>
<p style="text-align: justify;">Essa risale ai primi tempi del cristianesimo, ed è anche anteriore. La pratica del digiuno fu osservata dai profeti Mosè ed Elia, i cui esempi ci saranno esposti il mercoledì della prima settimana di Quaresima; per quaranta giorni e quaranta notti fu osservata da Nostro Signore in modo assoluto, senza prendere il minimo alimento; e sebbene egli non abbia voluto farne un precetto, che non sarebbe stato più suscettibile di dispense, pure tenne a dichiarare che il digiuno, spesso comandato da Dio nell&#8217;Antica Legge, sarebbe stato osservato anche dai figli della Nuova Legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno i discepoli di Giovanni si avvicinarono a Gesù e gli dissero: &#8220;Per qual motivo, mentre noi e i farisei digiuniamo spesso, i tuoi discepoli non digiunano?&#8221; E Gesù rispose loro: &#8220;Come è possibile che gli amici dello sposo possano fare lutto finché lo sposo è con loro? Verranno poi i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno&#8221; (Mt 9,14-15).</p>
<p style="text-align: justify;">I primi cristiani si ricordarono di quelle parole di Gesù, e cominciarono molto presto a passare nel digiuno assoluto i tre giorni  (che per loro era uno solo) del mistero della Redenzione, cioè dal Giovedì santo al mattino di Pasqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin dal II e III secolo abbiamo la prova che in parecchie Chiese si digiunava il Venerdì e il Sabato santo e sant&#8217;Ireneo, nella lettera la papa san Vittore, afferma che molte Chiese d&#8217;Oriente facevano la stessa cosa durante tutta la Settimana santa. Il digiuno pasquale si estese poi nel IV secolo, fino a che la preparazione alla festa di Pasqua, attraverso un periodo di crescente aumento, divenne di quaranta giorni, cioè Quadragesima o Quaresima.</p>
<p style="text-align: justify;">La più antica menzione della &#8220;Quarantena&#8221;, in Oriente, si riscontra nel can. V del Concilio di Nicea (325). Il vescovo di Tmuis, Serapione, attesta a sua volta, nel 331, che la &#8220;Quaresima&#8221; era al suo tempo una pratica universale, sia in Oriente che in Occidente. I Padri, come sant&#8217;Agostino (discorso 210) dicono antichissima tale pratica; e san Leone (discorso 6) arriva a pensare, però a torto, che risaliva ai tempi apostolici. I primi a parlarci del digiuno quaresimale furono i Padri, e tra loro sant&#8217;Ambrogio e san Girolamo.</p>
<p style="text-align: justify;">I Sermoni di sant&#8217;Agostino dimostrano che la Quaresima cominciava sei domeniche prima di Pasqua. Siccome la domenica non si digiunava, non rimanevano che 34 giorni, 36 col Venerdì e il Sabato santo; tuttavia la Quaresima restava sempre una &#8220;quarantena&#8221; di preparazione alla solennità della Pasqua. Difatti anche allora, e come adesso, non era il digiuno l&#8217;unico mezzo per prepararsi alla Pasqua. Sant&#8217;Agostino insiste che al digiuno vada aggiunto: il fervore della preghiera, l&#8217;umiltà, la rinuncia ai desideri meno buoni, la generosità nell&#8217;elemosina, il perdono delle offese e la pratica d&#8217;ogni opera di pietà e di carità.</p>
<p style="text-align: justify;">Della medesima durata consta in Ispagna nel VII secolo, nella Gallia e a Milano. Per sant&#8217;Ambrogio il Venerdì santo è la grande solennità del mondo: la stessa festa di Pasqua comprende il triduo della morte, della sepoltura e della risurrezione di Cristo (Lettera 23.a). La domenica s&#8217;interrompeva il digiuno, ma non s&#8217;abbandonava mai, grazie alla liturgia, il colore penitenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche san Leone afferma che la Quaresima è un periodo è un periodo di quaranta giorni che termina il Giovedì santo sera; e, come sant&#8217;Agostino, dopo aver insistito sui vantaggi del digiuno corporale, raccomanda energicamente l&#8217;esercizio della mortificazione e della penitenza, e sopra tutto l&#8217;aborrimento del peccato e la pratica fervente delle opere buone e di tutte le virtù.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Necessità della penitenza</h2>
<p style="text-align: justify;">
La necessità della penitenza è sempre attuale. Nell&#8217;epoca nostra di sensualità, in cui sembra caduta in disuso la mortificazione corporale, non crediamo sia inutile spiegare ai cristiani l&#8217;importanza e l&#8217;utilità del digiuno. A favore di questa santa pratica stanno le divine Scritture, sia del Vecchio sia del Nuovo Testamento; anzi si può dire che vi si raggiunge la testimonianza della tradizione di tutti i popoli; infatti, l&#8217;idea che l&#8217;uomo possa placare la divinità con opere di espiazione del suo corpo è costante presso tutti i popoli della terra e la troviamo in tutte le religioni, anche le più lontane dalla purezza delle tradizioni patriarcali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Il precetto dell&#8217;astinenza</h2>
<p style="text-align: justify;">Il precetto cui furono sottoposti i nostri progenitori nel paradiso terrestre, osservano san Basilio, san Giovanni Crisostomo, san Girolamo e san Gregorio Magno, era un precetto di astinenza, e per non aver essi rispettata questa virtù precipitarono nell&#8217;abisso del male, trascinando seco tutta la discendenza. La vita di privazioni, alla quale il re decaduto della creazione si vide condannato sulla terra, che doveva produrgli solo triboli e spine, giorno per giorno giustificò tale legge d&#8217;espiazione, che il Creatore impose alle membra ribelli dell&#8217;uomo peccatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino all&#8217;epoca del diluvio i nostri antenati si sostentarono unicamente dei frutti della terra, che ricavavano con sudato lavoro. In seguito, per supplire in qualche maniera all&#8217;indebolimento delle forze della natura, Dio permise che si nutrissero della carne degli animali. Ugualmente Noè, forse per ispirazione di Dio, cominciò a spremere il succo della vite; e così un altro alimento venne a soccorrere la debolezza dell&#8217;uomo.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Astinenza dalla carne e dal vino</h2>
<p style="text-align: justify;">La natura del digiuno fu quindi determinata in base ai diversi elementi che servivano al sostentamento dell&#8217;uomo. A principio dovette solo consistere nell&#8217;astinenza dalla carne degli animali, essendo meno indispensabile alla vita tale alimento, dono dell&#8217;accondiscendenza di Dio. Per molti secoli, come anche oggi nelle Chiese d&#8217;Oriente, erano proibite le uova e tutti i latticini, per essere sostanze ricavate dagli animali; e anche nelle Chiese latine non erano permesse, fino al XIX secolo, se non in virtù di un&#8217;annuale dispensa più o meno generale. Il rigore dell&#8217;astinenza dalla carne era tale, che a principio non veniva sospesa neppure la domenica di Quaresima, quando invece s&#8217;interrompeva il digiuno; e quelli che erano dispensati dal digiunare durante la settimana, rimanevano sempre tenuti a detta astinenza, salvo una dispensa particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei primi secoli del cristianesimo il digiuno comprendeva anche l&#8217;astinenza dal vino: lo afferma san Cirillo di Gerusalemme (IV catechesi), san Basilio (I omelia al popolo di Antiochia), Teofilo d&#8217;Alessandria, ecc. Ma questo rigore scomparve ben presto fra gli occidentali, mentre durò più a lungo tra i cristiani d&#8217;Oriente.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Unico pasto</h2>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo, per essere completo, il digiuno doveva limitare anche la misura dei cibi, fino alla privazione dell&#8217;alimentazione ordinaria: in tal senso non tollera che un solo pasto quotidiano. Ciò si deduce e risulta da tutta la pratica della Chiesa, sebbene molteplici modifiche vennero a prodursi, di secolo in secolo, nella disciplina della Quaresima.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il pasto dopo i Vespri</h2>
<p style="text-align: justify;">La costumanza giudaica, che nel Vecchio Testamento era di posticipare al tramonto del sole l&#8217;unico pasto consentito nei giorni di digiuno, passò nella Chiesa cristiana e fu seguita anche dai paesi occidentali, ove venne conservata a lungo immutabile. Però dal IX secolo essa cominciò a mitigarsi lentamente nella Chiesa latina, come risulta, a quell&#8217;epoca, da un capitolare di Teodolfo, vescovo d&#8217;Orléans, nel quale il prelato protesta contro coloro che si credono in diritto di pranzare all&#8217;ora di Nona, cioè tre ore dopo mezzogiorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il rilassamento, a poco a poco, insensibilmente, si estese; infatti nel secolo successivo abbiamo la testimonianza del celebre Rathier, vescovo di Verona, il quale, in un discorso sulla Quaresima, riconosceva ai fedeli la facoltà di rompere il digiuno dopo Nona. Si trovano ancora tracce di richiami e contestazioni dell&#8217;XI secolo, in un concilio di Rouen, che proibiva ai fedeli di pranzare prima che fosse cominciato in chiesa l&#8217;ufficio dei Vespri, terminata l&#8217;ora di Nona: ma si trova qui già l&#8217;uso di anticipare l&#8217;ora dei Vespri, per dar modo ai fedeli di consumare prima i loro pasti.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino quasi a quest&#8217;epoca era rimasta infatti in vigore la costumanza di non celebrare la messa, nei giorni di digiuno, se non prima di aver cantato l&#8217;ufficio di Nona, che aveva inizio alle tre pomeridiane, e di non cantare i Vespri se non dopo il tramonto del sole. Ma se andava sempre più mitigandosi la disciplina del digiuno, mai la Chiesa credette giusto d&#8217;invertire l&#8217;ordine delle ore, che risaliva alla più remota antichità. Successivamente, essa anticipò prima i Vespri, poi la messa, infine Nona, per far sì che i Vespri terminassero prima di mezzogiorno, dato che l&#8217;uso aveva autorizzato i fedeli a fare i loro pasti a metà del giorno.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il pasto dopo Nona</h2>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo da un passo di Ugo di San Vittore che nel XII secolo l&#8217;uso di rompere il digiuno all&#8217;ora di Nona era diventato generale (Della Regola di sant&#8217;Agostino c. 3); pratica che fu consacrata nel XIII secolo dall&#8217;insegnamento dei teologi scolastici. Alessandro di Ales, nella sua Somma, lo insegna formalmente (p. 4, quaest. 28, art. 2), e san Tommaso d&#8217;Aquino non è meno esplicito (II IIae, quaest. 147, art. 7).</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il pasto a mezzogiorno</h2>
<p style="text-align: justify;">Ma questa mitigazione doveva ancora allargarsi, perché sappiamo che alla fine del medesimo XII secolo il teologo Riccardo di Middleton, celebre francescano, insegnava non doversi considerare violatore del digiuno chi pranzava all&#8217;ora di Sesta, cioè a mezzogiorno perché, dice, quest&#8217;uso è ormai prevalso in moltissimi luoghi, e l&#8217;ora nella quale si può mangiare non è così essenziale al digiuno quanto l&#8217;unicità del pasto (nella IV dist. 15, art. 3, quaest. 8).</p>
<p style="text-align: justify;">Il XIV secolo sancì con una pratica e un insegnamento formale l&#8217;opinione di Riccardo di Middleton. Citeremo a testimonianza il famoso teologo Durando di Saint-Pourcain, domenicano e vescovo di Meaux, il quale senz&#8217;alcuna difficoltà fissa all&#8217;ora di mezzogiorno il pasto dei giorni di digiuno; perché questa è, dice, la pratica del Papa, dei cardinali e anche dei religiosi. (nella IV dist. 15, quaest. 9, art. 7). Non sorprenderà più, quindi, di vedere tale insegnamento sostenuto nel XV secolo dai più gravi autori, come sant&#8217;Antonio, Stefano Poncher, vescovo di Parigi, il card. Gaetano, ecc. Invano Alessandro di Ales e san Tommaso cercarono di riportare all&#8217;ora di Nona la cessazione del digiuno; furono gli ultimi scogli da superare; poi l&#8217;attuale disciplina s&#8217;impose, per così dire, fin dai loro tempi.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La &#8220;colazione&#8221;</h2>
<p style="text-align: justify;">A causa d&#8217;essere stata anticipata l&#8217;ora del pranzo, il digiuno, che consiste essenzialmente nel mangiare un unico pasto, era diventato difficile a praticarsi, a motivo del lungo intervallo di tempo fra un mezzogiorno e l&#8217;altro. Per cui bisognò venire incontro ancora una volta all&#8217;umana debolezza, autorizzando la cosiddetta &#8220;colazione&#8221;. L&#8217;origine di questo uso è pure antichissima e deriva dalle costumanze monastiche. La Regola di san Benedetto prescriveva una quantità di altri digiuni, oltre a quello della Quaresima ecclesiastica; ma ne temperava il rigore permettendo un pasto all&#8217;ora di Nona: il che rendeva quei digiuni meno penosi di quello della Quaresima, perché a questo erano tenuti tutti i fedeli, secolari e religiosi, fino al tramonto del sole. Per altro, siccome i monaci dovevano sostenere le dure fatiche dei campi, nell&#8217;estate e nell&#8217;autunno, quando i digiuni fino all&#8217;ora di Nona erano così frequenti da diventare giornalieri, a partire dal 14 settembre, gli Abati, usando d&#8217;una facoltà contemplata nella Regola, permisero ai religiosi di bere verso sera un bicchiere di vino prima di Compieta, per ristorare le forze stanche delle fatiche del giorno. Tale ristoro si prendeva in comune, mentre si faceva la lettura della sera chiamata Conferenza, in latino Collatio, e che consisteva per lo più nel leggere le famose Conferenze (Collationes) di Cassiano: da qui derivò la parola colazione data a quel piccolo sollievo dal digiuno monastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel IX secolo l&#8217;Assemblea d&#8217;Aquisgrana (817 &#8211; Labbe, Conciles, t. vii) estende ugualmente tale facoltà al digiuno della Quaresima, per la straordinaria fatica che sostenevano i monaci nell&#8217;assolvere ai divini Uffici in questo sacro tempo. Ma in seguito si accorsero che il solo uso di quella bevanda poteva nuocere alla salute, se non vi si aggiungeva qualche cosa di solido; e dal XIV al XV secolo s&#8217;introdusse la consuetudine di distribuire ai religiosi un pezzettino di pane, che mangiavano nella &#8220;colazione&#8221; della sera quando bevevano quel bicchiere di vino.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, introdottesi nei chiostri mitigazioni del genere sul digiuno primitivo, si estesero ben presto anche a vantaggio dei secolari; il che avvenne a poco a poco, con la facoltà di bere fuori dell&#8217;unico pasto; e nel XIII secolo san Tommaso stesso, studiando il caso se il bere rompesse il digiuno, concluse negativamente (4ª Quest. 147, art. 6); ma continuò ad ammettere che invece lo rompeva l&#8217;aggiunta di qualsiasi nutrimento solido. Quando alla fine del XIII secolo e durante il XIV fu, definitivamente, anticipato il pranzo a mezzogiorno, non poteva più bastare, alla sera, una semplice bevuta di vino, a reggere le forze del corpo; di conseguenza s&#8217;introdusse, prima nei chiostri, e poi fuori, la consuetudine di prendere, oltre quella bevanda, pane, verdura e frutta, sempre a condizione d&#8217;usare di quegli alimenti con tale moderazione da non trasformare mai la &#8220;colazione&#8221; in un secondo pasto.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Astinenza dai latticini</h2>
<p style="text-align: justify;">Tali furono le conquiste che ottennero sull&#8217;antica osservanza del digiuno, sia il rilassamento del primitivo fervore, sia l&#8217;indebolimento generale delle forze fisiche, presso i popoli occidentali. Ma non sono questi gli unici temperamenti che dobbiamo rilevare. Per molti secoli l&#8217;astinenza dalla carne comprendeva la proibizione di tutto ciò che proveniva dal regno animale, escluso il pesce, per diverse misteriose ragioni fondate sulle sacre Scritture. I latticini d&#8217;ogni sorta furono per molto tempo proibiti; a Roma fino a pochi anni fa erano proibiti il cacio e il burro tutti i giorni nei quali non si poteva mangiar carne.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uso dei latticini in Quaresima si andò affermando dal IX secolo in poi nell&#8217;Europa occidentale, specialmente in Germania e nelle regioni settentrionali. Invano cercò di eliminarlo, nell&#8217;XI secolo, il Concilio di Kedlimbourg (Labbe, Conciles, t. x), di modo che, dopo aver legittimata la pratica mediante dispense temporanee che ottenevano dai Sommi Pontefici, quelle Chiese finirono per usufruirne pacificamente per l&#8217;inveterata consuetudine. Le Chiese di Francia mantennero l&#8217;antico rigore fino al XVI secolo, anzi sembrò non cedere del tutto fino al XVII secolo; tanto che, per riparare alla breccia fatta all&#8217;antica disciplina, e quasi a compensare con un atto pio e solenne il rilassamento circa l&#8217;articolo dei latticini, d&#8217;allora in poi tutte le parrocchie di Parigi, alle quali si univano i Domenicani, i Francescani, i Carmelitani e gli Agostiniani, si recavano in processione alla Chiesa di Notre-Dame la Domenica di Quinquagesima; nello stesso giorno il Capitolo Metropolitano, col clero delle quattro parrocchie dipendenti, andava a fare una stazione nel cortile della Curia e a cantare un&#8217;Antifona davanti alla Reliquia della vera Croce, che si esponeva nella Cappella Santa. Queste belle tradizioni, aventi lo scopo di tenere impressa nella memoria l&#8217;antica disciplina, durarono fino alla Rivoluzione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Astinenza dalle uova</h2>
<p style="text-align: justify;">La facoltà di usare latticini non comprendeva l&#8217;uso delle uova in Quaresima. Su questo punto rimase per molto tempo in vigore l&#8217;antica norma di concedere questo cibo solo se compreso nella dispensa che si soleva dare annualmente. Fino al XIX secolo a Roma non si potevano mangiare le uova nei giorni in cui non era stata concessa la dispensa dell&#8217;uso della carne; altrove, le uova in certi giorni erano permesse, in altri no, specie durante la Settimana Santa; mentre l&#8217;attuale disciplina non conosce più tali restrizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non che la Chiesa, sempre preoccupata del bene spirituale dei suoi figli, e nel loro interesse, ha cercato di mantenere in vigore tutto ciò ch&#8217;è stato possibile delle osservanze salutari che li devono aiutare a soddisfare la giustizia divina. In virtù di questo principio Benedetto XIV, allarmato fin dal suo tempo dell&#8217;estrema facilità con cui si moltiplicavano da per tutto le dispense circa l&#8217;astinenza, con una solenne Costituzione, in data 10 giugno 1745, rinnovò la proibizione, oggi nuovamente abolita, di mangiare nello stesso pasto pesce e carne nei giorni di digiuno.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Enciclica di Benedetto XIV</h2>
<p style="text-align: justify;">Fin dal primo anno del suo pontificato, il 30 maggio 1741, lo stesso Pontefice indirizzò una Lettera Enciclica a tutti i Vescovi del mondo cattolico, esprimendo il suo vivo dolore nel constatare il rilassamento che s&#8217;introduceva ovunque con indiscrete e ingiustificate dispense.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;osservanza della Quaresima, diceva il Pontefice, è il vincolo della nostra milizia; con quella ci distinguiamo dai nemici della Croce di Gesù Cristo; con quella allontaniamo i flagelli dell&#8217;ira divina; con quella, protetti dal soccorso celeste durante il giorno, ci fortifichiamo contro i prìncipi delle tenebre. Se ci abbandoniamo a tale rilassamento, è tutto a detrimento della gloria di Dio, a disonore della religione cattolica, a pericolo per le anime cristiane; né si deve dubitare che tale negligenza non possa divenire sorgente di sventure per i popoli, di rovine nei pubblici affari e di disgrazie nelle cose private&#8221; (Costituzione &#8220;Non ambigimus&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati due secoli dal solenne monito del Pontefice, ma purtroppo quel rilassamento che egli volle frenare andò sempre più crescendo. Nelle nostre città, quanti cristiani si possono contare fedeli all&#8217;osservanza quaresimale? Ora dove ci condurrà questa mollezza che aumenta senza limiti, se non al decadimento universale dei costumi e perciò allo sconvolgimento della società? Già le dolorose predizioni di Benedetto XIV si sono visibilmente avverate. Le nazioni che conobbero l&#8217;idea dell&#8217;espiazione sfidano la collera di Dio; per loro non resta altra sorte che la dissoluzione o la conquista. Per ristabilire l&#8217;osservanza domenicale in seno alle popolazioni cristiane asservite all&#8217;amore del denaro e degli affari sono stati compiuti coraggiosi sforzi, coronati da insperati successi. Chissà che il braccio del Signore, alzato a percuoterci, non s&#8217;arresti alla vista d&#8217;un popolo che comincia a ricordarsi della casa di Dio e del suo culto! Dobbiamo sperarlo: ma questa nostra speranza sarà più solida quando vedremo i cristiani della nostra società rammollita e degenerata rientrare, come gli abitanti di Ninive, nella via da tempo abbandonata dell&#8217;espiazione e della penitenza.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Le prime dispense</h2>
<p style="text-align: justify;">Riprendiamo ora la narrazione storica e segnaliamo ancora alcuni tratti della fedeltà degli antichi cristiani alle sante osservanze della Quaresima. Non sarà qui fuori proposito richiamare la formalità delle prime dispense il cui ricordo è conservato negli Annali della Chiesa; vi si attingerà un salutare insegnamento.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Ai fedeli di Braga (Portogallo)</h2>
<p style="text-align: justify;">Nel XIII secolo l&#8217;Arcivescovo di Braga fece ricorso al Romano Pontefice, allora Innocenzo III, per fargli presente che la maggior parte del suo popolo era stato costretto a mangiare carne durante la Quaresima a causa d&#8217;una carestia che aveva privata la provincia di tutte le ordinarie provvigioni; il prelato chiedeva al Papa quale riparazione poteva imporre ai fedeli per questa violazione forzata dell&#8217;astinenza quaresimale. Inoltre consultava il Pontefice sulla condotta da tenere riguardo ai malati, che chiedevano la dispensa per l&#8217;uso degli alimenti grassi. La risposta di Innocenzo III, ch&#8217;è inserita nel Corpo del Diritto (Decretali, l. 3 sul digiuno, tit. xlvi), è piena di moderazione e di carità, com&#8217;era da attendersi. Ma da questo fatto noi comprendiamo ch&#8217;era tale allora il rispetto della legge generale della Quaresima, da riconoscere che solo l&#8217;autorità del Sommo Pontefice poteva sciogliere i fedeli. I secoli successivi non intesero diversamente il caso delle dispense.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Al re Venceslao</h2>
<p style="text-align: justify;">Venceslao, re di Boemia, colpito da un&#8217;infermità che gli rendeva nociva alla salute l&#8217;alimentazione quaresimale, si rivolse nel 1297 a Bonifacio VIII, per ottenere il permesso di mangiare carne. Il Papa incaricò due Abati dell&#8217;Ordine dei Cistercensi per informarlo sullo stato reale della salute del monarca; e dietro loro favorevole rapporto, accordò la dispensa richiesta, ma ingiungendo le seguenti condizioni: si sincerassero che il re non si fosse imposto con voto di digiunare a vita durante la Quaresima; i venerdì, i sabati e la vigilia di san Mattia erano esclusi dalla dispensa; finalmente il re doveva prender cibo privatamente, e farlo con sobrietà.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Ai re di Francia</h2>
<p style="text-align: justify;">Nel secolo XIV abbiamo due Brevi di dispensa, indirizzati da Clemente VI, nel 1351, a Giovanni re di Francia ed alla regina sua sposa. Nel primo il Papa, avuto riguardo al fatto che il re, durante le guerre di cui si occupa, si trova spesso in luoghi dov&#8217;è raro il pesce, concede al suo confessore il potere di permettere a lui e al suo seguito l&#8217;uso della carne, fatta riserva, però, dell&#8217;intera Quaresima, dei venerdì e di certe Vigilie dell&#8217;anno; assodato inoltre, che né il re né i suoi si fossero legati con voto all&#8217;astinenza per tutta la vita (D&#8217;Achery, Spicilegium, t. iv). Col secondo Breve Clemente VI, rispondendo alla domanda che gli era stata presentata dal re Giovanni per essere esentato dal digiuno, incarica ancora il confessore del monarca e coloro che gli succederanno in quell&#8217;ufficio, di dispensarlo insieme alla regina, dall&#8217;obbligo del digiuno, dopo aver consultato i medici (ibid.).</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni anni più tardi, nel 1376, Gregorio IX emanava un altro Breve in favore del re di Francia Carlo V e della regina Giovanna sua sposa, col quale delegava al loro confessore il potere d&#8217;accordare l&#8217;uso delle uova e dei latticini durante la Quaresima, sentito il parere dei medici e gravatane la loro coscienza, come anche quella del confessore che ne avrebbe risposto davanti a Dio. Il permesso si estendeva ai cuochi ed ai camerieri, ma solo per assaggiare le vivande.</p>
<h2 style="text-align: justify;">A Giacomo III re di Scozia</h2>
<p style="text-align: justify;">Il XV secolo continua a fornirci esempi di simili ricorsi alla Sede Apostolica per la dispensa dalle osservanze quaresimali. Citiamo particolarmente il Breve che Sisto IV, nel 1483, indirizzò a Giacomo re di Scozia, col quale permette a questo principe di fare uso della carne nei giorni d&#8217;astinenza, sempre col consiglio del confessore. Nel XVI secolo vediamo Giulio II accordare una simile facoltà a Giovanni, re di Danimarca, ed alla regina Cristina sua consorte; e qualche anno più tardi, Clemente VII elargiva il medesimo privilegio all&#8217;imperatore Carlo V, e poi in seguito ad Enrico II di Navarra ed alla regina Margherita sua sposa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale era la gravità, con la quale si procedeva, ancora qualche secolo fa, a sciogliere gli stessi principi da un obbligo, che è quanto di più universale e di più sacro ha il cristianesimo. Da questo si può giudicare il cammino seguito dalla moderna società nella via del rilassamento e della indifferenza. Si paragonino quelle popolazioni, che per il timore di Dio e la nobile idea dell&#8217;espiazione si imponevano tutti gli anni così lunghe e rigide privazioni, con la nostra tiepida e rammollita generazione, il cui sensualismo della vita va sempre più estinguendo il senso del male, che si commette così facilmente, che così prontamente viene perdonato e così debolmente riparato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove sono ara le gioie dei nostri padri nella festa di Pasqua, quando, dopo una privazione di quaranta giorni, riprendevano i cibi più nutrienti e graditi che s&#8217;erano interdetti durante questo lungo periodo? Con quale attrattiva e con quale serenità di coscienza essi tornavano alle abitudini d&#8217;una vita più facile, che avevano sospesa per affliggere l&#8217;anima nel raccoglimento, nella separazione dal mondo e nella penitenza! Ciò c&#8217;induce ad aggiungere ancora una parola, con l&#8217;intento d&#8217;aiutare il lettore cattolico a ben rilevare l&#8217;aspetto della cristianità nei periodi della fede, durante il tempo della Quaresima.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Vacanza dei tribunali</h2>
<p style="text-align: justify;">Immaginiamoci dunque un tempo in cui, non solo erano interdetti dalle pubbliche autorità [1] i divertimenti e gli spettacoli, ma rimanevano vacanti anche i tribunali, affinché non fosse turbata quella pace e quel silenzio delle passioni così favorevoli al peccatore per approfondire le piaghe della sua anima e prepararla a riconciliarsi con Dio. Fin dal 380, Graziano e Teodosio avevano dettata una legge che ordinava ai giudici di soprassedere e tutte le procedure ed istanze quaranta giorni prima di Pasqua (Cod. Teodos. l. ix, tit. xxxv, l. 4). Il Codice Teodosiano contiene parecchie altre disposizioni analoghe; e sappiamo che i Concili di Francia, ancora nel IX secolo, si rivolsero ai re Carolingi per reclamare l&#8217;applicazione di quella misura ch&#8217;era stata sanzionata dai canoni e raccomandata dai Padri della Chiesa (Concilio di Meaux, dell&#8217;845. Labbe, I Concili, t. vii. Concilio di Tribur, dell&#8217;895. Ivi, t. ix). La legislazione d&#8217;Occidente ha lasciato cadere da molto tempo quelle cristianissime tradizioni; mentre costatiamo, a nostra umiliazione, ch&#8217;esse sono tutt&#8217;ora rispettate dai Turchi, i quali sospendono ogni azione giudiziaria durante i trenta giorni del Ramadan.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Divieto della caccia</h2>
<p style="text-align: justify;">La Quaresima fu per molto tempo considerata incompatibile con l&#8217;esercizio della caccia, a motivo della dissipazione e del tumulto che porta con sé. Nel IX secolo, durante questo sacro tempo, fu interdetta dal Papa san Nicolò I ai Bulgari (Ad consultat. Bulgarorum. Ivi, t. viii), che s&#8217;erano riconvertiti al cristianesimo. E anche nel XIII secolo san Raimondo di Pennafort, nella sua Somma dei casi penitenziali, insegna che non si può durante la Quaresima, senza commettere peccato, esercitare la caccia rumorosa e col concorso dei cani e dei falchi (Summ. cas. Poenit., l. iii, tit. xxix De laps et disp. § 1). Tale ordinanza è fra quelle cadute in disuso; ma san Carlo la riportò in vigore nella provincia di Milano in uno dei suoi concili.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto non avremo più da meravigliarci nel vedere interdetta la caccia durante la Quaresima, quando sappiamo che nei secoli passati del cristianesimo anche la guerra cessava le sue ostilità, s&#8217;era necessaria la sollievo e al legittimo interesse delle nazioni. Nel IV secolo Costantino aveva ordinato la cessazione delle operazioni militari i venerdì e le domeniche, in segno di omaggio a Gesù Cristo, che in tali giorni patì e risuscitò, e per non distogliere i cristiani dal raccoglimento che si richiede per celebrare quei misteri. Nel IX secolo la disciplina ecclesiastica d&#8217;Occidente esigeva universalmente la sospensione delle armi durante l&#8217;intera Quaresima, eccetto il caso di necessità, come risulta dagli atti dell&#8217;assemblea di Compiègne, nell&#8217;833, e dai concili di Meaux e d&#8217;Aquisgrana, della stessa epoca. Le istruzioni del Papa san Nicolò I ai Bulgari esprimono lo stesso pensiero; e da una lettera di san Gregorio VII a Desiderio, Abate di Montecassino, consta che tale norma era ancora rispettata nell&#8217;XI secolo (Labbe, I Concili, t. vii, viii e x). La vediamo ancora osservata fino al XII secolo in Inghilterra, come c&#8217;informa Guglielmo di Malmesbury, da due armate schierate di fronte: l&#8217;una dell&#8217;imperatrice Matilde, contessa d&#8217;Angiò, figlia del re Enrico; l&#8217;altra del re Stefano conte di Boulogne, che nel 1143 stavano per cozzare a causa della successione alla corona.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La tregua di Dio</h2>
<p style="text-align: justify;">È nota a tutti i nostri lettori la mirabile istituzione della Tregua di Dio, per mezzo della quale la Chiesa, nell&#8217;XI secolo, riuscì ad arrestare in tutta l&#8217;Europa lo spargimento del sangue col sospendere l&#8217;uso delle armi quattro giorni ogni settimana, dal mercoledì sera fino al lunedì mattina, per tutta la durata dell&#8217;anno. Tale regolamento, sanzionato dall&#8217;autorità dei Papi e dei Concili con concorso di tutti i principi cristiani, non era che l&#8217;estensione ad ogni settimana dell&#8217;anno di quella disciplina, in virtù della quale rimaneva sospesa in Quaresima ogni azione militare. Il santo re d&#8217;Inghilterra Edoardo il Confessore migliorò ancora questa sì preziosa istituzione, emanando una legge che fu confermata dal suo successore Guglielmo il Conquistatore, e in merito alla quale la Tregua di Dio doveva essere inviolabilmente osservata dall&#8217;apertura dell&#8217;Avvento fino all&#8217;ottava dell&#8217;Epifania, dalla Settuagesima fino all&#8217;ottava di Pasqua e dall&#8217;Ascensione fino all&#8217;ottava di Pentecoste; in più, tutti i giorni delle Quattro Tempora, le Vigilie di tutte le Feste, e finalmente ogni settimana nell&#8217;intervallo fra il sabato dopo Nona e il lunedì mattina (Labbe, I Concili, t. ix).</p>
<p style="text-align: justify;">Urbano II, nel concilio di Clermont (1095), dopo aver regolato tutto ciò che concerneva la spedizione della Crociata, intervenne anche con la sua apostolica autorità ad estendere la Tregua di Dio, prendendo a base la sospensione delle armi osservata durante la Quaresima, e stabilì, con un decreto che fu rinnovato nel Concilio tenuto a Rouen l&#8217;anno appresso, che dovevano rimanere interdette tutte le azioni di guerra dal mercoledì delle Ceneri fino al lunedì successivo all&#8217;ottava di Pentecoste, e in tutte le Vigilie e Feste della Santa Vergine e degli Apostoli: tutto senza pregiudicare quanto stabilito in precedenza per ogni settimana, cioè dal mercoledì sera fino al lunedì mattina (Orderico Vitale, Storia della Chiesa, l. ix).</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il precetto della continenza</h2>
<p style="text-align: justify;">Così la società cristiana testimoniava il suo rispetto verso le tante osservanze della Quaresima e prendeva dall&#8217;anno liturgico le sue stagioni e le sue feste per inserirvi le sue più preziose istituzioni. Anche la vita privata ne risentiva la salutare influenza, e l&#8217;uomo v&#8217;attingeva ogni anno un rinnovamento di forze per combattere gl&#8217;istinti sessuali e risollevare la dignità della propria anima mettendo a freno l&#8217;attrattiva del piacere. Per molti secoli si richiese dagli sposi la continenza in tutto il corso della santa Quaresima; e la Chiesa, nel Messale (Missa pro sponso et sponsa), ha conservato la raccomandazione di questa salutare pratica.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Usanza delle Chiese d&#8217;Oriente</h2>
<p style="text-align: justify;">Interrompiamo qui l&#8217;esposizione storica della disciplina quaresimale, col dispiacere d&#8217;avere appena sfiorata una materia così interessante [2]. Avremmo voluto fra l&#8217;altro dilungarci sulle usanze delle Chiese d&#8217;Oriente, che meglio di noi hanno conservato il rigore dei primi secoli del cristianesimo; ma ce ne manca assolutamente lo spazio. Ci limiteremo, perciò, ad alcuni sommari dettagli.</p>
<p style="text-align: justify;">In altra parte della nostra opera il lettore ha potuto osservare, che la Domenica che noi chiamiamo di Settuagesima, presso i Greci è chiamata Prosfonesima, per annunciare imminente l&#8217;apertura del digiuno quaresimale. Il lunedì appresso viene contato per il primo giorno della seguente settimana, chiamata Apocreos, dal nome della Domenica con la quale essa termina e che corrisponde alla nostra di Sessagesima; la parola Apocreos è un avvertimento per la Chiesa greca, che fra poco si dovrà sospendere l&#8217;uso della carne. Il lunedì seguente apre la settimana chiamata Tirofagia, la quale termina con la Domenica che ha questo nome, cioè la nostra Quinquagesima; durante questa intera settimana non sono permessi i latticini. Finalmente, il lunedì che segue è il primo giorno della prima settimana di Quaresima, il cui digiuno comincia fin da questo lunedì in tutto il suo rigore, a differenza dei Latini che lo aprono il mercoledì.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante tutto il periodo della Quaresima propriamente detta, i latticini, le uova e anche il pesce sono proibiti; l&#8217;unico nutrimento possibile con il pane sono i legumi, il miele e, per chi abita vicino al mare, le diverse conchiglie ch&#8217;esso fornisce loro. L&#8217;uso dei vini, per tanto tempo proibito nei giorni di digiuno, ha finito per introdursi anche in Oriente, come pure la dispensa di mangiare pesce il giorno dell&#8217;Annunciazione e la Domenica delle Palme.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre poi la Quaresima di preparazione alla festa di Pasqua, i Greci ne celebrano ancora altre tre nel resto dell&#8217;anno: quella che chiamano degli Apostoli che va dall&#8217;ottava di Pentecoste fino alla festa dei SS. Pietro e Paolo; quella della Vergine Maria, che comincia col primo agosto e finisce con la vigilia dell&#8217;Assunta; e finalmente la Quaresima di preparazione al Natale, che dura quaranta giorni interi. Le privazioni che i Greci osservano durante queste tre Quaresime sono simili a quelle della grande Quaresima, però non così rigorose.</p>
<p style="text-align: justify;">Le altre nazioni cristiane dell&#8217;Oriente pure celebrano diverse Quaresime e con un&#8217;austerità anche maggiore di quella osservata dai Greci. Ma tutti questi particolari ci porterebbero troppo lontani. Perciò concludiamo qui tutto quello che dovevamo dire della Quaresima dal punto di vista storico, per passare ad esporre i misteri che questo sacro tempo contiene.</p>
<p style="text-align: justify;">
[1] Secondo Fozio, Giustiniano aveva introdotto una simile legge (Nomocanone, tit. vii, c. 1).</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Quanto alla storia, alla durata, al carattere dell&#8217;antica Quaresima, si potranno consultare gli studi di Mons. Callewaert, Sacris erudiri, p. 449-533: Il siginificato della Quaresima, l&#8217;opuscolo del Rev. Flicoteaux (Bloud et Gay, 1946).</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr />
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">da: <a title="Dom Prosper Guerangér" href="http://www.familiachristi.org/tag/dom-prosper-gueranger/" target="_blank">dom Prosper Guéranger</a>, L&#8217;anno liturgico. &#8211; I. Avvento &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, pp. 475-489</p>
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		<title>Mercoledì delle Ceneri: da &#8220;L&#8217;anno liturgico&#8221; di Dom Prosper Guerangér</title>
		<link>https://www.familiachristi.org/mercoledi-delle-ceneri-dom-prosper-gueranger/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 17:07:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dom Prosper Guéranger]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Le Ceneri L&#8217;appello del profeta Ieri il mondo s&#8217;agitava nei piaceri, e gli stessi cristiani si abbandonavano ai leciti divertimenti; ma questa mattina ha squillato la sacra tromba di cui parla il profeta Gioele (v. Epistola della Messa) per annunciare l&#8217;apertura solenne del digiuno quaresimale, il tempo dell&#8217;espiazione, l&#8217;imminente avvicinarsi dei grandi anniversari della nostra [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/ceneri.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1651" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/ceneri-300x200.jpg" alt="ceneri" width="300" height="200" /></a>Le Ceneri<br />
L&#8217;appello del profeta</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Ieri il mondo s&#8217;agitava nei piaceri, e gli stessi cristiani si abbandonavano ai leciti divertimenti; ma questa mattina ha squillato la sacra tromba di cui parla il profeta Gioele (v. Epistola della Messa) per annunciare l&#8217;apertura solenne del digiuno quaresimale, il tempo dell&#8217;espiazione, l&#8217;imminente avvicinarsi dei grandi anniversari della nostra salvezza. Destiamoci, cristiani, e prepariamoci a combattere le battaglie del Signore.</p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;armatura spirituale</h2>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamoci, però, che nella lotta dello spirito contro la carne, dobbiamo essere armati: ecco perché la santa Chiesa ci raccoglie nei suoi templi per iniziarci alla milizia spirituale. San Paolo ce ne ha già fatto conoscere i dettagli della difesa con queste parole: &#8220;Siate dunque saldi, cingendo il vostro fianco con la verità, vestiti della corazza della giustizia, avendo i piedi calzati in preparazione al Vangelo di pace. Prendete soprattutto lo scudo della fede, l&#8217;elmo della saldezza e la spada dello spirito, cioè la Parola di Dio&#8221; (Ef 6,14-17)<em>.</em> Il principe degli Apostoli aggiunge: &#8220;Avendo Cristo patito nella carne, armatevi anche voi dello stesso pensiero&#8221; (1Pt. 4,1).</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordandoci oggi la Chiesa questi apostolici insegnamenti, ne aggiunge un altro non meno eloquente, obbligandoci a risalire al giorno della prevaricazione, che rese necessario quelle lotte che stiamo per intraprendere e le espiazioni attraverso le quali dobbiamo passare.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I nemici da combattere</h2>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo assaliti da due sorta di nemici: le passioni dentro il nostro cuore, il demonio fuori; entrambi disordini che derivano dalla superbia. L&#8217;uomo si rifiutò d&#8217;obbedire a Dio; ciò nonostante egli lo risparmiò, ma alla dura condizione di subire la morte: &#8220;Uomo, disse, tu sei polvere, ed in polvere ritornerai&#8221; (Gen 3,19). Ah! perché dimenticammo quell&#8217;avvertimento? A Dio bastò solo premunirci contro noi stessi; compresi del nostro niente, non avremmo mai dovuto infrangere la sua legge. Se ora vogliamo perseverare nel bene, al quale ci ha ricondotti la sua grazia, dobbiamo umiliarci, accettare la sentenza e considerare la vita come un viaggio più o meno breve che termina alla tomba. Sotto questa luce tutto diventa nuovo, ogni cosa si schiarisce. Nell&#8217;immensa sua bontà, Dio, che si compiacque riversare tutto il suo amore su di noi, esseri condannati alla morte, ci appare ancor più ammirabile. Nelle brevissime ore della nostra esistenza, l&#8217;ingratitudine e l&#8217;insolenza con cui ci scagliammo contro di lui ci sembrano sempre più degne del nostro disprezzo, e più legittima e salutare la riparazione che ora ci è possibile e che egli si degna d&#8217;accettare.</p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;imposizione delle ceneri</h2>
<p style="text-align: justify;">A questo pensava la santa Chiesa, quando fu indotta ad anticipare di quattro giorni il digiuno quaresimale e ad aprire questo sacro tempo cospargendo di cenere la fronte colpevole dei suoi figli, e ripetendo a ciascuno di loro le parole con cui il Signore li condannava alla morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Come segno d&#8217;umiliazione e penitenza, però, l&#8217;uso delle ceneri è molto anteriore a quella istituzione. Infatti lo troviamo praticato fin nell&#8217;Antico Testamento. Perfino Giobbe, che apparteneva alla gentilità, copriva di cenere la sua carne dilaniata dalla mano di Dio, per implorare così la sua misericordia (Gb 16,16). Più tardi il Salmista, nell&#8217;ardente contrizione del suo cuore, mescolava cenere nel pane che mangiava (Sal 101,10). Analoghi esempi abbondano nei Libri storici e nei Profeti dell&#8217;Antico Testamento. Si avvertiva anche allora il rapporto esistente fra la polvere d&#8217;una materia bruciata e l&#8217;uomo peccatore, il corpo del quale sarà disfatto in polvere sotto il fuoco della giustizia divina. Per salvare almeno l&#8217;anima, il peccatore ricorreva alla cenere, e nel riconoscere quella triste fraternità con essa si sentiva più al riparo dalla collera di colui che resiste ai superbi e perdona agli umili.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I pubblici penitenti</h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uso liturgico delle Ceneri al Mercoledì di Quinquagesima non sembra che in origine sia stato imposto a tutti i fedeli, ma solo ai colpevoli di certi peccati soggetti alla pubblica penitenza della Chiesa. In questo giorno, prima della Messa, essi si presentavano in Chiesa dove stava raccolto tutto il popolo, i sacerdoti ricevevano la confessione dei loro peccati, quindi li vestivano di cilizi e spargevano sulle loro teste la cenere. Dopo questa cerimonia, il clero ed il popolo si prostravano a terra, mentre ad alta voce venivano recitati i sette salmi penitenziali. Successivamente aveva luogo la processione, durante la quale i penitenti camminavano a piedi scalzi. Di ritorno, erano solennemente cacciati fuori dalla Chiesa dal Vescovo, che diceva loro: &#8220;Vi scacciamo fuori dal recinto della Chiesa a causa dei vostri peccati e delitti, come fu scacciato fuori dal Paradiso il primo uomo Adamo a causa della sua trasgressione&#8221;. Poi il clero cantava diversi Responsori tratti dal Genesi, dov&#8217;erano ricordate le parole del Signore che condannava l&#8217;uomo ai sudori ed al lavoro sulla terra, ormai maledetta a causa sua. Quindi venivano chiuse le porte della Chiesa, affinché i penitenti non ne passassero più le soglie fino al Giovedì Santo, giorno nel quale ricevevano solennemente l&#8217;assoluzione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Estensione del rito liturgico</h2>
<p style="text-align: justify;">Dopo il XII secolo, la penitenza pubblica cominciò a cadere in disuso; ma l&#8217;uso d&#8217;imporre in questo giorno le ceneri a tutti i fedeli divenne sempre più generale e prese posto fra le cerimonie essenziali della Liturgia Romana. È difficile dire esattamente in quale epoca si produsse tale evoluzione. Sappiamo solo che nel Concilio di Benevento (1091) Urbano II ne fece un obbligo a tutti i fedeli. L&#8217;attuale cerimonia è descritta negli <em>Ordines</em> del XII secolo; le antifone, i responsori e le preghiere della benedizione delle Ceneri erano già in uso fra l&#8217;VIII e il X secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta i cristiani si avvicinavano a piedi nudi a ricevere l&#8217;ammonimento sul niente dell&#8217;uomo, e, ancora nel XII secolo, lo stesso Papa, per recarsi da S. Anastasia a S. Sabina, dov&#8217;è la Stazione, faceva tutto il percorso senza calzatura, come pure i Cardinali che l&#8217;accompagnavano. Poi la Chiesa mitigò questo rigore esteriore; ma continuò a dare valore ai sentimenti interni che deve produrre in noi un rito così espressivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo or ora detto, la Stazione odierna è a Roma, in S. Sabina, sul colle Aventino, aprendosi così sotto gli auspici di questa santa Martire la penitenza quaresimale.</p>
<p style="text-align: justify;">La sacra funzione incomincia con la benedizione delle ceneri, ottenute dalle Palme benedette l&#8217;anno prima nella Domenica che precede la Pasqua. La nuova benedizione ch&#8217;esse ricevono in questa circostanza ha lo scopo di renderle più degne del mistero di contrizione e di umiltà che stanno a significare.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Messa</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>EPISTOLA (Gl 2,12-19). &#8211; </strong>Queste cose dice il Signore: Convertitevi a me con tutto il vostro cuore nel digiuno, nelle lacrime, nei sospiri. Lacerate i vostri cuori e non le vostre vesti; tornate al Signore, Dio vostro, che è benigno e misericordioso, paziente e ricco di clemenza, e ci pensa molto avanti di castigare. Chi sa che non cambi e perdoni, e non lasci dietro a sé la benedizione pel sacrificio e la libazione al Signore Dio vostro? Sonate la tromba in Sion, pubblicate il digiuno, convocate l&#8217;adunanza, radunate il popolo, purificate la riunione, convocate gli anziani; fate venire i fanciulli e i lattanti, lo sposo novello lasci il suo letto e la novella sposa il suo talamo. Tra il vestibolo e l&#8217;altare i sacerdoti, ministri del Signore, piangano, e dicano: Perdona, Signore, perdona al tuo popolo, non abbandonare la tua eredità all&#8217;obbrobrio, non la render serva delle nazioni; che non si dica fra i popoli: Dov&#8217;è il loro Dio? Il Signore ha mostrato zelo per la sua terra ed ha perdonato al suo popolo. Il Signore ha risposto e ha detto al suo popolo: Ecco che io vi manderò il frumento, il vino e l&#8217;olio, e ne avrete in abbondanza. e non vi farò più essere l&#8217;obbrobrio delle genti: dice il Signore onnipotente.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Efficacia del digiuno</h2>
<p style="text-align: justify;">Questo magnifico passo del Profeta ci rivela l&#8217;importanza che il Signore dà all&#8217;espiazione fatta col digiuno. Quando l&#8217;uomo contrito dei propri peccati affligge la sua carne. Dio si commuove, come lo dimostra l&#8217;esempio di Ninive. Il Signore perdonò a una città infedele, perché i suoi abitanti imploravano pietà con l&#8217;abito della penitenza. Che non farà allora in favore del suo popolo, se questo saprà unire all&#8217;immolazione del corpo il sacrificio del cuore ?</p>
<p style="text-align: justify;">Affrontiamo dunque coraggiosamente la via della penitenza; e se l&#8217;affievolimento della fede e del timor di Dio sembra far cadere intorno a noi pratiche antiche quanto il cristianesimo, guardiamoci dal non esagerare in un rilassamento così pregiudizievole al complesso dei costumi cristiani. Riflettiamo soprattutto ai nostri obblighi personali verso la giustizia divina, la quale ci rimetterà i peccati e le pene meritate, in misura che ci mostreremo premurosi d&#8217;offrirle la soddisfazione cui ha diritto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VANGELO (Mt 6,16-21). </strong>- In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Quando digiunate, non prendete un&#8217;aria melanconica, come gl&#8217;ipocriti, che sfigurano la loro faccia per mostrare alla gente che digiunano. In verità vi dico che han già ricevuto la loro mercede. Ma tu, quando digiuni, profumati il capo e la faccia, affinché non alla gente apparisca che tu digiuni, ma al tuo Padre, che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. Non vogliate accumulare tesori sulla terra, dove la ruggine e la tignola consumano e i ladri scassinano e rubano; ma fatevi dei tesori nel cielo, dove né ruggine né tignole consumano, dove i ladri né scassinano né rubano. Perché dove è il tuo tesoro, quivi è anche il tuo cuore.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La gioia della Quaresima</h2>
<p style="text-align: justify;">Nostro Signore non vuole che i cristiani accolgano il digiuno espiatorio, con un&#8217;aria triste e lugubre. Anzi, persuasi ch&#8217;è tanto pericoloso differire i conti con la giustizia, si devono consolare e mostrarsi allegri all&#8217;avvicinarsi di quel tempo sì salutare perché sanno in anticipo che, se saranno fedeli alle prescrizioni della Chiesa, il peso del loro fardello si alleggerirà.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste soddisfazioni, oggi tanto mitigate dall&#8217;indulgenza della Chiesa, se offerte a Dio con quelle del Redentore e fecondate da quella comunione di opere propiziatorie che unisce in un sol fascio le opere sante di tutti i membri della Chiesa militante, purificheranno le loro anime e le faranno degne di partecipare alle purissime gioie della Pasqua. Perciò, non dobbiamo essere tristi perché digiuniamo, ma perché abbiamo col peccato reso necessario il digiuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore, poi, ci dà un altro consiglio, che la Chiesa ci ricorderà spesso nel corso dei quaranta giorni: quello d&#8217;aggiungere l&#8217;elemosina alle privazioni del corpo. Vuole che tesorizziamo, ma per il cielo. Abbiamo bisogno d&#8217;intercessori: li dobbiamo cercare tra i poveri. Ogni giorno di Quaresima, eccetto le Domeniche, prima di congedare l&#8217;assemblea dei fedeli, il Sacerdote recita per loro una preghiera particolare, sempre preceduta dall&#8217;esortazione del diacono: &#8220;Umiliate le vostre teste dinanzi a Dio&#8221;. La preghiera è una formula di benedizione, implorante il pegno della protezione celeste sui fedeli che ritornano alle ordinarie occupazioni (Callewaert, <em>Sacris erudiri</em>, p. 694).</p>
<h2 style="text-align: justify;">Preghiamo</h2>
<p style="text-align: justify;">Riguarda placato, o Signore, il popolo prostrato dinanzi a te e, dopo averlo ristorato col dono divino, confortalo sempre con celesti aiuti.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><em>da: dom Prosper Guéranger, </em>L&#8217;anno liturgico<em>. &#8211; I. Avvento &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 463-467</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Domenica di Quinquagesima, da l&#8217;Anno Liturgico di Dom Prosper Guerangér</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 16:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dom Prosper Guéranger]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La vocazione di Abramo L&#8217;argomento che presenta oggi la Chiesa da meditare è la vocazione di Abramo. Scomparse le acque del diluvio, la terra cominciò di nuovo a riempirsi di uomini; ma insieme comparve la corruzione, e l&#8217;idolatria venne a colmare la misura dei disordini. Ora prevedendo il Signore nella sua divina sapienza, la defezione [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/quinquagesima.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1640" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/quinquagesima-300x192.jpg" alt="quinquagesima" width="300" height="192" /></a>La</strong> <strong>vocazione di Abramo</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;argomento che presenta oggi la Chiesa da meditare è la vocazione di Abramo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scomparse le acque del diluvio, la terra cominciò di nuovo a riempirsi di uomini; ma insieme comparve la corruzione, e l&#8217;idolatria venne a colmare la misura dei disordini. Ora prevedendo il Signore nella sua divina sapienza, la defezione dei popoli, volle costituire una nazione che gli sarebbe stata particolarmente devota, e nella quale si sarebbero conservate le sacre verità destinate a diffondersi fra i Gentili. Questo nuovo popolo doveva cominciare da un solo uomo, padre e tipo dei credenti, Abramo. Pieno di fede e di obbedienza verso il Signore, egli era chiamato ad essere il padre dei figli di Dio, il capo di quella generazione spirituale, alla quale appartennero ed apparterranno fino alla fine dei tempi tutti gli eletti, sia dell&#8217;Antico Testamento che della Chiesa Cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo dunque conoscere Abramo, nostro capo e modello, la cui vita è tutta sintetizzata nella fedeltà a Dio, nell&#8217;osservanza dei suoi comandamenti e nel sacrificio e nella rinuncia ad ogni cosa in ossequio alla volontà di Dio; in queste virtù appunto si riconosce il vero carattere del cristiano. Siamo dunque molto diligenti ad attingere dalla vita di questo grande personaggio tutti gl&#8217;insegnamenti che contiene per noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo del Genesi che qui citiamo, e che la Chiesa legge al Mattutino, formerà la base di tutto ciò che dobbiamo dire intorno a lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal libro del Genesi (Gen 12,1-9)</p>
<p style="text-align: justify;">E il Signore disse ad Abramo: &#8220;Parti dalla tua terra, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, e vieni nel paese che io ti mostrerò. Io poi farò di te una grande nazione, ti benedirò e farò grande il tuo nome, e tu sarai una benedizione. Io benedirò chi ti benedice e maledirò chi ti maledice, e in te saranno benedette tutte le nazioni della terra&#8221;. Partì dunque Abramo secondo l&#8217;ordine del Signore, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Haran. Egli prese con sé la sua moglie Sarai, e Lot figlio di suo fratello, e tutto quello che possedevano, e le persone che avevano acquistate in Haran, e partirono per andare nella terra di Canaan. E giunti colà, Abramo attraversò il paese fino al luogo di Sichem, fino alla valle famosa. Erano allora in quella terra i Cananei. Là il Signore apparve ad Abramo e gli disse: &#8220;Alla tua progenie io darò questa terra&#8221;. Ed egli edificò in quel luogo un altare al Signore, che gli era apparso. E di lì, procedendo verso il monte ad oriente di Betel, vi tese la sua tenda, avendo Betel a occidente ed Ai ad oriente; e anche lì edificò un altare al Signore e ne invocò il nome.<br />
Santità di Abramo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale più viva immagine poteva darci del discepolo di Gesù Cristo questo Patriarca, così docile e generoso a seguire la voce di Dio? E con quale ammirazione non dobbiamo ripetere la parola dei santi Padri: &#8220;Oh, uomo veramente cristiano prima della venuta di Cristo! uomo evangelico prima del Vangelo! uomo apostolico prima degli apostoli!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore lo chiama ed egli abbandona tutto, patria, famiglia, casa paterna, e s&#8217;incammina verso un ignoto paese. Gli basta che Dio lo conduca, e si sente sicuro, e non guarda indietro. Non hanno fatto così gli Apostoli? Ma guardate la ricompensa: Saranno in lui benedette tutte le nazioni della terra. Questo Caldeo, che porta nelle vene il sangue che salverà il mondo, doveva tuttavia morire prima di vedere sorgere il giorno, in cui un suo discendente avrebbe riscattato tutte le generazioni passate, presenti e future. Un giorno il Redentore aprirà il cielo, e i nostri progenitori, con Mosè, Noè e David, in una parola tutti i giusti, andranno a riposarsi nel seno di Abramo (Lc. 16, 22), immagine dell&#8217;eterna beatitudine. Così Dio onorò l&#8217;amore e la fedeltà di questa sua creatura.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>La posterità spirituale di Abramo</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Al compiersi dei tempi il Figlio di Dio e di Abramo rivelò la potenza del Padre, che s&#8217;apprestava a far nascere una nuova generazione di figli di Abramo dalle pietre della gentilità. Siamo noi, cristiani, questa nuova generazione: ma siamo degni di tale padre? Ecco come ne parla l&#8217;Apostolo delle Genti: &#8220;Per la fede, colui ch&#8217;è chiamato Abramo ubbidì per andare alla terra che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andasse. Per la fede dimorò nella terra promessa, perché aspettava quella città ben fondata, della quale Dio è architetto e costruttore&#8221; (Ebr. 11, 8-10).</p>
<p style="text-align: justify;">Se dunque siamo figli di Abramo, in questo tempo di Settuagesima dobbiamo considerarci dei viaggiatori sulla terra, desiderosi di vivere, nello spirito, in quell&#8217;unica nostra patria donde fummo esiliati, ma alla quale ci avvicineremo ogni giorno più, se, come Abramo, saremo fedeli a guadagnare le diverse tappe che il Signore c&#8217;indicherà. Egli vuole che usiamo di questo mondo come se non ne usassimo (1 Cor. 7, 31), perché non è quaggiù la nostra dimora permanente (Ebr. 13, 14); e dimenticare che la morte ci separerà da tutte le cose che passano, sarebbe la nostra più grande sventura.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La vita cristiana e il divertimento</h2>
<p style="text-align: justify;">Come sono lontani dall&#8217;essere veri figli di Abramo quei cristiani, che oggi e nei due prossimi giorni, s&#8217;abbandonano all&#8217;intemperanza e ai divertimenti peccaminosi, col pretesto che sta per cominciare la santa Quaresima. L&#8217;ingenuità dei costumi dei nostri primi padri poteva più facilmente conciliare la gravità cristiana con gli addii ad una vita più dolce che la Quaresima stava per interrompere, alla stessa maniera che la gioia dei loro pasti testimoniava, nella solennità della Pasqua, la stretta osservanza delle prescrizioni della Chiesa. È sempre possibile conciliare le due cose. Ma spesso avviene che l&#8217;idea cristiana dell&#8217;austerità si imbatte con le seduzioni della natura corrotta, e così la prima intenzione d&#8217;una semplice familiare allegria finisce per svanire in un lontano ricordo. Che cosa, per esempio, possono avere in comune con le gioie permesse dalla Chiesa nelle case dei suoi figli, quelli che lasceranno passare l&#8217;intera Quaresima senza accostarsi ai Sacramenti? E quegli altri che si preoccuperanno di ricorrere alle dispense, per mettersi più o meno al coperto dalle imposizioni della Chiesa, come potranno preludere alla festa di Pasqua con tante festicciole, in periodo durante il quale il peso dei loro peccati, lungi dall&#8217;alleggerirsi, diventerà ancora più pesante?</p>
<p style="text-align: justify;">Potessero queste illusioni avere minore influenza sulle anime, e potessero queste ritornare per quanto riguarda i legami della carne e del sangue, alla libertà dei Figli di Dio che sola può restituire all&#8217;uomo la sua prima dignità! I veri cristiani non devono mai dimenticare, che nel tempo quaresimale la Chiesa si priva perfino dei suoi canti di letizia spirituale, per farci intendere più sensibilmente la durezza del giogo che Babilonia fa pesare su di noi, e rinnovarci nello spirito cristiano tanto facile ad affievolirsi. Se doverose convenienze trascineranno, in questi giorni, i seguaci di Cristo nel vortice dei profani divertimenti, vi portino almeno un cuore retto e sempre preoccupato delle massime del Vangelo. Come fece santa Cecilia, quando risuoneranno nelle loro orecchie le note d&#8217;una musica mondana, cantino a Dio nei loro cuori dicendo &#8220;Custoditesi puri, o Signore, e che niente alteri la santità e la dignità della vostra abitazione in noi&#8221;. Evitino soprattutto di autorizzare, partecipandovi, le danze, dove fa naufragio il pudore; esse saranno materia di più severo giudizio per quelli e quelle che le promuovono. Infine meditino le energiche considerazioni di san Francesco di Sales: &#8220;Mentre la folle ubriachezza dei divertimenti mondani sembrava aver cancellato ogni altro sentimento che non fosse quello di un piacere futile e troppo spesso pericoloso, innumerevoli anime continuavano ad espiare eternamente, nel fuoco dell&#8217;inferno, le colpe commesse in simili occasioni; in quelle stesse ore, servi e serve di Dio sacrificavano il sonno per andare a cantare le sue lodi ed implorare la sua misericordia sopra di voi; migliaia di vostri simili morivano d&#8217;angoscia e di tristezza nel loro misero giaciglio; Dio e i suoi Angeli vi guardavano attentamente dal cielo; e il tempo della vita passava, e la morte s&#8217;avvicinava a voi con un passo che non retrocede&#8221; (Introduzione alla Vita devota, III parte, c. 33).</p>
<h2 style="text-align: justify;">L&#8217;adorazione delle Quarantore</h2>
<p style="text-align: justify;">Per tutto questo giustamente conveniva, che i tre ultimi giorni ancora esenti dal rigore quaresimale, non passassero senza offrire un adeguato alimento al bisogno di emozioni che tormenta tante anime. E ci ha pensato con materno intuito la Chiesa, ma non secondo i desideri di frivoli passatempi e di vane soddisfazioni: ai suoi figlioli devoti essa prepara un diversivo potente, che è nello stesso tempo un mezzo per placare lo sdegno di Dio provocato da tali eccessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante questi tre giorni viene esposto sugli altari l&#8217;Agnello, che dall&#8217;alto del suo trono di misericordia riceve gli omaggi degli adoratori che lo riconoscono per loro re; accetta il pentimento di coloro che rimpiangono ai suoi piedi d&#8217;aver servito, in passato, un altro signore; si offre al Padre per gli altri peccatori che, non contenti di trascurare i suoi benefici, sembrano di aver deciso di oltraggiarlo in questi giorni più che in qualsiasi altro tempo dell&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea di offrire una riparazione alla divina Maestà per i peccati degli uomini, proprio nel momento che se ne commettono di più, e di opporre all&#8217;ira del divin Padre il proprio Figliolo, mediatore fra il cielo e la terra, fu ispirata fin dal XVI secolo al cardinale Gabriele Paleotti, Arcivescovo di Bologna, contemporaneo di san Carlo Borromeo ed emulo del suo zelo pastorale. Quest&#8217;ultimo adottò subito nella sua diocesi e provincia una pratica così salutare. Nel XVIII secolo, Prospero Lambertini, volle continuare le tradizioni del Paleotti, suo predecessore, ed esortò il popolo alla devozione al Ss. Sacramento nei tre giorni di Carnevale. Salito poi sulla cattedra di san Pietro col nome di Benedetto XIV, arricchì il tesoro delle indulgenze a favore dei fedeli che, durante tali giorni, avrebbero visitato Nostro Signore nel mistero del suo amore ed implorato il perdono dei peccati. Tale favore, prima limitato alle chiese dello Stato Romano, fu da Clemente XIII, nel 1765, esteso a tutto il mondo; e così la devozione comunemente chiamata delle Quarantore, divenne una delle più solenni manifestazioni della pietà cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo dunque molto solleciti ad approfittarne. Allontaniamoci, come Abramo, dalle profane influenze che ci assediano e cerchiamo il Signore Dio Nostro: riposandoci un po&#8217; dalle libere dissipazioni del mondo, veniamo a meritare, ai piedi del Salvatore, la grazia di passare attraverso quelle che sono inevitabili senza attaccarvi il cuore.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I misteri di questo giorno</h2>
<p style="text-align: justify;">Consideriamo ora gli altri misteri della Domenica di Quinquagesima. Il passo evangelico contiene la predizione del Signore agli Apostoli della Passione che doveva fra poco soffrire a Gerusalemme. Un tale solenne annuncio prelude ai dolori della Settimana Santa. Accogliamo questa parola nelle nostre anime con ogni tenerezza e riconoscenza, e decidiamoci a metterci a disposizione del Signore, come fece Abramo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli antichi liturgisti segnalavano inoltre la guarigione del cieco di Gerico come simbolo dell&#8217;accecamento dei peccatori. Il cieco riacquistò la vista perché sentiva il suo male e desiderava guarire. La santa Chiesa vuole che sentiamo lo stesso desiderio e ci assicura che sarà esaudito.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Messa</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stazione è nella Basilica Vaticana di S. Pietro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa scelta pare risalire all&#8217;epoca in cui si leggeva ancora in questa domenica la narrazione della Legge data a Mosè, considerato dai primi cristiani di Roma il tipo di san Pietro. Avendo poi la Chiesa rimandata la lettura dell&#8217;Esodo nel periodo della Quaresima, e sostituendo quel racconto col mistero della vocazione di Abramo, la Stazione romana restò nella Basilica del Principe degli Apostoli, che fu pure figurato da Abramo nella qualità di Padre dei credenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EPISTOLA (1 Cor. 13, 1-13)</strong>. &#8211; Fratelli: quand&#8217;io parlassi le lingue degli uomini e degli Angeli, se non ho la carità, sono come un bronzo che suona e un cembalo che squilla. E quando avessi la profezia, e conoscessi tutti i misteri ed ogni scienza, e quando avessi tutta la fede, fino a trasportare i monti, se non ho la carità, sono un niente. E quando distribuissi tutto il mio per nutrire i poveri e sacrificassi il mio corpo ad essere bruciato, se non ho la carità, nulla mi giova. La carità è paziente, è benefica; la carità, non è invidiosa, non è insolente, non si gonfia, non è ambiziosa, non cerca il proprio interesse, non s&#8217;irrita, non pensa male, non gode dell&#8217;ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non verrà mai meno. Le profezie passeranno, cesseranno le lingue, la scienza avrà fine: perché imperfettamente conosciamo e imperfettamente profetiamo; e quando sarà venuta la perfezione ciò ch&#8217;è imperfetto dovrà sparire. Quando ero bambino parlavo da bambino, avevo gusti da bambino, pensavo da bambino; ma fatto uomo non ho smesso le cose che eran da bambino. Ora noi vediamo come in uno specchio in modo enigmatico; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco parzialmente, ma allora conoscerò come io sono conosciuto. Rimangono per ora tutte e tre: fede, speranza e carità, ma la più grande di queste tre virtù è la carità.<br />
Elogio della carità.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la Chiesa ci fa leggere il magnifico elogio che fa san Paolo della carità, la virtù che insieme racchiude l&#8217;amor di Dio e del prossimo, ed è luce delle anime nostre. Se esse ne sono prive, vivono nelle tenebre, e tutte le loro opere sono impregnate di sterilità. Lo stesso potere dei miracoli non potrebbe garantire la salvezza a chi non ha la carità, senza di cui le opere apparentemente più eroiche potrebbero da se stesse costituire un&#8217;insidia.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo al Signore questa luce; per quanto ci venga accordata anche quaggiù, ci è riservata senza misura nell&#8217;eternità. I giorni più splendenti che possiamo godere in questo mondo non sono che tenebre in paragone degli eterni splendori, dove, in presenza della realtà per sempre contemplata svanirà la fede; nell&#8217;istante che cominceremo a godere di quel possesso la speranza verrà a mancare del suo oggetto; solo regnerà l&#8217;amore; ed è questo il motivo della sua sovraeccellenza sulle altre due virtù teologali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, se il destino dell&#8217;uomo redento e illuminato da Gesù Cristo sta tutto qui, nel regno della carità, dobbiamo meravigliarci che egli debba lasciar tutto per seguire un tale Maestro? Purtroppo vi sono cristiani, battezzati in questa fede e in questa speranza, e che ricevettero le primizie di quest&#8217;amore, i quali s&#8217;ingolfano in questi giorni nei più grossolani disordini, anche se possono apparire raffinati e delicati. Si direbbe che abbiano fatto un patto con le tenebre tanto si sforzano d&#8217;oscurare l&#8217;ultimo raggio della luce divina che sta in loro.</p>
<p style="text-align: justify;">La Carità, se regna in noi, ci deve rendere sensibili all&#8217;oltraggio che fanno a Dio questi nostri ciechi fratelli, e portarci nello stesso tempo a sollecitare si di loro la sua misericordia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VANGELO (Lc. 18, 31-43).</strong> &#8211; In quel tempo: Gesù, presi in disparte i dodici, disse loro: Ecco noi ascendiamo a Gerusalemme e s&#8217;adempiranno tutte le cose predette dai Profeti riguardo al Figlio dell&#8217;uomo; egli sarà dato nelle mani dei gentili, sarà schernito e flagellato e coperto di sputi. E, dopo averlo flagellato, lo uccideranno; ma risorgerà il terzo giorno. E quelli nulla compresero di tutte quelle cose, ed il senso di esse era loro nascosto e non afferravano quanto veniva loro detto. Or avvenne che mentre egli s&#8217;avvicinava a Gerico, un cieco stava seduto lungo la strada a mendicare; e sentendo passare la folla, domandò che cosa fosse. Gli dissero che passava Gesù Nazareno. Allora egli gridò: Gesù, figlio di David, abbi pietà di me. E quelli che precedevano gli gridavano di tacere. Ma lui a gridar più forte che mai: Figlio di David abbi pietà di me. Allora Gesù, fermatosi, comandò che gli fosse menato. E quando gli fu vicino, gli domandò: Che vuoi ch&#8217;io ti faccia? E quello: Signore, esclamò, che ci veda. E Gesù gli disse: Guarda, la tua fede ti ha salvato. E subito ci vide e gli andava dietro glorificando Dio. E tutto il popolo, visto il miracolo, lodò Dio.<br />
Cecità e luce spirituale.<br />
Abbiamo sentita la voce di Cristo annunciante la Passione, la stessa voce che sentirono gli Apostoli, i quali accolsero la confidenza del loro Maestro, ma senza comprendere nulla perché essendo ancora imbevuti dei pregiudizi del loro popolo contro le sofferenze del Messia, non potevano comprendere il vero senso della sua missione di Salvatore. Tuttavia non lo lasciano e continuano a seguirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Adoriamo con amore la divina misericordia, che ci volle separare, come Abramo, da quel popolo abbandonato; seguiamo l&#8217;esempio del cieco di Gerico, alzando la voce al Signore, perché c&#8217;illumini sempre di più: Signore, fate che io veda; ecco la sua preghiera. Già ci concesse la sua luce: ma ci gioverà ben poco, se essa non risvegliasse in noi il desiderio di vederci sempre di più. Dio promise ad Abramo di mostrargli la terra a lui destinata: che si degni mostrare anche a noi la terra dei viventi. Soprattutto preghiamolo, secondo la bella espressione di sant&#8217;Agostino, che si mostri a noi affinché lo amiamo e di mostrare noi a noi stessi perché cessiamo d&#8217;amarci.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Preghiamo</h2>
<p style="text-align: justify;">Esaudisci con clemenza, o Signore, le nostre preghiere e, dopo averci sciolti dai lacci dei peccati, preservaci da ogni avversità.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">da: P. GUÉRANGER, L&#8217;anno liturgico. &#8211; I. Avvento &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione, trad. it. P. GRAZIANI, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 451-458.</p>
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		<title>Domenica di Sexagesima, da l&#8217;Anno Liturgico di Dom Prosper Guerangér</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2015 16:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dom Prosper Guéranger]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Noè e il diluvio Nel corso di questa settimana la santa Chiesa ci presenta la storia di Noè e del diluvio universale. Nonostante i severi ammonimenti, Dio non era riuscito ad ottenere la fedeltà e la sottomissione dell&#8217;umanità e fu costretto ad infliggere un tremendo castigo a questo nuovo nemico. Trovato però un uomo giusto, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/sexagesima.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1645" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/sexagesima-300x226.jpeg" alt="sexagesima" width="300" height="226" /></a>Noè e il diluvio</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Nel corso di questa settimana la santa Chiesa ci presenta la storia di Noè e del diluvio universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i severi ammonimenti, Dio non era riuscito ad ottenere la fedeltà e la sottomissione dell&#8217;umanità e fu costretto ad infliggere un tremendo castigo a questo nuovo nemico. Trovato però un uomo giusto, farà ancora una volta nella sua persona alleanza con noi. Ma prima vuol far conoscere che è Sovrano e Padrone nel momento da lui stabilito; l&#8217;uomo che andava così fiero della sua esistenza, s&#8217;inabisserà sotto le rovine della sua dimora terrestre.</p>
<p style="text-align: justify;">A base degli insegnamenti della settimana, poniamo innanzi tutto alcuni brani dal libro del Genesi, estratti dall&#8217;Ufficio dell&#8217;odierno Mattutino.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Dal libro del Genesi (Gen 6,5-13)</h2>
<p style="text-align: justify;">Or Dio vedendo che la malizia degli uomini era grande sopra la terra e che ogni pensiero del loro cuore era di continuo al male, si pentì d&#8217;aver fatto l&#8217;uomo sulla terra, e, addolorato, nel profondo del cuore disse: &#8220;Sterminerò dalla faccia della terra l&#8217;uomo che ho creato: uomo e animali, rettili e uccelli del cielo; ché mi pento d&#8217;averli fatti&#8221;. Ma Noè trovò grazia davanti al Signore.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto e perfetto fra i suoi contemporanei, e camminò con Dio, e generò tre figliuoli: Sem, Cam e Iafet. Or la terra era corrotta davanti a Dio e ripiena d&#8217;iniquità. Ed avendo Dio veduto che la terra era corrotta (ogni carne infatti seguiva sulla terra la via della corruzione) disse a Noè: &#8220;Davanti a me è giunta la fine d&#8217;ogni vivente; siccome la terra per opera degli uomini è piena d&#8217;iniquità, io li sterminerò con la terra&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La catastrofe che si scatenò allora sulla specie umana fu ancora una volta frutto del peccato; meno male che però fu trovato almeno un giusto, e per merito suo e della sua famiglia il mondo fu salvo dalla rovina totale.</p>
<p style="text-align: justify;">Degnatosi di rinnovare la sua alleanza, Dio lasciò ripopolare la terra, e i tre figli di Noè divennero i padri delle tre grandi razze umane che la abitano.</p>
<p style="text-align: justify;">È questo il mistero contenuto nell&#8217;Ufficiatura della presente settimana. Quella della Messa poi, figurata dalla precedente, è ancor più importante. Moralmente parlando, non è la terra sommersa da un diluvio di vizi e di errori? Allora si deve popolare di uomini timorosi di Dio, come Noè. È la parola di Dio, germe di vita, che fa nascere la nuova generazione e procrea i figli di cui parla il Discepolo prediletto, &#8220;i quali non da sangue, né da volere di carne né da voler di uomini, ma da Dio sono nati&#8221; (Gv 1,13).</p>
<p style="text-align: justify;">Sforziamoci d&#8217;entrare a far parte di questa famiglia, e se già vi apparteniamo, conserviamo gelosamente questa fortuna, perché ora è il tempo di salvarci dai marosi del diluvio e trovare un rifugio nell&#8217;arca della salvezza; è il tempo di divenire quella terra buona nella quale la semente fruttifica al cento per uno; e lo saremo, se ci mostreremo avidi della Parola di Dio che <em>illumina le anime e le converte</em> (Sal 18). Preoccupiamoci di fuggire l&#8217;ira ventura, affinché non abbiamo a perire insieme ai peccatori.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Messa</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">La Stazione è in Roma, nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno alla tomba del Dottore delle genti, del propagatore della divina semenza, di colui che per la sua predicazione ha una grande paternità sui popoli, la Chiesa Romana oggi raduna i suoi fedeli, per significare che il Signore ha risparmiato la terra solo a patto che si riempia di veri credenti adoratori del Nome suo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Epistola è tratta da una Lettura del grande Apostolo, nella quale, costretto dai suoi nemici a difendersi per l&#8217;onore e il successo del suo ministero, c&#8217;insegna a quale prezzo gli uomini apostolici seminarono la divina Parola negli aridi campi del paganesimo, per operarvi la rigenerazione cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> EPISTOLA (2Cor 11,19-33; 12,1-9)</strong>. &#8211; Fratelli: Voi, che siete saggi, li sopportate volentieri i pazzi; infatti, se uno vi asservisce, se vi spolpa, se vi ruba, se vi tratta con alterigia, se vi piglia a schiaffi, lo sopportate! Lo dico con vergogna, come chi è stato debole da questo lato; del resto, in qualunque altra cosa uno ardisca vantarsi (parlo da stolto) ardisco anch&#8217;io. Son essi Ebrei? Anch&#8217;io. Sono Israeliti? Anch&#8217;io. Son discendenti di Abramo? Anch&#8217;io. Sono ministri di Cristo? (Parlo da stolto) lo son più di loro: più di loro nelle fatiche, più di loro nelle carceri, molto più nelle battiture, e spesso mi son trovato nei pericoli di morte. Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio; ho passato una notte e un giorno nel profondo del mare. Spesso in viaggio, tra i pericoli dei fiumi, pericoli degli assassini, pericoli da parte dei miei connazionali, pericoli dei Gentili, pericoli nelle città, pericoli nel deserto, pericoli in mare, pericoli dai falsi fratelli. Nella fatica, nella miseria, in continue vigilie, nella fame, nella sete, nei frequenti digiuni, nel freddo e nella nudità. Oltre a quello che mi vien dal di fuori, ho anche l&#8217;affanno quotidiano, la cura di tutte le Chiese. Chi è debole, senza che io ne soffra? Chi si scandalizza, senza che io ne arda? Se c&#8217;è bisogno di gloriarsi, mi glorierò di ciò che è proprio della mia debolezza. Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, il quale è benedetto nei secoli, sa ch&#8217;io non mentisco. A Damasco, il governatore del re Areta aveva posto guardie intorno alla città dei Damasceni, per catturarmi, e da una finestra fui calato in una cesta lungo il muro e così scampai dalle sue mani. Se c&#8217;è bisogno di gloriarsi (veramente non sarebbe utile!) verrò alle visioni ed alle rivelazioni del Signore. Io conosco un uomo in Cristo, il quale quattordici anni fa (se fu col corpo o senza il corpo, non lo so, lo sa Dio) fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest&#8217;uomo (se col corpo, o fuori del corpo, non lo so, lo sa Dio) fu rapito in paradiso e udì parole arcane che non è lecito all&#8217;uomo di proferire. Riguardo a quest&#8217;uomo, potrei gloriarmi; ma riguardo a me non mi glorierò che della mia debolezza. Però, anche se volessi gloriarmi, non sarei un pazzo, perché direi la verità; ma me ne astengo, pel timore che qualcuno non mi stimi più di quello che vede in me o che sente da me. E affinché la grandezza delle rivelazioni non mi facesse insuperbire, m&#8217;è stato dato lo stimolo della mia carne, un angelo di satana che mi schiaffeggi. Tre volte ne pregai il Signore, perché lo allontanasse da me. Ed Egli mi ha detto: Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si fa meglio sentire nella debolezza. Volentieri adunque mi glorierò nelle mie infermità, affinché abiti in me la potenza di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VANGELO (Lc 8,4-15)</strong>. &#8211; In quel tempo: radunandosi e accorrendo a Gesù dalle città gran folla, disse in parabola: Andò il seminatore a seminare la sua semenza e nel seminarla, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e la beccarono gli uccelli dell&#8217;aria; parte cadde sul sasso e, appena nata, si seccò, non avendo umore; parte cadde tra le spine, e queste, cresciute insieme, la soffocarono; parte poi cadde in buon terreno e, cresciuta, diede il centuplo. Ciò detto esclamò: Chi ha orecchie da intendere intenda. E i suoi discepoli gli chiesero che volesse mai dire questa parabola. Ed Egli rispose loro: A voi è concesso d&#8217;intendere il mistero del regno di Dio; ma a tutti gli altri parlo in parabole, affinché guardando non vedano, ed ascoltando non intendano. Ecco il significato della parabola: la semenza è la parola di Dio. Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore affinché non credano e non si salvino. E quelli sul sasso sono coloro che, udita la parola, l&#8217;accolgono con gioia; ma non hanno radice, e credon quindi per un certo tempo e poi al tempo della tentazione si tirano indietro. Seme caduto fra le spine sono coloro che hanno ascoltato, ma,coll&#8217;andare avanti, restano soffocati da cure, da ricchezze, e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturare. Seme poi caduto in buon terreno sono coloro che ritengono la parola ascoltata in un cuore buono e perfetto, e perseverando, portano frutto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Vigilanza e fedeltà</h2>
<p style="text-align: justify;">Con ragione san Gregorio Magno osserva che la parabola ora letta non ha bisogno di spiegazione, perché la stessa eterna Sapienza ce ne ha data la chiave. Perciò non ci resta che trar profitto da un insegnamento così prezioso ed accogliere in terra buona la semenza celeste che cade in noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante volta finora l&#8217;abbiamo lasciata calpestare dai passanti, o carpire dagli uccelli dell&#8217;aria! Quant&#8217;altre volte è inaridita sulla gelida roccia del nostro cuore, o fu soffocata da spine funeste! Ascoltavamo la Parola, la trovavamo affascinante, e ciò bastava a farci star tranquilli. Spesso pure la ricevemmo con gioia e prontezza, ma non appena cominciava a germogliare in noi ne facevamo arrestare la crescita. Mentre d&#8217;ora in poi dobbiamo produrre frutti, perché tale è la virtù della semente gettata in noi, e dalla quale il divin Seminatore aspetta il cento per uno. Se la terra del nostro cuore è buona ed abbiamo cura di coltivarla usando i mezzi che la santa Chiesa ci offre, sarà abbondante la messe il giorno in cui il Signore, risorgendo vittorioso dal sepolcro, verrà ad unire i fedeli credenti agli splendori della sua Risurrezione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Preghiamo</h2>
<p style="text-align: justify;">O Dio, che vedi come non confidiamo nelle nostre azioni, concedici, propizio, d&#8217;essere difesi contro ogni avversità dalla protezione di san Paolo Dottore delle genti.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><em>da: dom Prosper Guéranger, </em>L&#8217;anno liturgico<em>. &#8211; I. </em>Avvento &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione<em>, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, pp. 439-442</em></p>
<h3 class="postitle"><a title="Domenica di Quinquagesima, da l’Anno Liturgico di Dom Prosper Guerangér" href="http://www.familiachristi.org/quinquagesima-anno-liturgico-dom-prosper-gueranger/" target="_blank"><strong>Domenica di Quinquagesima, da l’Anno Liturgico di Dom Prosper Guerangér</strong></a></h3>
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		<title>Domenica di Septuagesima, da L&#8217;Anno Liturgico di Dom Prosper Guerangér</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 16:49:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dom Prosper Guéranger]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il peccato e le sue conseguenze La Santa Chiesa oggi c&#8217;invita a ricordare insieme con lei la storia della caduta del nostro progenitore. Una simile rovina già ci mostra l&#8217;epilogo della vita mortale. del Figlio di Dio fatto uomo, il quale si degnò addossarsi l&#8217;espiazione della prevaricazione originale e di tutte le colpe future. Per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/septuagesima-season.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1648" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2015/02/septuagesima-season-300x207.jpg" alt="septuagesima-season" width="300" height="207" /></a>Il peccato e le sue conseguenze</h2>
<p style="text-align: justify;">La Santa Chiesa oggi c&#8217;invita a ricordare insieme con lei la storia della caduta del nostro progenitore. Una simile rovina già ci mostra l&#8217;epilogo della vita mortale. del Figlio di Dio fatto uomo, il quale si degnò addossarsi l&#8217;espiazione della prevaricazione originale e di tutte le colpe future. Per essere in grado d&#8217;apprezzarne il rimedio, è necessario che guardiamo in fondo la piaga. Perciò dedicheremo l&#8217;intera settimana a meditare la gravità del primo peccato e il cumulo delle sventure che attirò sull&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta la Chiesa leggeva nel Mattutino di questa domenica il racconto di Mosè che preparava tutte le generazioni a questo grande avvenimento. L&#8217;attuale Liturgia rimanda questa lettura al Mattutino del Mercoledì di questa settimana, mentre i giorni che lo precedono sono consacrati ai sei giorni della creazione. Tuttavia è bene che ce ne occupiamo ugualmente subito, perché è la storia più importante ed è la base di tutti gl&#8217;insegnamenti della settimana.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong><em>Dal libro del Genesi</em></strong><strong> (Gen 3,1-19)</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ora il serpente era il più astuto di tutti gli animali della terra che il Signore aveva fatti. Ed esso disse alla donna: &#8220;Perché Dio v&#8217;ha comandato di non mangiare del frutto di tutte le piante del paradiso?&#8221; E la donna gli rispose: &#8220;Del frutto delle piante che sono nel paradiso ne mangiamo; ma del frutto dell&#8217;albero che è nel mezzo del paradiso Dio ci ordinò di non mangiarne, e di non toccarlo, ché forse non s&#8217;abbia a morire&#8221;. Ma il serpente disse alla donna: &#8220;No, voi non morrete. Anzi Dio sa bene che , in qualunque giorno ne mangerete, si apriranno i vostri occhi, e sarete come Dei, avendo la conoscenza del bene e del male&#8221;. Or la donna, vedendo che il frutto dell&#8217;albero era buono a mangiarsi e bello all&#8217;occhio e gradevole all&#8217;aspetto, lo colse e ne mangiò e ne diede al suo marito, che ne mangiò.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora si apersero gli occhi ad ambedue, ed essendosi accorti d&#8217;esser nudi, cucirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. Ed avendo udito la voce del Signore Dio che passeggiava nel fresco del paradiso al fresco della sera, Adamo con la sua moglie si nascose dal cospetto del Signore Dio in mezzo agli alberi del paradiso. E il Signore Dio chiamò Adamo e gli disse: &#8220;Dove sei?&#8221; Ed egli rispose: &#8220;Ho sentito nel paradiso la tua voce, ed avendo paura, perché nudo, mi son nascosto&#8221;. E Dio gli disse: &#8220;Chi ti ha fatto conoscere d&#8217;essere nudo, se non l&#8217;aver mangiato il frutto del quale ti avevo comandato di non mangiare?&#8221;. Adamo rispose: &#8220;La donna che mi desti per compagna mi ha dato il frutto e io ne ho mangiato&#8221;. E il Signore Dio disse alla donna: &#8220;Perché hai fatto questo?&#8221;. Ed essa rispose: &#8220;Il serpente mi ha sedotta, ed io ne ho mangiato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora il Signore Dio disse al serpente: &#8220;Perché hai fatto questo, sei maledetto fra tutti gli animali e le bestie della terra, tu striscerai sul tuo ventre e mangerai terra tutti i giorni della tua vita. Ed io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua progenie e la progenie di lei; essa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno&#8221;. E alla donna disse: &#8220;Io moltiplicherò i tuoi affanni e le tue gravidanze: con dolore partorirai i tuoi figlioli, sarai sotto la potestà del marito, ed egli ti dominerà&#8221;. Ad Adamo poi disse: &#8220;Perché hai dato ascolto alla voce della tua moglie, ed hai mangiato del frutto del quale io t&#8217;avevo comandato di non mangiare, la terra è maledetta per causa tua, con fatica ne trarrai il nutrimento per tutti i giorni della tua vita. Essa ti produrrà triboli e spine, e tu mangerai l&#8217;erba dei campi. Col sudore della tua fronte mangerai il pane, finché non tornerai nella terra dalla quale fosti tratto; perché tu sei polvere, e in polvere ritornerai&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la terribile pagina della storia umana, che sola può spiegare la condizione attuale dell&#8217;uomo sulla terra e per mezzo della quale noi impariamo come comportarci con Dio. Ne faremo l&#8217;oggetto principale delle nostre riflessioni nei prossimi giorni. Frattanto veniamo alla spiegazione della Liturgia odierna.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Messa</h2>
<p style="text-align: justify;">La Stazione è, a Roma, in S. Lorenzo fuori le Mura.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli antichi liturgisti notavano la relazione esistente fra il giusto Abele, il cui sangue sparso dal fratello forma l&#8217;oggetto d&#8217;un Responsorio dell&#8217;odierno Mattutino, e il Martire sulla tomba del quale la Chiesa Romana apre la Settuagesima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EPISTOLA (1Cor 9,24-27; 10,1-15)</strong>. &#8211; Fratelli: Non sapete che nelle corse dello stadio corrono sì tutti, ma uno solo ottiene il premio? Anche voi correte in modo da ottenerlo. Tutti i lottatori si sottopongono a ogni sorta di astinenze, e lo fanno per una corona corruttibile; ma noi lo facciamo per ottenere una corona eterna. Io poi corro in questa maniera e non come a caso: così combatto, non come chi batte l&#8217;aria: ma tratto duramente il mio corpo e lo costringo a servire, affinché dopo aver predicato agli altri, non diventi reprobo io stesso. Non voglio lasciarvi ignorare, o fratelli, che i padri nostri furono tutti sotto la nuvola, e tutti attraversarono il mare, e tutti furon battezzati per Mosè nella nube e nel mare, e tutti mangiarono dello stesso cibo spirituale, e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale (bevevano alla pietra spirituale che li accompagnava, e questa pietra era Cristo). Ma non in gran numero di essi Dio si compiacque.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>Coraggio e generosità</em></h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;energica parola dell&#8217;Apostolo raddoppia la nostra emozione al pensiero dei grandi eventi che si collegano a questo giorno. Il mondo è un&#8217;arena dove tutti dobbiamo correre; ma il premio sarà di coloro che corrono agili e liberi. Guardiamoci quindi da tutto ciò che potrebbe ritardare la nostra corsa e farci perdere la corona. Non illudiamoci: non v&#8217;è nessuna sicurezza per noi, finché non saremo arrivati al termine. È stata forse la nostra conversione più sincera di quella di san Paolo, e le nostre opere più sante e meritorie delle sue? Tuttavia egli confessa che non s&#8217;è spento nel suo cuore il timore di divenire reprobo per cui castiga il suo corpo e lo tiene schiavo.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato attuale l&#8217;uomo non ha più quella retta volontà di Adamo prima del peccato, che del resto ne seppe usare così male: una tendenza fatale ci trascina verso l&#8217;abisso, al punto che possiamo conservare l&#8217;equilibrio solo sacrificando il corpo allo spirito. Sembra, questa una dottrina dura ai più, tanto che molti non giungeranno al traguardo, né potranno aver parte alla ricompensa loro destinata. Come gli Israeliti di cui parlava l&#8217;Apostolo, essi meriteranno d&#8217;essere seppelliti nel deserto e non vedranno mai più la terra promessa. Eppure s&#8217;erano realizzate sotto i loro occhi le stesse meraviglie di cui furono testimoni Giosuè e Caleb; ma non esiste rimedio che possa guarire l&#8217;indurimento d&#8217;un cuore che si ostina a riporre ogni speranza nelle cose presenti, come non si rivelassero ad ogni momento vane e pericolose.</p>
<p style="text-align: justify;">Se invece il nostro cuore confida in Dio e si conforta pensando che non mancherà il suo aiuto a chi l&#8217;implora, non s&#8217;arresterà mai la corsa del nostro pellegrinaggio e giungeremo felicemente alla mèta. Gli occhi del Signore sono sempre rivolti a chi lavora e soffre (Dal Graduale della Messa).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VANGELO (Mt 20,1-16).</strong> &#8211; In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: È simile il regno dei cieli a un padrone che allo spuntar del giorno uscì a prendere ad opera dei lavoratori per la sua vigna. E pattuito coi lavoratori un denaro al giorno, li mandò alla sua vigna. Ed uscito verso l&#8217;ora terza, vide altri stare sulla piazza sfaccendati, e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna e vi darò quel che sarà giusto. E quelli andarono. Di nuovo uscì verso l&#8217;ora sesta e nona, e fece lo stesso. Uscito poi verso l&#8217;undecima, trova altri sfaccendati, e dice loro: Perché vene state tutto il giorno qui senza far nulla? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli a loro: Andate anche voi nella mia vigna. Venuta poi la sera, il padrone della vigna dice al suo fattore: Chiama i lavoratori e paga loro la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi. Essendo dunque venuti quelli dell&#8217;undecima ora, ebbero un denaro per uno. Venuti poi anche i primi, pensavano di ricevere di più: ma ebbero anch&#8217;essi un denaro per uno. E, presolo, mormoravano contro il padrone, dicendo: Questi ultimi han fatto un&#8217;ora sola, e li hai trattati come noi che abbiamo portato il peso della giornata e il caldo. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto: non hai pattuito con me per un denaro? Piglia il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest&#8217;ultimo quanto a te. E non posso fare del mio quel che voglio? È forse maligno il tuo occhio perché io son buono? Così gli ultimi saranno i primi, e i primi gli ultimi. E molti sono i chiamati, pochi gli eletti.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em>La chiamata delle nazioni</em></h2>
<p style="text-align: justify;">Notiamo la grande importanza di cogliere il senso giusto di questo brano evangelico e valutarne i motivi per cui la Chiesa ce lo propone in questo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzitutto consideriamo le circostanze nelle quali il Salvatore pronuncia tale parabola e il fine istruttivo che in essa ci viene esplicitamente dichiarato. Si tratta di avvertire i Giudei che s&#8217;avvicina la fine della loro legge, la quale deve lasciare il posto alla legge cristiana, e di disporli ad accogliere favorevolmente l&#8217;idea che i Gentili saranno chiamati a stringere alleanza con Dio. Difatti la vigna di cui si parla è la Chiesa, nei suoi differenti aspetti, dall&#8217;inizio del mondo fino al giorno in cui il Signore s&#8217;abbassò a venire in mezzo agli uomini e costituì, in una forma visibile e permanente, la società dei credenti in lui. L&#8217;alba di questo mondo era durata da Adamo fino a Noè; l&#8217;ora terza si estese da Noè ad Abramo; l&#8217;ora sesta cominciò da Abramo e giunse fino a Mosè; l&#8217;ora nona fu l&#8217;epoca dei Profeti, fino all&#8217;avvento del Signore. Finalmente l&#8217;ora undecima, quando cioè il mondo sembrava volgere alla completa rovina, apparve il Messia. Le più grandi misericordie furono riservate a questa ultima età, nella quale la sua salvezza doveva estendersi ai Gentili per mezzo della predicazione degli Apostoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Con quest&#8217;ultimo mistero Gesù vuol confondere la superbia dei Giudei e far notare l&#8217;invidia dei Farisei e dei Dottori della Legge vedendo estendersi, fino alle nazioni pagane, l&#8217;adorazione del Padre: il che apparve chiaramente dalle rimostranze egoistiche degli operai invitati per primi, al Padre di famiglia. Ma la loro ostinazione sarà debitamente punita, perché Israele che lavorava prima di noi sarà riprovato per la durezza del suo cuore, e noi Gentili ch&#8217;eravamo gli ultimi, diventeremo i primi figli del Padre, perché saremo membri della Chiesa Cattolica, Sposa del Figlio di Dio.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La vocazione d&#8217;ogni uomo</h2>
<p style="text-align: justify;">Questa è l&#8217;interpretazione che fanno della parabola i santi Padri, specialmente sant&#8217;Agostino e san Gregorio Magno. Ma l&#8217;insegnamento del Salvatore contiene senza dubbio un altro importante significato, non meno sottolineato dall&#8217;autorità dei due santi Dottori, e consiste nella chiamata che Dio rivolge a ciascuno di noi per invitarci a meritare il Regno eterno con la fatiche di questa vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mattino fu la nostra infanzia. L&#8217;ora terza, secondo il costume antico di contare, è quella della prima ascesa del sole verso il cielo, cioè l&#8217;età della giovinezza. L&#8217;ora sesta, mezzogiorno, è l&#8217;età virile. Finalmente l&#8217;undecima, che precede di pochi istanti il tramonto, è la vecchiaia. Il Padre di famiglia chiama operai a tutte le ore, ed essi devono rispondere non appena odono la sua voce; non è lecito ai primi chiamati attardarsi al lavoro, col pretesto che ci andranno a una seconda chiamata del Padrone: chi li assicura che vivranno fino all&#8217;ultima ora? quando sarà l&#8217;ora terza, può uno presumere di arrivare anche alla sesta ora? Il Signore chiamerà alle ultime ore di lavoro i superstiti di questo mondo; ma non s&#8217;è mai impegnato a rinnovare l&#8217;invito a chi una volta lo rifiutò.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Preghiamo</h2>
<p style="text-align: justify;">Esaudisci, Signore, le preghiere del tuo popolo e fa&#8217; che noi giustamente afflitti per i nostri peccati, siamo misericordiosamente liberati a gloria del tuo nome.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><em>da: dom Prosper Guéranger, </em>L&#8217;anno liturgico<em>. &#8211; I. </em>Avvento &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione<em>, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, pp. 427-431</em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><strong><a title="Domenica di Sexagesima, da l’Anno Liturgico di Dom Prosper Guerangér" href="http://www.familiachristi.org/domenica-sexagesima-dom-gueranger/" target="_blank">Commento e spiegazione della domenica di Sexuagesima tratti da &#8220;L&#8217;anno liturgico&#8221; di Dom Prosper Guéranger</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a title="Domenica di Quinquagesima, da l’Anno Liturgico di Dom Prosper Guerangér" href="http://www.familiachristi.org/quinquagesima-anno-liturgico-dom-prosper-gueranger/" target="_blank">Commento e spiegazione della domenica di Quinquagesima tratti da &#8220;L&#8217;anno liturgico&#8221; di Dom Prosper Guéranger</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Pratica del tempo di Natale: di Dom Prosper Guéranger</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2014 13:06:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dom Prosper Guéranger]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Capitolo Terzo Pratica del tempo di Natale Imitare la Chiesa È giunto il momento in cui l&#8217;anima fedele sta per raccogliere il frutto degli sforzi che ha compiuti durante il periodo laborioso dell&#8217;Avvento, per preparare una dimora al Figlio di Dio che vuol nascere in essa. Il giorno delle nozze dell&#8217;Agnello è giunto, la Sposa [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Capitolo Terzo</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;">Pratica del tempo di Natale</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Imitare la Chiesa</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2014/12/messa-pastori-aurora-11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1479" src="http://www.familiachristi.org/wp-content/uploads/2014/12/messa-pastori-aurora-11-300x199.jpg" alt="messa-pastori-aurora (11)" width="300" height="199" /></a>È giunto il momento in cui l&#8217;anima fedele sta per raccogliere il frutto degli sforzi che ha compiuti durante il periodo laborioso dell&#8217;<a title="Avvento" href="http://www.familiachristi.org/tag/avvento/" target="_blank">Avvento</a>, per preparare una dimora al Figlio di Dio che vuol nascere in essa. <strong>Il giorno delle nozze dell&#8217;Agnello è giunto</strong>, la Sposa si è preparata (Ap 19,7). Ora, la Sposa è la santa Chiesa; la Sposa è ogni anima fedele. L&#8217;inesauribile Signore si dà completamente e con particolare tenerezza, a tutto il suo gregge e a ciascuna delle pecorelle del gregge. Quali abiti vestiremo per andare incontro allo Sposo? Quali perle, quali gioielli adorneranno le anime nostre in questo fortunato incontro? La Santa Chiesa <strong>nella Liturgia</strong>, ci istruisce a questo riguardo; e non possiamo far di meglio che imitarla in tutto, poiché essa è sempre accetta, ed essendo la Madre nostra, dobbiamo ascoltarla sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prima di parlare della mistica Venuta del Verbo nelle anime, prima di narrare i segreti di questa sublime familiarità del Creatore e delle creature, indichiamo innanzitutto, con la Chiesa, gli omaggi che la natura umana e ciascuna delle nostre anime deve offrire al divino Bambino che il cielo ci ha dato come una benefica rugiada. Durante l&#8217;Avvento, ci siamo uniti ai santi dell&#8217;Antica Alleanza per implorare la venuta del Messia Redentore; ora che egli è disceso, consideriamo quali omaggi sia giusto offrirgli.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Adorazione</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa, in questo sacro tempo, offre al Dio Bambino il tributo delle sue profonde adorazioni, i trasporti delle sue gioie ineffabili, l&#8217;omaggio d&#8217;una riconoscenza senza limiti, la tenerezza d&#8217;un amore che non ha l&#8217;uguale. I quali sentimenti &#8211; adorazione, gioia, riconoscenza e amore &#8211; formano anche l&#8217;insieme degli omaggi che ogni anima fedele deve offrire all&#8217;Emmanuele nella sua culla. Le preghiere della Liturgia ne daranno l&#8217;espressione più pura e più completa; ma penetriamo la natura di questi sentimenti onde meglio concepirli e appropriarci ancor più intimamente la forma sotto la quale la santa Chiesa li esprime.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo dovere da compiere presso la culla del Salvatore è quello dell&#8217;<strong>adorazione</strong>. L&#8217;adorazione è il primo atto di religione; ma si può dire che, nel mistero della Natività, tutto sembra contribuire a rendere questo dovere ancora più santo. In cielo, gli Angeli si velano il volto e si annientano davanti al trono di Dio; i ventiquattro seniori abbassano continuamente i loro diademi dinanzi alla maestà dell&#8217;Agnello: che faremo noi peccatori, indegne membra della tribù riscattata, quando Dio stesso si presenta a noi umiliato e annientato per noi? Quando, per il più sublime rovesciamento, i doveri della creatura verso il Creatore sono adempiuti dal Creatore stesso? Quando il Dio eterno s&#8217;inchina, non più solo davanti alla maestà infinita, ma dinanzi all&#8217;uomo peccatore?</p>
<p style="text-align: justify;">È dunque giusto che alla vista di sì meraviglioso spettacolo ci sforziamo di offrire, con le nostre profonde adorazioni, al Dio che si umilia per noi, almeno qualcosa di quanto il suo amore per l&#8217;uomo e la sua fedeltà alle disposizioni del Padre gli sottrae. È necessario che sulla terra imitiamo, per quanto ci è possibile, i sentimenti degli angeli nel cielo, e non ci accostiamo al divino Bambino senza presentargli innanzitutto l&#8217;incenso d&#8217;una adorazione sincera, la protesta della nostra dipendenza, e infine l&#8217;omaggio di annientamento .dovuto a quella Maestà infinita, tanto più degna del nostro rispetto in quanto è per noi stessi che si umilia. Guai dunque a noi se, resi troppo familiari dalla apparente debolezza del divino Bambino, dalla dolcezza stessa delle sue carezze, pensiamo di poter tralasciare qualcosa di questo primo e più importante dovere, e dimenticare per un momento ciò che è lui e ciò che siamo noi!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esempio della purissima Maria servirà potentemente a mantenere in noi l&#8217;umiltà. Maria davanti a Dio fu umile prima di essere Madre; divenuta Madre, diviene ancora più umile davanti al suo Dio e al suo Figlio. Noi dunque, vili creature, peccatori mille volte graziati, adoriamo con tutte le nostre forze Colui che da tanta altezza, discende fino alla nostra bassezza e sforziamoci di indennizzarlo, con il nostro abbassamento, della sua mangiatoia, delle sue fasce, dell&#8217;eclissi della sua gloria. Tuttavia, cercheremo invano di scendere fino al livello della sua umiltà; bisognerebbe essere Dio per raggiungere le umiliazioni di Dio.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>La Gioia</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">La santa Chiesa non si limita ad offrire al Dio Bambino il tributo delle sue profonde adorazioni; il mistero dell&#8217;Emmanuele, del Dio con noi, è per essa la fonte di una ineffabile gioia. Il rispetto dovuto a Dio si concilia mirabilmente, nei suoi sublimi cantici, con la gioia che hanno raccomandata gli Angeli. Si compiace di imitare la letizia dei pastori che vennero solleciti ed esultanti a Betlemme (Lc 2,16), e anche la gioia dei Magi quando, nell&#8217;uscire da Gerusalemme; videro nuovamente la stella (Mt 2,10). Da ciò deriva che tutta la cristianità, avendolo compreso, celebra la Nascita divina con canti lieti e popolari, conosciuti sotto il nome di Pastorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Uniamoci, o cristiani, a questa gioia esultante; non è più tempo di sospirare, ne di versare lacrime: Ecco ci è nato un pargolo (Is 9,6). Colui che aspettavamo è finalmente venuto, ed è venuto per abitare con noi. Quanto è stata lunga l&#8217;attesa, tanto inebriante è la felicità del possesso. Verrà presto il giorno in cui il Bambino che oggi nasce, diventato uomo, sarà l&#8217;uomo dei dolori. Allora patiremo can lui; ora bisogna che godiamo della sua venuta, e cantiamo presso la sua culla con gli Angeli. Questi quaranta giorni passeranno presto; accettiamo a cuore aperto la gioia che ci viene dall&#8217;alto come un dono celeste. La divina Sapienza ci insegna che il cuore del giusto è in continua festa (Prov 15,16) perché in esso vi è la Pace: ora, in questi giorni ci è arrecata sulla terra la Pace, la Pace agli uomini di buona volontà.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La Riconoscenza</h3>
<p style="text-align: justify;">A questa mistica e deliziosa gioia viene ad unirsi quasi di per sé il sentimento della riconoscenza verso Colui che, senza essere fermato dalla nostra indegnità né trattenuto dai riguardi dovuti alla suprema Maestà, ha voluto scegliersi una madre tra le figlie degli uomini, una culla in una stalla: tanto aveva a cuore di affrettare l&#8217;opera della nostra salvezza, di evitare tutto ciò che potesse ispirarci qualche timore o qualche timidità nei suoi riguardi, di incoraggiarci con il suo divino esempio nella via dell&#8217;umiltà in cui è necessario che camminiamo per risalire al cielo donde il nostro orgoglio ci ha fatti cadere.</p>
<p style="text-align: justify;">Riceviamo dunque con cuore commosso questo dono prezioso d&#8217;un Bambino liberatore. È il Figlio unigenito del Padre, di quel Padre che ha tanto amato il mondo da sacrificare il proprio Figlio (Gv 3,16); è quello stesso Figlio unigenito che ratifica pienamente la volontà del Padre suo, e che viene a offrirsi per noi perché vuole (Is 53,7). Forse che nel darcelo &#8211; dice l&#8217;Apostolo &#8211; il Padre non ci ha dato tutto con lui? (Rm 8,32). O dono inestimabile! Quale gratitudine potremmo offrire noi che possa uguagliare tanto beneficio, quando, dal profondo della nostra miseria, siamo incapaci di apprezzarne perfino il valore? Dio solo e il divino Bambino che dalla culla ne custodisce il segreto, sa quello che ci dona in questo mistero.</p>
<h3 style="text-align: justify;">L&#8217;amore</h3>
<p style="text-align: justify;">Ma, se la riconoscenza è sproporzionata al beneficio, chi dunque soddisfarà il debito? L&#8217;amore soltanto potrà farlo, poiché, per quanto finito, almeno non si misura e può crescere sempre. Perciò la santa Chiesa, davanti alla mangiatoia, dopo aver adorato, ringraziato, si sente presa da una indicibile tenerezza e dice: Come sei bello, o mio diletto! (Ct 1,15). Quanto è dolce alla mia vista il tuo sorgere, o divino Sole di giustizia! Quanto il tuo calore è vivificante per il mio cuore! Come è sicuro il tuo trionfo sulla mia anima, poiché tu l&#8217;attacchi con le armi della debolezza, dell&#8217;umiltà e dell&#8217;infanzia! Tutte le parole si cambiano in parole d&#8217;amore; e l&#8217;adorazione, la lode, il ringraziamento non sono nei suoi Cantici che l&#8217;espressione cangiante e intima dell&#8217;amore che trasforma tutti i suoi sentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche noi, o cristiani, seguiamo la Chiesa Madre nostra, e portiamo i nostri cuori all&#8217;Emmanuele! I Pastori gli offrono la loro semplicità, i Magi gli portano ricchi doni; gli uni e gli altri ci insegnano che nessuno deve comparire davanti al divino Bambino senza offrirgli un dono degno di lui. Ora, teniamolo bene presente: egli disdegna ogni altro tesoro fuorché quello che è venuto a cercare. L&#8217;amore lo fa discendere dal cielo; commiseriamo il cuore che non gli restituisce l&#8217;amore!</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono dunque gli omaggi che le anime nostre debbono presentare a Gesù Cristo in questa prima Venuta in cui egli viene nella carne e nell&#8217;infermità &#8211; come dice san Bernardo &#8211; non per giudicare il mondo ma per salvarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto riguarda la Venuta nella gloria e nella maestà terribile dell&#8217;ultimo giorno, l&#8217;abbiamo meditato abbastanza durante le settimane dell&#8217;Avvento. Il timore dell&#8217;ira futura avrebbe dovuto risvegliare i nostri cuori dal sonno in cui giacevano e prepararli nell&#8217;umiltà a ricevere la visita del Salvatore in questa Venuta intermedia che si compie segretamente nell&#8217;intimo delle anime, e di cui ci resta ancora da narrare l&#8217;ineffabile mistero.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La Vita illuminativa</h3>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo mostrato altrove come il tempo dell&#8217;Avvento appartenga a quel periodo della vita spirituale che la Teologia Mistica designa con il nome di Vita purgativa, e durante la quale l&#8217;anima si di stacca dal peccato e dai legami del peccato, per il timore dei giudizi di Dio, mediante la mortificazione e la lotta corpo a corpo contro la concupiscenza. Noi supponiamo dunque che ogni anima fedele abbia attraversato questa valle d&#8217;amarezza, per essere ammessa al banchetto a cui la Chiesa, per bocca del Profeta Isaia, convoca tutti i popoli nel nome del Signore, nel giorno in cui si deve cantare: Ecco il nostro Dio: l&#8217;abbiamo aspettato, ed egli viene finalmente a salvarci; abbiamo sopportato il suo ritardo; esultiamo di gioia nella salvezza che egli ci arreca (Sabato della seconda settimana di Avvento). È anche giusto dire che, come vi sono nella casa del Padre celeste parecchie dimore (Gv 14,2), così in questa grande solennità, la Chiesa vede tra la moltitudine dei suoi figli che si stringono in questi giorni alla tavola dove si distribuisce il Pane di vita, una grande varietà di sentimenti e di disposizioni. Gli uni erano morti alla grazia, e i soccorsi del sacro tempo dell&#8217;Avvento li hanno fatti rivivere; gli altri, che già vivevano, hanno con i loro sospiri ravvivato il proprio amore, e l&#8217;entrata in Betlemme è stata per essi come un rinnovamento della vita divina.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, ogni anima introdotta in Betlemme, cioè nella Casa del Pane unita a Colui che è la Luce del mondo (Gv 14,2), non cammina più nelle tenebre. Il mistero di Natale è un mistero di illuminazione, e la grazia che produce nell&#8217;anima nostra la stabilisce, se essa è fedele, in quel secondo stato della vita mistica che è chiamato Vita illuminativa. D&#8217;ora in poi non abbiamo più da affliggerci nell&#8217;attesa del Signore; egli è venuto, ci ha illuminati, e la sua luce non si spegne più. Deve anzi crescere man mano che l&#8217;Anno Liturgico si svilupperà. Che possiamo riflettere il più fedelmente possibile nelle anime nostre il progresso di questa luce, e pervenire con il suo aiuto al bene dell&#8217;unione divina che corona insieme l&#8217;Anno Liturgico e l&#8217;anima santificata da esso!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nel mistero di Natale e dei quaranta giorni della Nascita, la luce è ancora proporzionata alla nostra debolezza. È senza dubbio il Verbo, la Sapienza del Padre, che ci si propone a conoscere e ad imitare; ma questo Verbo, questa Sapienza appaiono sotto le sembianze dell&#8217;infanzia. Nulla dunque ci impedisca di avvicinarci. Non è un trono, ma una culla; non è un palazzo, ma una stalla; non si tratta ancora di fatiche, di sudori, di croce e di sepolcro; meno ancora di gloria e di trionfo; non si tratta che di dolcezza, di silenzio e di semplicità. Avvicinatevi dunque &#8211; ci dice il Salmista &#8211; e sarete illuminati (Sal 33,6).</p>
<p style="text-align: justify;">Chi potrebbe degnamente narrare il mistero dell&#8217;infanzia di Cristo nelle anime, e dell&#8217;infanzia delle anime in Cristo? Questo duplice mistero che si compie in questo sacro tempo è stato reso meravigliosamente da san Leone nel suo sesto Sermone sulla Natività del Salvatore, quando dice: &#8220;Benché l&#8217;infanzia che la maestà del Figlio di Dio non ha disdegnata abbia successivamente lasciato il posto all&#8217;età dell&#8217;uomo perfetto, e dopo il trionfo della Passione e della Risurrezione, tutto il seguito degli atti dell&#8217;umiltà di cui il Verbo si era rivestito per noi sia per sempre compiuta, la presente solennità rinnova per noi la Nascita di Gesù dalla vergine Maria; e adorando la nascita del nostro Salvatore, è la nostra stessa origine che noi celebriamo. Infatti, la generazione temporale di Cristo è la fonte del popolo, cristiano, e la nascita del Capo è insieme quella del corpo. Senza dubbio, ognuno dei chiamati ha il proprio posto, e i figli della Chiesa sono distinti gli uni dagli altri per la successione dei tempi; tuttavia l&#8217;insieme dei fedeli, uscito dal fonte battesimale, come è crocifisso con Cristo nella sua Passione, risuscitato nella sua Risurrezione, messo alla destra del Padre nella sua Ascensione, è anche generato con lui in questa Natività. Ogni uomo, in qualunque parte del mondo dei credenti abiti, è rigenerato in Cristo; la vecchiaia della sua prima generazione è troncata; egli rinasce in un uomo nuovo, e d&#8217;ora in poi non si trova più nella filiazione del proprio padre secondo la carne, ma nella natura stessa di quel Salvatore che si è fatto Figlio dell&#8217;uomo, affinché possiamo diventare figli di Dio&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La nuova Natività</h3>
<p style="text-align: justify;">Eccolo, il mistero di Natale! È appunto questo che ci dice il Discepolo prediletto nel Vangelo che la Chiesa ci fa leggere alla terza Messa di questa grande festa. A quelli che l&#8217;hanno voluto ricevere, ha concesso di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo Nome, che non sono nati dal sangue ne dalla volontà dell&#8217;uomo, ma da Dio. Dunque, tutti quelli che dopo aver purificato la propria anima, dopo essersi liberati dalla servitù della carne e del sangue, dopo aver rinunciato a tutto ciò che conservano dell&#8217;uomo peccatore, vogliono aprire il proprio cuore al Verbo divino, a questa LUCE che risplende nelle tenebre e che le tenebre non hanno compresa, tutti questi nascono con Gesù il Cristo, nascono da Dio; cominciano una vita nuova, come il Figlio stesso di Dio in questo mistero.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto sono belli questi preludi della vita cristiana! Quanto è grande la gloria di Betlemme, cioè della santa Chiesa, la vera Casa del Pane, in seno alla quale in questi giorni, su tutte le terre si produce una così immensa moltitudine di figli di Dio! O perpetuità dei nostri Misteri che nulla esaurisce! L&#8217;Agnello immolato fin dall&#8217;inizio del mondo si immola per sempre dal tempo della sua immolazione reale; ed ecco che, nato una volta della Vergine Maria, trova la sua gloria nel rinascere continuamente nelle anime. E non pensiamo che l&#8217;onore della Maternità divina ne sia diminuito, come se ciascuna delle nostre anime raggiungesse d&#8217;ora in poi la dignità di Maria. &#8220;Lungi da ciò &#8211; ci dice il Venerabile Beda nel suo commento a san Luca &#8211; bisogna che alziamo la voce di mezzo alla folla, come quella donna del Vangelo che raffigura la Chiesa cattolica, e diciamo al Salvatore: Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che ti hanno allattato!&#8221;. Prerogativa incomunicabile, infatti, e che stabilisce per sempre Maria Madre di Dio e Madre del genere umano. Ma non è detto con ciò che dobbiamo dimenticare la risposta che il Salvatore diede alla donna di cui parla san Luca: Più beati ancora &#8211; egli dice &#8211; quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica! (Lc 11,28).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Con questa sentenza &#8211; continua il Venerabile Beda &#8211; Cristo dichiara beata non più soltanto colei che ebbe il favore di generare corporalmente il Verbo di Dio, ma anche tutti coloro che si impegneranno a concepire spiritualmente quello stesso Verbo mediante l&#8217;obbedienza della fede, e che, praticando le opere buone, lo genereranno nel proprio cuore e in quello dei fratelli, e ve lo nutriranno con cura materna. Se dunque la Madre di Dio è chiamata giustamente beata perché è stata il ministro dell&#8217;Incarnazione del Verbo nel tempo, quanto più è beata per essere rimasta sempre nel suo amore!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è forse la stessa dottrina che ci propone il Salvatore in un&#8217;altra circostanza, quando dice: Colui che farà la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è mio fratello, mia sorella e mia madre? (Mt 12,50). E perché l&#8217;Angelo fu inviato a Maria in preferenza che a tutte le altre figlie d&#8217;Israele, se non perché essa aveva già concepito il Verbo divino nel proprio cuore, mediante l&#8217;integrità del suo amore, la grandezza della sua umiltà, l&#8217;incomparabile merito della sua verginità? E ancora, quale è la causa dello splendore di santità che riluce nella Madre di Dio fin nell&#8217;eternità, se non il fatto che la benedetta fra tutte le donne avendo una volta concepito e partorito secondo la carne il Figlio di Dio, lo concepisce e lo partorisce per sempre secondo lo spirito, mediante la sua fedeltà a tutti i voleri del Padre celeste, il suo amore per la luce increata del Verbo divino, la sua unione con lo Spirito di santificazione che abita in lei?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nessuno nella stirpe umana è privato dell&#8217;onore di seguire Maria, benché da lontano, nella prerogativa di questa maternità spirituale, ora che l&#8217;augusta Vergine ha adempiuto il glorioso compito di aprirci la strada con il parto temporale che celebriamo, e che è stato per il mondo l&#8217;iniziazione ai misteri di Dio. Nelle settimane dell&#8217;Avvento, abbiamo dovuto preparare le vie del Signore; ormai dobbiamo averlo concepito nelle nostre anime; affrettiamoci a darlo alla luce nelle opere, affinché il Padre celeste, non vedendo più noi stessi in noi, ma soltanto il suo Verbo che crescerà in noi, possa dire di noi, nella sua misericordia, come disse una volta nella sua verità: Questi è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto (Mt 3,17).</p>
<p style="text-align: justify;">A tale uopo, prestiamo orecchio alla dottrina del serafico san Bonaventura, che ci dimostra eloquentemente come si operi nelle nostre anime la nascita di Gesù Cristo. &#8220;Questa lieta nascita ha luogo &#8211; dice il santo Dottore in una Esortazione per la festa di Natale &#8211; quando l&#8217;anima, preparata da una lunga meditazione, passa infine all&#8217;azione; quando, sottomessa la carne allo spirito, sopraggiunge a sua volta l&#8217;opera buona: allora rinascono nell&#8217;anima la pace e la gioia interiore. In questa natività, non vi sono né lamenti, né doglie, né lacrime; tutto è ammirazione, esultanza e gloria. Ma se questo partorire ti aggrada, o anima devota, pensa ad essere Maria. Ora, questo nome significa amarezza: piangi amaramente i tuoi peccati; significa ancora illuminatrice: diventa risplendente di virtù; significa infine padrona: sappi dominare le passioni della carne. Allora Cristo nascerà in te, senza doglie e senza fatica. È allora che l&#8217;anima conosce e gusta quanto è dolce il Signore Gesù. Essa prova tale dolcezza quando, con sante meditazioni, nutre il Figlio divino; quando lo bagna delle sue lacrime; quando lo avvolge dei suoi casti desideri; quando lo stringe negli abbracci d&#8217;una santa tenerezza; quando lo riscalda nel più intimo del suo cuore. O beata mangiatoia di Betlemme, in te trovo il Re di gloria; ma più beato di te è il cuore pio che racchiude spiritualmente Colui che tu hai potuto contenere solo corporalmente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, per passare così dalla concezione del Verbo alla sua nascita nelle nostre anime, in una parola per passare dall&#8217;Avvento al Tempo di Natale, bisogna che teniamo continuamente gli occhi del cuore su colui che vuoi nascere in noi, e nel quale rinasce la natura umana. Dobbiamo mostrarci gelosi di riprodurre i suoi tratti nella nostra debole e lontana imitazione, tanto più che, secondo l&#8217;Apostolo, è l&#8217;immagine del Figlio suo che il Padre celeste cercherà in noi, quando si tratterà di dichiararci capaci della divina predestinazione (Rm 8,29).</p>
<p style="text-align: justify;">Ascoltiamo dunque la voce degli Angeli, e portiamoci fino a Betlemme. Ecco il vostro segno &#8211; ci vien detto: &#8211; troverete un bambino avvolto nelle fasce e posto in una mangiatoia (Lc 2,12). Dunque, o cristiani, bisogna che diventiate bambini; bisogna che conosciate di nuovo le fasce dell&#8217;infanzia; bisogna che scendiate dalla vostra altezza, e veniate presso il Salvatore disceso dal cielo, per nascondervi nell&#8217;umiltà della mangiatoia. Così, comincerete con lui una nuova vita; così la luce, che va sempre crescendo fino al giorno perfetto (Prov 4,18), vi illuminerà senza mai più lasciarvi; e, cominciando col vedere Dio in questo splendore nascente che lascia ancora il posto alla fede, vi preparerete per la felicità di quella unione che non e più soltanto luce, ma la pienezza e il riposo dell&#8217;amore.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La Conversione</h3>
<p style="text-align: justify;">Fin qui abbiamo parlato per le membra vive della Chiesa; abbiamo avuto di mira quelli che sono venuti al Signore nel sacro periodo dell&#8217;Avvento, e quelli che, viventi per la grazia dello Spirito Santo, quando finisce l&#8217;Anno Liturgico, hanno cominciato il nuovo nell&#8217;attesa e nella preparazione e si dispongono a rinascere con il Sole divino; ma non dobbiamo dimenticare quei nostri fratelli che hanno voluto morire; e che ne l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;Emmanuele né l&#8217;attesa universale hanno potuto risvegliare dai loro sepolcri. Dobbiamo annunciare anche a loro, nella morte volontaria, ma guaribile da essi voluta, che la benignità e la misericordia del nostro Dio Salvatore sono apparse al mondo (Tit 3,4). Se dunque il nostro libro capitasse per caso fra le mani di qualcuno di coloro che, sollecitati ad arrendersi all&#8217;onnipotente Bambino, non l&#8217;avessero ancora fatto, e che, invece di tendere verso di lui nelle settimane che sono appena trascorse avessero passato quel santo periodo nel peccato e nella indifferenza, vorremmo ricordar loro l&#8217;antica pratica della Chiesa, attestata dal canone 15 del Concilio di Agda (506), nel quale è imposto a tutti i fedeli l&#8217;obbligo di accostarsi alla divina Eucaristia nella festa di Natale, come in quelle di Pasqua e di Pentecoste, sotto pena di non essere più considerati cattolici. Vorremmo descrivere loro il gaudio della Chiesa che in tutto il mondo, malgrado il raffreddamento della carità, vede ancora in quei giorni innumerevoli fedeli celebrare la Nascita dell&#8217;Agnello che toglie i peccati del mondo, con la partecipazione reale al suo corpo e al suo sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiatelo, dunque, o peccatori: la festa di Natale è una festa di grazia e di misericordia, nella quale il giusto e l&#8217;ingiusto si trovano riuniti alla stessa tavola. Per la nascita del Figlio suo, il Padre celeste ha voluto accordare la grazia a molti colpevoli; e vuole anche non escludere dal perdono se non quelli che si ostinassero ancora a rifiutare la misericordia. Così e non altrimenti, deve essere celebrata la venuta dell&#8217;Emmanuele.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, queste parole d&#8217;invito, non le diciamo di nostro arbitrio e avventatamente; ma nel nome della Chiesa stessa, che vi invita ad iniziare l&#8217;edificio della vostra vita nuova, nel giorno in cui il Figlio di Dio apre il corso della sua vita umana. Le prendiamo da un grande e santo Vescovo del medioevo, il pio Rabano Mauro, che in una sua Omelia, sulla nascita del Salvatore, non esitava ad invitare i peccatori perché, vanissero ad assidersi a fianco dei giusti, nella beata Stalla in cui gli animali privi di ragione seppero riconoscere il loro Padrone.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Vi supplico, diletti Fratelli &#8211; diceva &#8211; ricevete di buon cuore le parole che il Signore mi suggerirà per voi in questo dolcissimo giorno che da la compunzione agli stessi infedeli e ai peccatori, in questo giorno che vede il peccatore implorare il perdono nelle lacrime del pentimento, il prigioniero non disperare più del suo ritorno in patria, il ferito desiderare il proprio rimedio. È questo il giorno in cui nasce l&#8217;Agnello che toglie i peccati del mondo, Cristo Salvatore nostro: natività che è la fonte d&#8217;una gioia deliziosa per colui che ha la coscienza in pace; che ridesta il timore in colui che ha il cuore malato; giorno veramente dolce e pieno di perdono per le anime penitenti. Io ve lo prometto dunque, o figliuoli, e lo dico con sicurezza: a chiunque in questo giorno vorrà pentirsi, e non tornare più al vomito del peccato, tutto ciò che domanderà sarà accordato. Una sola condizione gli sarà imposta: che abbia una fede senza esitazioni, e che non cerchi più i suoi vani piaceri.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, oggi che il peccato del mondo intero è distrutto, come potrebbe il peccatore disperare? In questo giorno in cui nasce il Signore, promettiamo, fratelli carissimi, promettiamo a questo Redentore, e manteniamo le nostre promesse, come è scritto: Venite al Signore Dio vostro, e offritegli i vostri voti. Promettiamo nella pace e nella fiducia; egli saprà darci il modo di mantenere i nostri impegni. Tuttavia, comprendete bene che non si tratta qui di offrire cose periture e terrene. Ognuno di noi deve offrire quello che il Signore ha riscattato in noi, cioè la sua anima. E se mi dite: E come offrirò la mia anima al Signore, che già la tiene in suo potere? Vi risponderò: Offrirete la vostra anima mediante costumi pii, pensieri casti, opere vive, distogliendovi dal male, volgendovi verso il bene, amando Dio e amando il prossimo, usando misericordia perché siamo stati noi stessi miserabili prima di ricevere la misericordia; perdonando a coloro che peccano contro di noi, perché noi stessi siamo stati nel peccato; calpestando l&#8217;orgoglio, perché è appunto l&#8217;orgoglio che perde il primo uomo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Così si esprime la misericordia della santa Chiesa invitando i peccatori al banchetto dell&#8217;Agnello fino a che la sala sia piena (Lc 14,23). La Sposa di Gesù Cristo è nel gaudio per effetto della grazia di rinascita che le concede il Sole divino. Comincia per essa un nuovo anno, e deve essere come tutti gli altri fecondo di fiori e frutti. La Chiesa rinnova la sua giovinezza come quella dell&#8217;aquila; si dispone, a presiedere ancora una volta su questa terra allo sviluppo del Ciclo sacro, e ad effondere di volta in volta sul popolo fedele le grazie di cui il Ciclo costituisce il mezzo. Attualmente, è la conoscenza e l&#8217;amore del Dio bambino che ci vengono offerti; siamo docili a questa prima iniziazione, per meritare di crescere con il Cristo in età e in sapienza, davanti a Dio e davanti agli uomini (ivi 2,52).</p>
<p style="text-align: justify;">Il mistero di Natale è la porta di tutti gli altri; ma appartiene alla terra e non al cielo. &#8220;Noi non possiamo ancora &#8211; dice sant&#8217;Agostino nel suo xi Discorso sulla Nascita del Signore &#8211; non possiamo ancora contemplare lo splendore di Colui che è generato dal Padre prima dell&#8217;aurora (Sal 109,3); visitiamo almeno Colui che è nato da una Vergine nelle ore della notte. Non comprendiamo come il suo nome è prima del sole (Sal 81,17); confessiamo almeno che ha posto il suo tabernacolo in colei che è pura come il sole (Sal 18,6). Non vediamo ancora il Figlio unigenito che abita nel seno del Padre; pensiamo almeno allo Sposo che esce dalla sua camera nuziale (ibid.). Non siamo ancora maturi per il banchetto del Padre nostro; riconosciamo almeno la Mangiatoia di nostro Signore&#8221; (Is 1,3).</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">da: dom Prosper Guéranger, L&#8217;anno liturgico. &#8211; I. Avvento &#8211; Natale &#8211; Quaresima &#8211; Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 102-113</p>
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